Dati congelati su Google Search Console: i report continuano a fermarsi e questo è un bel problema

Anita Innocenti

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Un problema di reporting che si ripete nel tempo, lasciando i professionisti del settore senza dati e con poche alternative per monitorare le performance dei siti web

Google Search Console presenta un blocco dei dati dal 17 novembre, lasciando i professionisti SEO senza report aggiornati. Sebbene Google assicuri che scansione e ranking non sono affetti, si tratta di un problema ricorrente che genera frustrazione e costringe a lavorare senza visibilità sui risultati delle proprie strategie, minando la fiducia nello strumento e complicando la reportistica ai clienti.

Google Search Console ha tirato il freno a mano: dati congelati e report in ritardo

Se hai aperto la tua Search Console negli ultimi giorni sperando di analizzare l’andamento della settimana, ti sei trovato davanti a un muro di gomma.

I grafici sono piatti, immobili, letteralmente congelati.

Non è un problema del tuo sito e non sei l’unico a chiedersi cosa stia succedendo: il report di indicizzazione delle pagine è bloccato, con i dati fermi tra il 17 e il 18 novembre 2025. Una situazione che definire frustrante è poco, specialmente se devi giustificare il tuo lavoro ai clienti o capire se le ultime modifiche tecniche hanno sortito l’effetto sperato.

Google si è presa il suo tempo, ma alla fine ha ammesso il problema, confermando che il report “Index Coverage” sta subendo ritardi ben oltre la norma. La nota ufficiale cerca di gettare acqua sul fuoco, spiegando che si tratta “solo” di un problema di reporting.

In pratica, ci dicono che là fuori, nel motore di ricerca vero e proprio, tutto funziona: la scansione avviene, l’indicizzazione pure e il posizionamento non è compromesso. John Mueller, che ormai conosciamo bene come il volto pubblico di Google per queste faccende, ha ribadito su Bluesky che i dati sono semplicemente “più vecchi di quanto consideriamo normale”.

Ma qui sorge spontanea una domanda: possiamo davvero fidarci ciecamente di una macchina che non ci permette di vedere il cruscotto?

Un déjà-vu tecnico che inizia a stancare

Non è la prima volta che ci troviamo in questa situazione e, lasciamelo dire, la pazienza inizia a scarseggiare.

Se hai buona memoria, ricorderai che non stiamo parlando di un caso isolato, ma di un pattern che si ripete con una frequenza preoccupante per un colosso tecnologico di questa portata.

Come descritto da WebProNews, nel 2019 abbiamo assistito a un blocco simile che è durato ben 16 giorni, lasciando i professionisti del web completamente al buio. E la storia si è ripetuta con sfumature diverse anche nel 2021, nel 2022 e ancora nel 2023.

Ogni volta la dinamica è la stessa: silenzio iniziale, speculazioni della community, ammissione tardiva del problema e rassicurazioni sul fatto che “il ranking non è a rischio”.

Certo, è confortante sapere che il sito è visibile agli utenti, ma per chi lavora con i dati, non averne accesso significa volare alla cieca.

Sembra quasi che la complessità dell’infrastruttura di Google stia crescendo più velocemente della loro capacità di monitorarla e reportizzarla. E mentre loro sistemano i “tubi” dietro le quinte, noi restiamo qui ad aspettare che i grafici riprendano vita, chiedendoci se quel calo di traffico sia reale o solo un fantasma statistico.

Questa incertezza ci porta dritti al cuore del problema operativo:

Come diavolo facciamo a lavorare in queste condizioni?

Lavorare alla cieca: le (poche) alternative rimaste

La realtà è che questo ritardo cade nel momento peggiore, proprio a ridosso dei report di fine mese. Se avevi in programma di mostrare al cliente come le ottimizzazioni di novembre hanno migliorato la copertura dell’indice, beh, dovrai inventarti qualcos’altro.

Google suggerisce di utilizzare lo strumento “Controllo URL” per verificare lo stato delle singole pagine, una soluzione che funziona in tempo reale e bypassa il problema del report aggregato.

Tuttavia, siamo onesti: controllare le pagine una per una è un lavoro da certosini che nessun professionista ha il tempo di fare su scala massiva.

È una toppa, non una soluzione.

È come dover controllare la pressione delle gomme di un camion scendendo a guardare ogni singola ruota perché la spia sul cruscotto è rotta.

Quello che dobbiamo portarci a casa da questa vicenda è una lezione di indipendenza. Affidarsi ciecamente e unicamente agli strumenti gratuiti di Google ci espone a questi rischi.

Il motore di ricerca continua a girare, i tuoi contenuti sono lì fuori e vengono trovati, anche se il grafico della Search Console è piatto come una tavola.

Continua a produrre qualità, a ottimizzare e a spingere, perché quando i dati torneranno (e torneranno), vorrai farti trovare pronto e non fermo ad aspettare che qualcuno riattacchi la spina.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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