Google Search Console, fine del blackout: report di indicizzazione di nuovo online, ma a quale prezzo?

Anita Innocenti

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Google Search Console in tilt: un campanello d’allarme che solleva dubbi sulla dipendenza del settore SEO da un’unica piattaforma.

Dopo settimane di attesa, Google ha finalmente risolto il grave blocco del report sull'indicizzazione nella Search Console. Sebbene i dati siano tornati disponibili, l'incidente ha evidenziato la problematica dipendenza dei professionisti SEO da un unico strumento, sollevando interrogativi sulla stabilità e l'affidabilità della piattaforma e lasciando la community con un profondo senso di incertezza per il futuro.

Un guasto “solo di facciata”? L’impatto reale del blocco

Diciamocelo chiaramente: quando per quasi un mese il tuo strumento principale di diagnosi ti mostra dati vecchi, il problema è tutt’altro che superficiale. Google si è affrettata a precisare che il bug riguardava solo la reportistica e non l’effettiva scansione, indicizzazione o posizionamento delle pagine.

Una rassicurazione che, però, lascia il tempo che trova.

Come fai a verificare se le tue ottimizzazioni funzionano?

Come puoi dimostrare a un cliente che la nuova sezione del suo sito è stata correttamente recepita dal motore di ricerca, se i dati sono fermi a settimane prima?

John Mueller, uno dei volti pubblici di Google, ha ammesso il disagio causato riconoscendo la frustrazione della community. Frustrazione più che giustificata, visto che il blocco ha significato per molti l’impossibilità di fare il proprio lavoro in modo efficace.

E come se non bastasse, il problema non era isolato. Poco prima, anche i report sulle performance avevano subito ritardi pesantissimi, dipingendo un quadro di instabilità generale degli strumenti che dovremmo considerare il nostro pane quotidiano.

A questo punto la luce si è riaccesa, ma il ritorno alla normalità è davvero una buona notizia o è solo la quiete prima della prossima tempesta?

Report aggiornati e notifiche in arrivo: cosa cambia ora

La notizia concreta è che il report sull’indicizzazione ha ripreso ad aggiornarsi. I dati, che erano rimasti bloccati al 21 novembre, sono finalmente avanzati, tornando alla consueta latenza di pochi giorni.

Insieme ai dati, sono ripartite anche le notifiche via email che segnalano problemi di indicizzazione, un’altra funzione essenziale rimasta in letargo durante il blackout. In pratica, la macchina sembra essere ripartita e quel fastidioso avviso di “problemi interni” che campeggiava nella Search Console può, almeno per ora, essere ignorato.

Abbiamo di nuovo i nostri dati, possiamo tornare a monitorare l’indicizzazione e a diagnosticare i problemi.

Tutto è bene quel che finisce bene, si potrebbe pensare.

Eppure, questo episodio lascia un sapore amaro in bocca e ci costringe a fare una riflessione ben più scomoda.

La vera domanda: quanto è sana la nostra dipendenza da Google?

Questo blackout non è stato solo un problema tecnico. È stato un campanello d’allarme che ci ha mostrato, ancora una volta, quanto il nostro intero settore dipenda dagli strumenti, e dai capricci, di un’unica, gigantesca azienda. Affidiamo le nostre analisi, le nostre strategie e la validazione del nostro lavoro a una piattaforma che, da un giorno all’altro, può decidere di smettere di funzionare correttamente, lasciandoci con un pugno di mosche.

La questione, quindi, va oltre il singolo bug.

Quanto è sostenibile basare intere carriere e il destino di tanti business su strumenti proprietari e centralizzati?

Questo incidente ci obbliga a chiederci se non sia il caso di iniziare a guardare oltre, a diversificare le nostre fonti di analisi e, soprattutto, a sviluppare un approccio più critico verso le piattaforme che usiamo.

Perché la prossima volta che Google avrà un “problema interno”, potremmo non essere così fortunati.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

25 commenti su “Google Search Console, fine del blackout: report di indicizzazione di nuovo online, ma a quale prezzo?”

  1. Alessandra Lombardi

    La rassicurazione di Google è la solita manfrina aziendale per mascherare il vero punto: la dipendenza da un unico fornitore si paga, e di certo non con i soldi di Mountain View.

