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L’operazione non si limita a un massiccio investimento economico, ma include anche una vastissima quantità di potenza di calcolo, collocando Anthropic al centro di un complesso scenario competitivo che coinvolge anche Amazon come finanziatore.
L'investimento fino a 40 miliardi di Google in Anthropic è una dichiarazione di guerra nella corsa all'AI. Non solo contanti, ma un'immensa potenza di calcolo lega la startup a Google. Con anche Amazon in gioco, la vera indipendenza di Anthropic è in dubbio, contesa tra giganti tecnologici in uno scontro per il dominio del futuro.
Non solo contanti: la vera merce di scambio è la potenza
La parte più succosa dell’accordo, quella che fa davvero la differenza, non si misura in dollari. Google sta mettendo a disposizione di Anthropic una quantità spropositata di potenza di calcolo, parlando di “diversi gigawatt di capacità” dei suoi famosi TPU (Tensor Processing Units).
Per darti un’idea, un documento depositato da Broadcom, partner tecnologico nell’operazione, specifica che si tratta di 3,5 gigawatt di TPU di nuova generazione che saranno operativi dal 2027. Stiamo parlando di una potenza di fuoco computazionale che pochi al mondo possono permettersi, l’infrastruttura necessaria per addestrare i modelli di AI del futuro.
Questo non è un semplice favore tra amici. È una mossa strategica che lega Anthropic a doppio filo all’infrastruttura di Google. Certo, Anthropic ottiene la potenza necessaria per crescere, ma allo stesso tempo si impegna a usare i chip personalizzati e i servizi di Google Cloud.
Una gabbia dorata, forse?
Un matrimonio d’interesse con un terzo incomodo: Amazon
E qui la faccenda si complica, diventando ancora più interessante. Perché Google non è l’unica a corteggiare Anthropic. Pochi giorni prima, era stata Amazon a farsi avanti, con un accordo simile: 5 miliardi subito e la promessa di altri 20.
In cambio, Anthropic si è impegnata a spendere la bellezza di 100 miliardi di dollari sui servizi cloud di AWS nel prossimo decennio. Hai capito bene: Anthropic sta ricevendo miliardi da due dei più grandi rivali del mercato cloud, promettendo a entrambi di usare le loro infrastrutture.
Viene da chiedersi a chi risponderà davvero Anthropic.
Può un’azienda rimanere veramente indipendente quando i suoi principali finanziatori sono anche i suoi principali fornitori e, per di più, acerrimi concorrenti tra loro?
O stiamo assistendo alla nascita di un gigante dell’AI che, di fatto, è già spartito tra le potenze del tech?
La situazione è senza precedenti e solleva più di una domanda su chi detterà le regole del gioco nei prossimi anni, come si evince dal pezzo di TechCrunch.
La crescita esplosiva che giustifica tutto (o quasi)
Se ti stai chiedendo perché due colossi come Google e Amazon stiano facendo a gara per riempire di soldi Anthropic, la risposta sta in un numero: 30 miliardi di dollari.
Questo è il fatturato ricorrente annuo che l’azienda ha raggiunto di recente, un dato che testimonia una crescita a dir poco esplosiva. La domanda per i suoi servizi è talmente alta da richiedere investimenti colossali in infrastrutture.
Krishna Rao, il Direttore Finanziario di Anthropic, come riportato in un comunicato stampa ufficiale della società, ha dichiarato che questa partnership serve a sostenere “la crescita esponenziale che abbiamo visto nella nostra base di clienti”.
Insomma, i soldi servono, e subito, per non rimanere schiacciati dal proprio stesso successo.
Resta da vedere se, in questa corsa sfrenata a tre tra la coppia Microsoft/OpenAI e le nuove alleanze con Anthropic, ci sarà ancora spazio per qualcun altro o se i giochi, di fatto, sono già stati decisi.

Vendono questo pappagallo con la gabbia dorata inclusa, ma la creatura sa cantare una melodia inedita o ripete solo la voce del padrone?
Raffaele, la questione non è la melodia, ma chi ne deterrà i diritti di distribuzione. Questi giganti non finanziano un artista, bensì si assicurano l’esclusiva su una potenziale hit discografica globale, prima ancora che venga composta. Pragmatismo, non mecenatismo.
Vedo solo un’asta sfarzosa per un pappagallo che ripete a comando, con una dote di gigawatt come collare. Un trofeo costoso tenuto in vita da bollette stratosferiche. Mi domando se nel bilancio di questi giganti esista la voce “spese per animali esotici”.
La disputa per l’affidamento di questo “pappagallo digitale”, tenuto in vita da gigawatt, sembra un esercizio di stile molto oneroso. Mi chiedo se alla fine il vero guadagno non sia solo quello di chi fornisce la gabbia e il mangime.
Lorena, lei parla di gabbia. Io vedo solo un enorme costo senza ritorno visibile.
Miliardi spesi per avere un pappagallo digitale più costoso, che grande visione del futuro.
L’idea di un’AI libera muore annegata in un oceano di potenza di calcolo.
Chiamarla indipendenza è ingenuo. Anthropic è un satellite in orbita tra due soli. La potenza di calcolo è la gravità che lo imprigiona. Non sfuggirà alla sua orbita, verrà solo divorato da una delle due stelle.
L’indipendenza di Anthropic è una favola per il pubblico. È come un Davide che si lega a due Golia. La vera lotta non è sulla tecnologia, ma sul suo controllo. L’ingegno umano resta, alla fine, l’unico campo di gioco libero.
@Marta Amato Scusi, non seguo. Ingegno umano contro gigawatt di TPU? Un paragone strano. L’unica metrica che conta è la potenza di calcolo.
Più che una corsa all’AI, sembra una faida per chi si accaparra il cliente più promettente. Anthropic, con tutta questa potenza di calcolo ‘regalata’, non è indipendente, è solo un cliente premium con un contratto di esclusiva mascherato. Cambiano le cifre, non le dinamiche.