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La piattaforma integra nuovi ritocchi per levigare la pelle, sbiancare i denti e attenuare le occhiaie, potenziati da un modello di machine learning scaricato sul dispositivo, che mirano a rendere l’app l’unica per gestire e “perfezionare” i ricordi.
Google Photos introduce ritocchi facciali basati sull'IA per "migliorare" i ritratti con modifiche discrete. Se da un lato questa mossa mira a centralizzare l'editing nell'app, dall'altro solleva interrogativi sulla nostra percezione di autenticità. La perfezione a portata di tap rischia di erodere il concetto di ricordo genuino, imponendo un nuovo e inquietante standard di bellezza digitale.
Google Photos vuole farti più “bello”: ecco i nuovi ritocchi facciali
Sembra che non ci sia più un angolo della nostra vita digitale dove l’intelligenza artificiale non stia cercando di mettere il becco. E, diciamocelo, le nostre foto personali sono il terreno di caccia preferito. Google, che non sta mai a guardare, ha deciso di fare un passo ulteriore, introducendo una nuova serie di strumenti di ritocco per i volti direttamente dentro Google Photos.
Non parliamo di filtri pesanti o stravolgimenti totali, ma di modifiche più discrete, quasi chirurgiche, pensate per migliorare i nostri ritratti con un semplice tocco.
L’idea è quella di darti il potere di levigare la pelle, sbiancare i denti, attenuare le occhiaie, rendere più brillanti gli occhi, definire le sopracciglia e persino dare più colore alle labbra. Ognuna di queste opzioni ha un suo slider dedicato, così puoi dosare l’effetto senza trasformarti in una statua di cera.
Tutto molto comodo, per carità.
Ma la vera domanda è: come diavolo funziona e, soprattutto, c’è un prezzo da pagare per questa perfezione a portata di tap?
Un’IA “leggera” per un ritocco da professionista?
Dietro questa apparente semplicità, si nasconde un modello di machine learning di circa 16MB che viene scaricato sul dispositivo.
Come riportato in anteprima da Android Authority, questi nuovi strumenti, raggruppati sotto il nome “Touch Up”, si troveranno nella scheda “Azioni” dell’editor di foto e saranno in grado di riconoscere fino a sei volti diversi in un’unica immagine, permettendoti di applicare le modifiche a ciascuna persona singolarmente.
La mossa è furba.
Google non sta inventando nulla di nuovo, perché gli app store sono pieni di applicazioni che fanno esattamente questo da anni. Sta piuttosto cercando di integrare funzioni che finora ci costringevano a uscire dal suo ambiente, con l’obiettivo evidente di rendere Google Photos l’unica app di cui hai bisogno per gestire e, ora, “perfezionare” i tuoi ricordi.
Ma al di là della comodità, questo solleva una questione ben più grande, come emerge bene dal pezzo di The Verge.
Stiamo davvero chiedendo a Google di rendere i nostri ricordi “perfetti” o stiamo silenziosamente accettando un nuovo standard di bellezza digitale imposto dall’alto?
La sottile linea tra miglioramento e omologazione
Questo aggiornamento non arriva dal nulla, ma si inserisce in una strategia più ampia di Google che punta tutto sull’editing potenziato dall’IA, come già visto con il Magic Editor. L’obiettivo è chiaro: fidelizzare gli utenti offrendo strumenti sempre più potenti e facili da usare.
Il punto, però, è che ogni volta che rendiamo più semplice alterare la realtà, abbassiamo l’asticella di ciò che consideriamo “autentico”.
Oggi è un dente un po’ più bianco, domani una ruga in meno, dopodomani chissà.
Quanto ci vorrà prima che il “ritocco” diventi la normalità, e una foto non modificata appaia strana, quasi sbagliata?
Google ci sta dando uno strumento potentissimo, mascherato da semplice funzionalità.
Una cosa è certa: la perfezione non è mai stata così facile da ottenere.
Resta da vedere se sarà altrettanto facile conservare la nostra autenticità.
Staremo a vedere.
