Google Antigravity: la IA agentica è più vulnerabile di quanto pensavamo

Anita Innocenti

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La piattaforma di Google è stata violata, sollevando preoccupazioni sulla sicurezza e sull’affidabilità degli agenti autonomi nell’ambiente di sviluppo

Google ha lanciato Antigravity, una piattaforma di sviluppo "agentica" che promette di automatizzare la programmazione con IA come Gemini 3 Pro. Nonostante l'enorme potenziale è stata hackerata, sollevando seri dubbi sulla sua sicurezza. La comunità è ora divisa tra l'entusiasmo per l'innovazione e la preoccupazione per i rischi connessi.

Antigravity: quando l’IA prende il volante (davvero)

Hai presente quella sensazione di frustrazione quando passi ore a configurare l’ambiente di sviluppo invece di scrivere codice?

Ecco, Google ha appena lanciato qualcosa che promette di farci dimenticare quei momenti, ma tieniti forte perché la storia non è tutta rosa e fiori. Si chiama Google Antigravity ed è stato presentato come una piattaforma di sviluppo “agentica”.

Che significa?

In parole povere, non stiamo parlando del solito assistente che ti suggerisce come chiudere una parentesi graffa; qui l’idea è avere degli agenti autonomi che pianificano, eseguono e verificano compiti complessi al posto tuo.

Immagina di avere un collaboratore virtuale seduto accanto a te che ha accesso diretto al terminale, all’editor e persino al browser. Antigravity non si limita a sputare fuori righe di codice, ma “orchestra” il lavoro.

Ti danno accesso gratuito (almeno per ora) a bestie da soma come Gemini 3 Pro, ma hanno avuto l’intelligenza di non chiudersi nel loro recinto: puoi usare anche Claude Sonnet 4.5 di Anthropic o GPT-4o di OpenAI.

Sembra il paradiso del programmatore, vero?

Un ambiente dove tu dici “costruiscimi questa app” e l’agente si mette a lavorare usando strumenti avanzati come il modello “Computer Use” per controllare il browser o Nano Banana per l’editing delle immagini.

Sulla carta è una rivoluzione che potrebbe cambiare il nostro modo di lavorare da domani mattina.

Ma proprio quando stavi per correre a scaricarlo, c’è un dettaglio che ti farà gelare il sangue.

Il buco nella serratura: hackerato in meno di 24 ore

Non so te, ma quando sento parlare di “agenti autonomi” con accesso illimitato al mio computer, un brivido mi corre lungo la schiena. E a quanto pare, la paranoia era giustificata.

Neanche il tempo di fare il primo “Hello World” che la piattaforma è stata bucata. Sì, hai letto bene: in meno di 24 ore dal lancio pubblico, qualcuno è riuscito a far crollare il castello di carte della sicurezza.

I ricercatori di Mindgard, specializzati in sicurezza AI, hanno scoperchiato un vaso di Pandora non indifferente: hanno individuato una vulnerabilità che permette l’esecuzione persistente di codice arbitrario. In pratica, il modello di fiducia su cui si basa Antigravity ha mostrato delle crepe enormi.

Il problema non è tanto nel codice che scrivi tu, ma nel fatto che stiamo dando le chiavi di casa a un’intelligenza artificiale senza aver prima cambiato la serratura. La community su GitHub e Discord è esplosa: sviluppatori da tutto il mondo stanno discutendo sul fatto che dare “autorità senza regole” a questi agenti è come guidare bendati in autostrada.

Google ha risposto? Sì, ma con quel tipico approccio da multinazionale che ti fa storcere il naso: hanno riconosciuto il problema ma hanno cercato di riformulare la narrazione senza ammettere esplicitamente i difetti strutturali nella documentazione pubblica.

E qui sorge il dubbio amletico: vale la pena rischiare la sicurezza per avere un po’ di comodità in più?

L’IA autonoma fa troppo di testa sua (anche se poi chiede scusa…)

Come se non bastasse, è accaduto un bell’incidente che riguarda Antigravity, che mette in evidenza quanto sia delicato l’equilibrio tra autonomia operativa e controllo umano.

Vengo al punto.

Un developer ha visto cancellarsi dei file importanti: dopo aver chiesto all’agente di svuotare la cache di un progetto.

Antigravity, in Turbo mode, ha interpretato la richiesta come un comando a livello di sistema ed è passato alla rimozione definitiva dei file, senza prompt né conferme. La procedura è stata eseguita con il flag “quiet”, che bypassa ogni avviso, rendendo poi impossibile qualsiasi tentativo di recupero.

La vicenda evidenzia come l’affidamento crescente a strumenti capaci di pianificare, scrivere codice, eseguire test e impartire comandi diretti al sistema richieda garanzie più solide. Se da una parte l’automazione accelera lo sviluppo, dall’altra un singolo errore può generare danni irreversibili. L’apologo offerto dall’AI stessa – un messaggio formale di scuse e il suggerimento di provare software di recupero – accentua il divario tra l’efficienza promessa e la fragilità delle sue decisioni autonome.

La normalizzazione di incidenti di questo tipo solleva interrogativi sulla progettazione dei default di sicurezza e sulla necessità di mantenere un controllo umano effettivo, soprattutto quando sono in gioco dati critici o ambienti di produzione.

Tra luccichii e realtà: come muoversi adesso

Ora, non voglio fare il disfattista a tutti i costi. Antigravity ha delle potenzialità che, lasciamelo dire, sono impressionanti.

C’è chi, nonostante tutto, è riuscito a costruire e distribuire un sito web intero in un pomeriggio, sfruttando quella capacità di “ragionamento” che Gemini 3 porta sul tavolo.

La UX, come riportano diverse discussioni su Hacker News, è fluida e ti dà davvero l’impressione di lavorare nel futuro, non in una semplice copia di VS Code sotto steroidi.

Però, amico mio, qui bisogna usare la testa.

Se sei un freelance o gestisci un’agenzia, il mio consiglio è di prenderla con le pinze. Usa Antigravity per sperimentare, per creare prototipi rapidi o per progetti personali dove se qualcosa va storto non perdi il sonno (o i dati dei clienti).

Ma per l’amor del cielo, non metterci dentro le credenziali di produzione o i segreti industriali della tua azienda finché non vedremo delle patch di sicurezza grosse come una casa.

Google sta scommettendo tutto sull’era “agent-first”, ed è chiaro che non torneremo indietro. Ma la tecnologia corre veloce e spesso la sicurezza resta indietro a fiatare.

Quindi, occhi aperti: scaricalo, provalo, divertiti con i nuovi modelli, ma ricorda sempre che alla fine della fiera il responsabile di quello che esce dalla macchina sei tu, non l’agente.

#avantitutta, ma con prudenza.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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