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Google vuole spostare in California la causa sui libri

Scritto da
Anita Innocenti
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La richiesta si basa su una sentenza che ha trasferito in California il caso degli editori contro Meta

Google ha chiesto di spostare in California la causa sul copyright intentata da Hachette, citando la decisione del giudice Castel che ha trasferito il caso degli editori contro Meta. La mossa punta al distretto dove il fair use ha già favorito Anthropic e Meta. Il dubbio resta: il foro conterà più del merito.

La scorsa settimana, il 25 settembre, il giudice Castel ha trasferito la causa degli editori contro Meta da New York alla California. Ieri, Google ha citato quella stessa decisione nel caso Hachette v. Google per chiedere lo stesso trasferimento. Come riportato da ChatGPT Is Eating the World, non è una coincidenza: è una mossa processuale che punta dritto al distretto dove il fair use ha già sorriso agli sviluppatori di intelligenza artificiale.

Il punto di partenza è la decisione di Castel, diventata in cinque giorni un precedente da spendere. La mossa di Google è arrivata ieri, a cinque giorni esatti dalla sentenza: un precedente che non ha nemmeno avuto il tempo di raffreddarsi. Google non contesta il merito della causa: chiede di cambiare foro, di lasciare il distretto meridionale di New York per approdare nel Northern District of California. Perché un’azienda con le risorse legali di Google dovrebbe voler lasciare New York? La risposta non sta soltanto nel fascicolo.

La California dei giudici amici dell’intelligenza artificiale

La risposta arriva guardando il Northern District of California. È lì che pende già la class action consolidata su Gemini, la causa che, secondo l’Association of American Publishers, accusa Google di aver copiato milioni di libri per costruire e addestrare Gemini, il suo prodotto di intelligenza artificiale generativa. Presentata per la prima volta nel 2023, la causa è oggi davanti alla giudice Eumi K. Lee: non a New York, ma in California. In altre parole, Google ha già una causa gemella in quel distretto, formalmente nota come In Re Google Generative AI Copyright Litigation.

Non è solo una questione di vicinanza. È il distretto in cui, lo scorso anno, due giudici hanno già dato ragione agli sviluppatori di IA sul fair use. Come riportato dallo studio legale Goodwin, due giorni dopo la decisione del giudice Alsup nel caso Bartz contro Anthropic, il giudice Chhabria ha concesso la summary judgment a Meta in una causa per violazione del copyright legata all’IA. Sono i precedenti Bartz contro Anthropic e Kadrey contro Meta, entrambi decisi in favore delle aziende. Non serve un ufficio a San Francisco per capire il ragionamento: se la causa finisce in un foro che ha già detto sì al fair use, le probabilità per i convenuti salgono.

Se il trasferimento venisse concesso, non sarebbe soltanto una questione processuale. Cambierebbe le carte per editori e autori: chi ha denunciato Google si troverebbe a litigare in un distretto che, finora, ha letto l’uso di opere protette per addestrare modelli di intelligenza artificiale con occhi più favorevoli ai convenuti.

L’ironia di New York che spinge via i processi

L’ironia è che a creare il precedente è stato proprio un giudice di New York. La decisione di Castel nasce nel caso Elsevier contro Meta, depositato lo scorso 5 maggio 2026 nel Southern District of New York da cinque grandi case editrici — Elsevier, Cengage, Hachette Book Group, Macmillan Publishers e McGraw Hill — insieme allo scrittore Scott Turow, contro Meta Platforms e il suo amministratore delegato Mark Zuckerberg. Come ricostruito dallo studio legale Holland & Knight, quella causa portava il numero 1:26-cv-03689. Ora è in viaggio verso la California, per decisione dello stesso distretto in cui era nata.

Il caso Hachette contro Google, numero 26-cv-5870 nella corte distrettuale del Southern District of New York, è soltanto una delle tante denunce presentate da editori, autori e altri titolari di copyright contro aziende come Google, Meta, OpenAI e Anthropic. Come riportato da TechCrunch lo scorso luglio, il fronte è ampio e in via di consolidamento. Riuscirà Google a convincere il giudice di New York? E gli altri convenuti seguiranno la stessa strada? Se il precedente Castel tiene, il consolidamento in California potrebbe accelerare e pesare sull’esito. La partita, insomma, si sposta prima ancora che sul merito sulla geografia.

Per chi fa impresa online, il foro in cui si decide una causa sul copyright dell’IA può valere quanto la tecnologia stessa. Il trasferimento chiesto da Google non è una formalità: è una partita a scacchi sul futuro del fair use.

L'autore

Anita Innocenti

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