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L’azienda di Mountain View rilancia la sfida nel mondo dell’AI con un modello più intelligente, ma l’aggressività nella roadmap potrebbe portare a qualche compromesso sulla stabilità
Con il lancio di Gemini 3, Sundar Pichai ammette il ritardo iniziale di Google sull'AI e rilancia con una strategia aggressiva 'AI-First'. Il nuovo modello promette capacità rivoluzionarie ma il rilascio frettoloso solleva dubbi sulla stabilità. Pichai avverte: la tecnologia è potente ma non infallibile, il giudizio umano resta indispensabile.
Hai sentito l’ultima?
Sundar Pichai, il CEO di Google, ha deciso di sedersi davanti a un microfono e parlare chiaro.
Non capita tutti i giorni.
In una recente chiacchierata con Logan Kilpatrick nel podcast Google AI: Release Notes, Pichai ha tracciato una linea netta tra il passato e il futuro, proprio in concomitanza con il lancio di Gemini 3 avvenuto il 18 novembre 2025. Se pensavi che la battaglia dell’intelligenza artificiale si fosse assestata, ti sbagli di grosso: a Mountain View hanno appena ingranato la quinta.
La confessione sul ritardo e la nuova visione “AI-first”
Partiamo da un punto dolente, perché l’onestà paga sempre.
Ti ricordi il panico generale quando OpenAI lanciò ChatGPT?
Sembrava che Google, il gigante indiscusso della ricerca, si fosse addormentata al volante. Ebbene, Pichai non si nasconde dietro un dito. Il CEO ha ammesso candidamente che, se avessero potuto scegliere, avrebbero lanciato il loro chatbot mesi dopo.
Il prodotto non era pronto, aveva problemi, ma il mercato non aspettava.
Pichai ha spiegato che la strategia “AI-first” di Google risale addirittura al 2016, ma tra dire e il fare c’è di mezzo un oceano di esecuzione tecnica e pressione competitiva. Hanno dovuto accelerare, prendersi dei rischi che prima evitavano come la peste.
E sai che c’è?
Questa ammissione ci dice molto sulla loro attuale aggressività: non vogliono più rincorrere, vogliono dettare il passo.
Ma correre comporta dei rischi, e qui le cose si fanno interessanti per il tuo business.
Gemini 3: Vibe coding e ragionamento profondo, ma occhio ai bug
Veniamo alla “ciccia”, ovvero al prodotto. Gemini 3 non è solo un aggiornamento incrementale; Google lo definisce il suo modello più intelligente mai creato.
Secondo quanto dettagliato nel blog ufficiale di Google, questo nuovo sistema integra capacità multimodali avanzate (quindi capisce testo, immagini, video tutto insieme) con una novità che chiamano “vibe coding”.
Lascia stare il nome che sembra uscito da un post di TikTok: in pratica, è una capacità del modello di adattarsi allo stile e al contesto del codice o del testo che gli chiedi, in modo molto più naturale rispetto al passato.
E non è tutto.
Hanno introdotto il “Deep Think”, una capacità di ragionamento profondo che serve per risolvere problemi complessi, non per farti la lista della spesa. Tuttavia, c’è un rovescio della medaglia che devi considerare.
Questa strategia del “rilascia prima, annuncia poi” significa che potresti trovarti tra le mani uno strumento potentissimo ma forse instabile.
Se stai pensando di integrare queste tecnologie in azienda, il mio consiglio è di testare tutto alla morte prima di fidarti ciecamente.
E a proposito di fiducia e competenza tecnica, c’è un dettaglio sul passato di Pichai che spiega perché Google sta puntando tutto sull’hardware proprietario.
Non solo software: perché il passato di Pichai è la chiave di volta
Spesso ci dimentichiamo chi guida la baracca. Sundar Pichai non è nato manager, è nato tecnico. Ha una laurea in ingegneria metallurgica all’IIT Kharagpur e ha studiato scienza dei materiali a Stanford, come approfondito in questa analisi biografica.
Perché ti dico questo?
Perché la guerra dell’AI non si vince solo con il codice, ma con i chip.
La sua esperienza sui materiali gli permette di capire intimamente cosa serve per costruire i TPU (i processori proprietari di Google per l’AI) che fanno girare Gemini. Mentre altri dipendono interamente da fornitori esterni, Google si costruisce l’infrastruttura in casa, partendo letteralmente dagli atomi.
Pichai, parlando del futuro, ha persino buttato lì che tra cinque anni saremo tutti eccitati per il computer quantistico, proprio come oggi lo siamo per l’AI.
Ma attenzione a non farti abbagliare da tutte queste luci stroboscopiche. Lo stesso Pichai, in un’intervista alla BBC, ha lanciato un avvertimento che dovresti stamparti in testa: non fidarti ciecamente dell’intelligenza artificiale.
I modelli sbagliano, hanno allucinazioni e non sostituiscono il giudizio umano.
Quindi, usa Gemini, sfrutta la sua potenza, ma tieni sempre le mani ben salde sul volante.
Dunque ed in sintesi, Google è tornata a fare la voce grossa, ma sta a te filtrare il rumore e prendere solo ciò che serve alla tua azienda.
#avantitutta!
