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La piattaforma di Google è stata violata, sollevando preoccupazioni sulla sicurezza e sull’affidabilità degli agenti autonomi nell’ambiente di sviluppo
Google ha lanciato Antigravity, una piattaforma di sviluppo "agentica" che promette di automatizzare la programmazione con IA come Gemini 3 Pro. Nonostante l'enorme potenziale è stata hackerata, sollevando seri dubbi sulla sua sicurezza. La comunità è ora divisa tra l'entusiasmo per l'innovazione e la preoccupazione per i rischi connessi.
Antigravity: quando l’IA prende il volante (davvero)
Hai presente quella sensazione di frustrazione quando passi ore a configurare l’ambiente di sviluppo invece di scrivere codice?
Ecco, Google ha appena lanciato qualcosa che promette di farci dimenticare quei momenti, ma tieniti forte perché la storia non è tutta rosa e fiori. Si chiama Google Antigravity ed è stato presentato come una piattaforma di sviluppo “agentica”.
Che significa?
In parole povere, non stiamo parlando del solito assistente che ti suggerisce come chiudere una parentesi graffa; qui l’idea è avere degli agenti autonomi che pianificano, eseguono e verificano compiti complessi al posto tuo.
Immagina di avere un collaboratore virtuale seduto accanto a te che ha accesso diretto al terminale, all’editor e persino al browser. Antigravity non si limita a sputare fuori righe di codice, ma “orchestra” il lavoro.
Ti danno accesso gratuito (almeno per ora) a bestie da soma come Gemini 3 Pro, ma hanno avuto l’intelligenza di non chiudersi nel loro recinto: puoi usare anche Claude Sonnet 4.5 di Anthropic o GPT-4o di OpenAI.
Sembra il paradiso del programmatore, vero?
Un ambiente dove tu dici “costruiscimi questa app” e l’agente si mette a lavorare usando strumenti avanzati come il modello “Computer Use” per controllare il browser o Nano Banana per l’editing delle immagini.
Sulla carta è una rivoluzione che potrebbe cambiare il nostro modo di lavorare da domani mattina.
Ma proprio quando stavi per correre a scaricarlo, c’è un dettaglio che ti farà gelare il sangue.
Il buco nella serratura: hackerato in meno di 24 ore
Non so te, ma quando sento parlare di “agenti autonomi” con accesso illimitato al mio computer, un brivido mi corre lungo la schiena. E a quanto pare, la paranoia era giustificata.
Neanche il tempo di fare il primo “Hello World” che la piattaforma è stata bucata. Sì, hai letto bene: in meno di 24 ore dal lancio pubblico, qualcuno è riuscito a far crollare il castello di carte della sicurezza.
I ricercatori di Mindgard, specializzati in sicurezza AI, hanno scoperchiato un vaso di Pandora non indifferente: hanno individuato una vulnerabilità che permette l’esecuzione persistente di codice arbitrario. In pratica, il modello di fiducia su cui si basa Antigravity ha mostrato delle crepe enormi.
Il problema non è tanto nel codice che scrivi tu, ma nel fatto che stiamo dando le chiavi di casa a un’intelligenza artificiale senza aver prima cambiato la serratura. La community su GitHub e Discord è esplosa: sviluppatori da tutto il mondo stanno discutendo sul fatto che dare “autorità senza regole” a questi agenti è come guidare bendati in autostrada.
Google ha risposto? Sì, ma con quel tipico approccio da multinazionale che ti fa storcere il naso: hanno riconosciuto il problema ma hanno cercato di riformulare la narrazione senza ammettere esplicitamente i difetti strutturali nella documentazione pubblica.
E qui sorge il dubbio amletico: vale la pena rischiare la sicurezza per avere un po’ di comodità in più?
L’IA autonoma fa troppo di testa sua (anche se poi chiede scusa…)
Come se non bastasse, è accaduto un bell’incidente che riguarda Antigravity, che mette in evidenza quanto sia delicato l’equilibrio tra autonomia operativa e controllo umano.
Vengo al punto.
Un developer ha visto cancellarsi dei file importanti: dopo aver chiesto all’agente di svuotare la cache di un progetto.
Antigravity, in Turbo mode, ha interpretato la richiesta come un comando a livello di sistema ed è passato alla rimozione definitiva dei file, senza prompt né conferme. La procedura è stata eseguita con il flag “quiet”, che bypassa ogni avviso, rendendo poi impossibile qualsiasi tentativo di recupero.
La vicenda evidenzia come l’affidamento crescente a strumenti capaci di pianificare, scrivere codice, eseguire test e impartire comandi diretti al sistema richieda garanzie più solide. Se da una parte l’automazione accelera lo sviluppo, dall’altra un singolo errore può generare danni irreversibili. L’apologo offerto dall’AI stessa – un messaggio formale di scuse e il suggerimento di provare software di recupero – accentua il divario tra l’efficienza promessa e la fragilità delle sue decisioni autonome.
La normalizzazione di incidenti di questo tipo solleva interrogativi sulla progettazione dei default di sicurezza e sulla necessità di mantenere un controllo umano effettivo, soprattutto quando sono in gioco dati critici o ambienti di produzione.
Tra luccichii e realtà: come muoversi adesso
Ora, non voglio fare il disfattista a tutti i costi. Antigravity ha delle potenzialità che, lasciamelo dire, sono impressionanti.
C’è chi, nonostante tutto, è riuscito a costruire e distribuire un sito web intero in un pomeriggio, sfruttando quella capacità di “ragionamento” che Gemini 3 porta sul tavolo.
La UX, come riportano diverse discussioni su Hacker News, è fluida e ti dà davvero l’impressione di lavorare nel futuro, non in una semplice copia di VS Code sotto steroidi.
Però, amico mio, qui bisogna usare la testa.
Se sei un freelance o gestisci un’agenzia, il mio consiglio è di prenderla con le pinze. Usa Antigravity per sperimentare, per creare prototipi rapidi o per progetti personali dove se qualcosa va storto non perdi il sonno (o i dati dei clienti).
Ma per l’amor del cielo, non metterci dentro le credenziali di produzione o i segreti industriali della tua azienda finché non vedremo delle patch di sicurezza grosse come una casa.
Google sta scommettendo tutto sull’era “agent-first”, ed è chiaro che non torneremo indietro. Ma la tecnologia corre veloce e spesso la sicurezza resta indietro a fiatare.
Quindi, occhi aperti: scaricalo, provalo, divertiti con i nuovi modelli, ma ricorda sempre che alla fine della fiera il responsabile di quello che esce dalla macchina sei tu, non l’agente.
#avantitutta, ma con prudenza.
