Google Discover spinge sull’AI: i ‘Top Searches’ ora bypassano i siti web

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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L’aggiornamento di Google Discover sposta l’attenzione dai siti web all’AI Mode, modificando radicalmente il modo in cui gli utenti accedono alle informazioni e mettendo a rischio il traffico organico dei creatori di contenuti.

Google sta testando un nuovo widget 'Top Searches' su Discover che reindirizza gli utenti direttamente alla sua AI Mode, bypassando la classica SERP. Questa mossa strategica minaccia di azzerare il traffico organico per gli editori, trasformando il motore di ricerca in una destinazione finale e non più in un semplice intermediario verso i contenuti web di terzi.

Google cambia le carte in tavola su Discover: i “Top Searches” ora ti portano dritti all’AI Mode

Ci risiamo.

Hai presente quel feed che scorri magari distrattamente la mattina mentre bevi il caffè?

Ecco, Google sta decidendo che non deve essere più solo una vetrina di notizie, ma un portale diretto verso la sua intelligenza artificiale.

Dal 28 novembre è stato avvistato un test che non possiamo permetterci di ignorare: un nuovo widget chiamato “Top Searches” piazzato prepotentemente in cima a Discover.

La novità che deve farti riflettere?

Se ci clicchi sopra, non finisci nella classica pagina dei risultati con i link ai siti web, ma vieni catapultato direttamente nell’AI Mode.

Sì, hai capito bene: niente traffico ai siti, ma una conversazione chiusa gestita dall’IA.

E attenzione, perché il meccanismo è studiato appositamente per creare dipendenza e curiosità, spingendoti a restare lì dentro.

Un test che sa di strategia definita e non di esperimento casuale

Come segnalato dall’attento Damien su X e ripreso tempestivamente da Search Engine Roundtable, questo widget è maledettamente dinamico. Ogni volta che aggiorni il feed, le ricerche suggerite cambiano, proponendoti nuovi trend e argomenti caldi.

È un carosello continuo che ti invita a interagire con l’IA invece che navigare verso i siti degli editori. Google ha persino inserito delle impostazioni per “personalizzare” ciò che vedi, dandoti l’illusione del controllo mentre, di fatto, sta abituando l’utente a consumare le informazioni direttamente alla fonte, senza intermediari.

Tutto questo non è un caso isolato, ma si incastra alla perfezione con l’annuncio del 13 ottobre scorso, quando Big G aveva già anticipato l’arrivo delle anteprime AI su Discover. Stiamo assistendo al dispiegamento globale dell’AI Mode per la ricerca mobile, una mossa che conferma la volontà di Google di trasformare l’esperienza di ricerca in un dialogo gestito dal suo modello Gemini 2.5, il più avanzato a loro disposizione.

Ma la vera domanda scomoda che dobbiamo farci è: che fine farà il traffico verso i nostri siti se l’utente trova tutto ciò che cerca senza mai cliccare su un risultato?

L’impatto su chi crea contenuti: siamo pronti a diventare invisibili?

Parliamoci chiaro: se l’utente soddisfa la sua curiosità nell’AI Mode, sul tuo sito non ci arriva.

Punto.

E non sono l’unico a preoccuparmi.

I dati ci dicono che il 57% dei marketer ha già dovuto modificare pesantemente le proprie strategie SEO e di contenuto in risposta ai primi segnali di questa rivoluzione, come il lancio delle AI Overviews.

Google sta spingendo sull’acceleratore per trasformare la ricerca in un circuito chiuso.

Se fino a ieri Discover era una fonte incredibile di traffico organico, ora rischia di trasformarsi in un recinto dorato dove Google si tiene tutto il valore e le interazioni.

Non è catastrofismo, è guardare in faccia la realtà.

Il motore di ricerca non vuole più essere solo un vigile che smista il traffico verso di noi, vuole essere la destinazione finale.

La domanda ora è: hai intenzione di stare a guardare mentre le regole cambiano sotto il tuo naso, o inizi a ripensare seriamente a come renderti insostituibile anche in un mondo dominato dalle risposte automatiche?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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