Chrome e Gemini: Google rivoluziona la navigazione con l’intelligenza artificiale

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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L’integrazione di Gemini nel browser promette di automatizzare compiti complessi e personalizzare l’esperienza utente, ma solleva interrogativi sulla privacy e sul controllo dei dati.

Google risponde alla concorrenza potenziando Chrome con l'IA di Gemini. Funzioni come Auto Browse e una sidebar onnipresente promettono di automatizzare la navigazione, ma sollevano seri interrogativi. La comodità offerta nasconde il rischio di delegare le nostre scelte a un algoritmo, trasformando l'utente da navigatore attivo a consumatore passivo di contenuti pre-selezionati dall'ecosistema di Mountain View.

Chrome si mette in testa l’elmetto AI: Gemini sta per cambiare il modo in cui navighi (o almeno così dice Google)

Google ha deciso di giocare pesante. Dopo mesi passati a guardare la concorrenza che integrava l’intelligenza artificiale in modi sempre più spinti, a Mountain View hanno capito che non si poteva più restare a guardare.

E così, hanno tirato fuori dal cilindro una serie di novità per Chrome basate su Gemini, il loro modello di punta.

L’idea è semplice: trasformare il browser da semplice “finestra sul web” a un vero e proprio assistente proattivo.

Ma dietro questa facciata di innovazione, la domanda sorge spontanea: stanno davvero migliorando la nostra vita digitale o ci stanno solo legando ancora di più al loro mondo?

La mossa più audace, quella che sta facendo parlare tutti, è senza dubbio Auto Browse. Pensa a un assistente che non si limita a darti un link, ma naviga al posto tuo.

Tu gli chiedi, ad esempio, “trovami la migliore ricetta per la carbonara e fammi una lista della spesa”, e lui, invece di darti una sfilza di risultati di ricerca, apre le pagine, legge, confronta e ti presenta il risultato finale.

Questa tecnologia “agentic” promette di automatizzare compiti complessi.

Bello, vero?

Forse.

Ma chi decide qual è la “migliore” ricetta?

L’IA.

E su quali basi?

Quelle di Google, ovviamente.

Stiamo delegando la nostra capacità di scelta a un algoritmo che, per quanto intelligente, ha pur sempre degli obiettivi commerciali.

E se pensi che questo sia un intervento “una tantum”, ti sbagli di grosso.

Gemini diventa la tua ombra digitale con la nuova sidebar

Per assicurarsi che l’intelligenza artificiale sia sempre a portata di mano, Google ha integrato Gemini in una sidebar fissa, sempre presente sulla destra dello schermo.

Questa non è solo una chat per fare domande. È un centro di controllo che può riassumere la pagina che stai leggendo, analizzare un video su YouTube o, e qui la cosa si fa interessante, pescare informazioni direttamente dalle tue email su Gmail o dai tuoi documenti su Drive. L’annuncio ufficiale di Google parla di “integrazione profonda con le Connected Apps”.

La comodità è innegabile, ma il prezzo qual è?

Stiamo dando a un’intelligenza artificiale il permesso di ficcare il naso in tutta la nostra vita digitale, professionale e personale, tutto in un unico posto. Diciamocelo, per un’azienda che vive di dati, questa è una miniera d’oro.

Siamo sicuri di volerle dare le chiavi di casa in questo modo?

Ma la trasformazione di Chrome non si ferma alla gestione delle informazioni. A quanto pare, Google vuole che il suo browser diventi anche un piccolo artista.

Il browser che disegna: arriva la generazione di immagini on-device

L’ultima chicca si chiama Nano Banana, un modello di intelligenza artificiale per la generazione di immagini direttamente dentro Chrome. La particolarità è che funziona “on-device”, cioè sul tuo computer, senza inviare dati ai server di Google. Questo, sulla carta, è un punto a favore della privacy.

Ma la vera domanda è: ne sentivamo davvero il bisogno?

A cosa serve generare un’immagine al volo mentre stiamo, che so, leggendo una notizia o facendo acquisti online? Sembra più una mossa per non restare indietro rispetto a concorrenti come Microsoft Edge, che ha già integrato DALL-E, piuttosto che una reale innovazione pensata per l’utente.

Alla fine, il quadro è chiaro: Google sta rispondendo al fuoco della concorrenza con un’offensiva AI su tutti i fronti. Le funzionalità sono tecnicamente impressionanti, non c’è dubbio.

Ma il rischio è quello di un futuro in cui non siamo più noi a navigare il web, ma un’intelligenza artificiale che lo fa per noi, filtrando, riassumendo e scegliendo secondo logiche che non possiamo controllare.

Stiamo davvero ottenendo un browser più intelligente, o stiamo solo diventando utenti più passivi?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

8 commenti su “Chrome e Gemini: Google rivoluziona la navigazione con l’intelligenza artificiale”

  1. Giorgio Martinelli

    Lavorando con i ragazzi, vedo che la convenienza vince sempre, anche se il prezzo è una profilazione che ci rende passivi. Alla fine, il percorso è già tracciato e a noi non resta che seguirlo, senza farsi troppe domande.

  2. Profilazione avanzata spacciata per comodità. Creando format per lavoro, riconosco lo schema. Il vero tema non è la privacy, è la delega del pensiero critico a un algoritmo. Ennesimo guinzaglio digitale.

  3. Mi vogliono trasformare in una consumatrice passiva. Io non accetto questa logica. Un algoritmo non deciderà per me. Preferisco sbagliare con la mia testa che avere ragione con quella di un computer.

    1. Eva Testa, il tuo rifiuto è un dato previsto, una variabile che alimenta il sistema anziché ostacolarlo. L’autonomia è il premio di consolazione concesso a chi percorre il sentiero già tracciato da altri.

      1. Paola Pagano, anche se il sentiero è già tracciato, c’è differenza tra percorrerlo per scelta e lasciarsi trascinare. Io, almeno, guardo dove metto i piedi.

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