Il paradosso di Google: Pichai avverte sui rischi dell’IA che lui stesso promuove

Anita Innocenti

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L’allarme del CEO di Google solleva dubbi sulla sicurezza dell’IA, mentre l’azienda investe massicciamente in questa tecnologia, aprendo un dibattito sulle reali intenzioni e sui potenziali rischi.

Il CEO di Google, Sundar Pichai, lancia un allarme sui pericoli dell'IA per la sicurezza del software, citando un aumento degli exploit. Eppure, mentre avverte il mondo, Google investe miliardi proprio in quella tecnologia. Un paradosso che solleva dubbi: è una reale preoccupazione o una strategia calcolata per posizionarsi come leader anche nelle soluzioni di sicurezza?

L’allarme di Pichai: una minaccia nascosta o una mossa strategica?

Durante una chiacchierata informale, Pichai ha messo la sicurezza al centro del dibattito sull’IA, definendola un vincolo tanto critico quanto la disponibilità di energia o di memoria per i data center. Secondo lui, i modelli di intelligenza artificiale, con la loro capacità di analizzare codice e scovare falle a una velocità impressionante, starebbero già mettendo a nudo le debolezze delle infrastrutture digitali su cui tutti noi facciamo affidamento.

La sua preoccupazione, come raccontato durante il podcast Cheeky Pint, non è da poco: si aspetta un “momento critico” che richiederà un coordinamento globale che oggi, semplicemente, non esiste.

Ma la domanda sorge spontanea: perché il capo di una delle aziende che più spinge sull’acceleratore dell’IA ci mette in guardia proprio ora?

La sua non è una semplice preoccupazione campata in aria, ma si basa su un’osservazione del mercato piuttosto inquietante.

I numeri che (secondo Google) confermano la tesi

A dare peso alle parole di Pichai ci sarebbe un trend osservato nel mercato nero: il prezzo degli exploit zero-day, cioè quelle vulnerabilità sconosciute agli stessi sviluppatori, starebbe calando. Il motivo? L’IA ne sta scoprendo così tanti da aumentarne l’offerta.

Ma al di là delle voci di corridoio, sono i dati interni a Google a dare corpo a questo allarme. Il Threat Intelligence Group dell’azienda ha tracciato ben 90 exploit zero-day usati in attacchi nel corso del 2025, un balzo notevole rispetto ai 78 dell’anno precedente.

Dati comodi, non trovi?

Proprio mentre il CEO lancia l’allarme, il suo team di ricerca fornisce le prove. Una coincidenza perfetta che, forse, non è affatto una coincidenza, ma una narrazione costruita a tavolino.

E la faccenda si complica ancora di più quando si guarda al quadro generale, dove lo stesso Pichai sembra recitare due parti in commedia.

Il doppio gioco: pompiere e incendiario

Da un lato, abbiamo il Pichai profeta di sventura che avverte dei pericoli dell’IA. Dall’altro, c’è il Pichai che difende a spada tratta gli investimenti colossali in infrastrutture IA, parliamo di una cifra tra i 175 e i 185 miliardi di dollari previsti per il 2026, giustificandoli con la crescente domanda di Google Cloud, come descritto da Fortune.

Mentre Google mette in guardia, altre big tech sembrano cantare una canzone diversa. Il CFO di Meta, Susan Li, ha dichiarato che gli strumenti di codifica basati sull’IA hanno aumentato la produttività dei loro ingegneri del 30%.

Quindi, da che parte sta la verità?

La sua richiesta di “maggiore coordinamento” suona più come un tentativo di dettare le regole del gioco che come un genuino appello alla collaborazione. In fondo, chi meglio di Google potrebbe proporsi per “coordinare” e, guarda caso, vendere le soluzioni a un problema che, in parte, ha contribuito a creare?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

20 commenti su “Il paradosso di Google: Pichai avverte sui rischi dell’IA che lui stesso promuove”

  1. Giuseppina Negri

    Definirlo paradosso è quasi generoso. Mi sembra un’ammirevole lungimiranza commerciale: si annuncia la malattia per la quale si possiede già l’unica cura disponibile sul mercato. A quando la presentazione ufficiale del farmaco?

  2. Chiamarlo paradosso è un lusso, è solo il solito teatrino del piromane che si finge pompiere, facendo leva sulle paure di tutti noi. Chissà quando finisce lo spettacolo.

    1. Melissa Benedetti

      Noemi Barbato, il piromane-pompiere è il mio nuovo incubo. Poi mi arriva una mail targettizzata sulla sicurezza IA e io ci casco con tutte le scarpe. L’automazione mi fregherà sempre, lo so già.

      1. Melissa, il punto non è cascarci. Il meccanismo è studiato per farci sentire impotenti. Resta da capire a chi giova questo senso di resa.

        1. Melissa Benedetti

          Giova a chi ci venderà la cura per il mal di testa che ci hanno provocato. Io, nel dubbio, una scorta di aspirine la faccio.

  3. Alessandro Lombardi

    Chiamarlo paradosso è generoso, è un manuale di PR. Si alimenta l’ansia per i rischi che loro stessi creano, per poi vendere la cura come unici salvatori. Mi chiedo solo quale sarà il prezzo della loro finta protezione.

    1. Simone De Rosa

      Alessandro, è un classico funnel: si inietta paura per generare la domanda, poi si propone la cura a pagamento. Il prezzo finale è sempre il controllo.

      1. Alessandro Lombardi

        Simone, il tuo ragionamento non fa una piega. Vendono la malattia e poi la cura, un pacchetto unico. A noi non resta che pagare il biglietto e cercare di starci dietro, come sempre. È un modello di business, non un paradosso.

  4. Melissa Benedetti

    Creano i mostri e poi vendono il guinzaglio. Spero che la mia automazione per le newsletter non mi faccia fuori. Sarebbe un filino imbarazzante.

  5. Clarissa Graziani

    Un pompiere piromane, che figura sublime. Prima appicca l’incendio, poi ci vende l’estintore con un comodo abbonamento. La mia ingenuità si chiede quale sarà la prossima emergenza programmata per noi.

    1. Simone Rinaldi

      @Clarissa Graziani Altro che ingenuità, questo è il playbook. Crei la paura, poi vendi la sicurezza in abbonamento. Un business model pulito, a spese nostre.

  6. Melissa Benedetti

    Creano il problema, vendono la soluzione. Un classico. Però mi sento un po’ un manichino da crash test per i loro esperimenti digitali.

      1. Melissa Benedetti

        @Roberta De Rosa Peggio, siamo cavie che nemmeno sanno per quale farmaco ci testano. Un’ansia alla volta, mi raccomando.

  7. Enrico Romano

    Pura manipolazione del mercato. Prima l’allarme, poi il prodotto che ti salva. La domanda che mi faccio è: sono abbastanza paranoico da vedere la loro prossima mossa? O sto solo giocando sulla loro scacchiera, con le loro regole?

  8. Beatrice Benedetti

    Mi pare palese: pompano la paranoia sull’IA per poi vendere la cura, un copione già visto. La gente ci casca sempre, ma il vero problema è che così si rovina la fiducia nella tecnologia.

  9. Giovanni Battaglia

    Creano il problema per poi vendere la soluzione. Un copione noto. Generare la paura per monetizzare la cura. Io, che di marketing vivo, lo chiamo creare un bisogno. La domanda è se la loro toppa sarà peggio del loro buco.

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