    1. Alessandra Lombardi, hai centrato il punto. Ci hanno bendati dicendo che la strada è dritta, un atto di fede che sa di presa in giro. Questa dipendenza è un castello di carte. Mi chiedo se per il futuro dovrò imparare il braille digitale.

  2. Un singolo punto di rottura ha mandato in tilt la filiera. La rassicurazione di Google è fuffa. La questione è la nostra incapacità di costruire alternative. Un vizio di forma nel nostro stesso modello di business.

  3. Rassicurazioni risibili. Senza dati di riscontro, ogni azione è un puro atto di fede. Ci hanno semplicemente spento il cruscotto in piena corsa, lasciandoci guidare bendati e pretendendo che non fosse un problema per la destinazione.

    1. Benedetta Lombardi

      Maurizio Greco, guidare bendati è un problema solo se non conosci la strada; noi ci siamo preoccupati del contachilometri dimenticando la destinazione finale.

    1. Melissa Benedetti

      Vanessa De Rosa, ovvio che girava. Un piccolo stress test per noi. Hanno solo nascosto i dati per non farci copiare durante l’esame. Promossi o bocciati?

  4. Mi pare evidente la cortesia di Google nel testare la nostra capacità di operare al buio, un’utile esercitazione per futuri e più permanenti blackout. Chissà quanti hanno scoperto di possedere altre abilità professionali.

    1. Carlo Benedetti

      Simone De Rosa, la sua la definirei quasi speranza. Io la vedo più come la periodica ammonizione sulla nostra insignificanza, un gentile invito a ricordare chi detiene il controllo mentre noi giochiamo a fare gli imprenditori.

    2. Francesco De Angelis

      @Simone De Rosa, altro che esercitazione. Questa è una lezione sulla dipendenza. Ci affidiamo a un solo pannello di controllo. Quando salta, siamo ciechi. La vera domanda è: quale piano B esiste, se esiste?

  5. Dati fermi per un mese, loro dicono “tutto ok”. E io dovrei fidarmi? Mi sento un genio del business quando lavoro alla cieca.

  6. Il gigante ha avuto un colpo di tosse, e noi abbiamo temuto la polmonite. Un promemoria per chi, come me, dorme già con un occhio aperto.

    1. Daniele Palmieri

      Emma Rinaldi, più che un colpo di tosse, mi è sembrato il padrone di casa che spegne la luce per ricordarci di chi è l’interruttore. L’occhio aperto, a quel punto, non serve a nulla.

    2. Claudia Ruggiero

      Emma, più che di polmonite parlerei di un check-up gratuito che ci ha mostrato una dipendenza patologica dal termometro di Google, mentre la temperatura corporea è sempre stata sotto il nostro controllo. Bisognerebbe ringraziarli per la diagnosi.

      1. Giorgio Martinelli

        Claudia Ruggiero, il tuo punto sul check-up ci sta tutto, perché se l’indicizzazione non si è mai fermata, come dicono, il blackout ha solo messo a nudo la nostra ansia da prestazione. Alla fine, il vero problema è il nostro bisogno costante di conferme?

  7. Lamentarsi è inutile, ci hanno solo mostrato la nostra vulnerabilità come un favore. Ora sappiamo quanto siamo esposti, una preziosa lezione di business che non ci è costata nulla, a parte il nostro lavoro.

    1. Paola Caprioli, una lezione che non ci è costata nulla? Il tempo perso a navigare alla cieca vale oro. Ma è più comodo pensare sia un favore, piuttosto che ammettere di essere in loro pugno.

      1. Davide, il pugno lo senti solo quando si stringe. Per il resto del tempo è una comoda mano che ti guida, no? La vera lezione sta proprio in questa illusione di normalità.

    2. Paola Caprioli, più che un favore, lo vedo come uno specchio che ci hanno messo davanti. Questa dipendenza da un unico fornitore di dati è una catena dorata che si è mostrata per quello che è: una catena.

    1. Isabella Sorrentino

      @Greta Silvestri Rassicurante sapere che il motore funzionava mentre noi brancolavamo nel buio; la fiducia si basa su queste piccole attenzioni, no?

  8. Andrea Cattaneo

    Ci hanno lasciati allo sbaraglio per un mese, le loro rassicurazioni postume valgono poco. Quanto è fragile il nostro lavoro se poggia su queste fondamenta?

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