Google dovrà condividere i suoi dati con i competitor?

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Una decisione che, pur non smembrando l’azienda, vorrebbe obbligare il gigante tecnologico a condividere dati chiave con la concorrenza e potrebbe ridefinire le dinamiche del mercato web e dell’intelligenza artificiale.

La Commissione UE chiede a Google di condividere dati di ricerca (query, click, ranking) con terze parti, inclusi servizi AI, per aumentare la concorrenza nel rispetto del Digital Markets Act.

La sentenza: una vittoria a metà

La Commissione europea propone di obbligare Google a condividere con terze parti i dati del motore di ricerca (ranking, query, click, visualizzazioni), nel rispetto del Digital Markets Act.

L’obiettivo è permettere a concorrenti e anche chatbot AI di migliorare i propri servizi e competere davvero con Google.

Le misure riguardano: chi può accedere ai dati, quali dati vengono condivisi, con quale frequenza, a quali condizioni economiche e con garanzie di anonimizzazione.

Sembra una sconfitta su tutta la linea, vero?

Eppure, il Dipartimento di Giustizia americano aveva chiesto molto di più: voleva che Google vendesse Chrome e Android. Una richiesta respinta dal giudice, che ha definito l’operazione “incredibilmente disordinata e altamente rischiosa”.

Google, quindi, perde un pezzo del suo potere, ma tiene stretti i gioielli della corona. E, guarda caso, ha già tirato fuori la carta della privacy per lamentarsi della sentenza.

La scusa della privacy e la morsa europea

Google ha subito dichiarato che questi obblighi “avranno un impatto sui nostri utenti e sulla loro privacy”.

Nobile, vero?

Peccato che suoni un po’ come il lupo che si preoccupa della salute delle pecore. Per anni hanno raccolto ogni nostro singolo dato e ora si ergono a paladini della nostra riservatezza proprio quando un giudice gli chiede di condividere quelle informazioni per favorire la concorrenza.

Fa un po’ sorridere, non trovi?

Ma mentre in America si combatteva questa battaglia, dall’altra parte dell’oceano si stava già preparando un’altra offensiva. L’Unione Europea, con il suo Digital Markets Act (DMA), non è rimasta a guardare e ha messo Google in una morsa che si sta stringendo sempre di più.

L’impatto reale: cosa cambia per te e per l’IA

La verità è che questa doppia pressione, USA e UE, arriva in un momento storico. L’intelligenza artificiale sta riscrivendo le regole della ricerca online con strumenti come ChatGPT e Perplexity.

Questi nuovi attori, fino a ieri, partivano con un handicap enorme. Ora, con l’accesso ai dati di Google, la partita potrebbe riaprirsi.

Pensa a Microsoft: per anni ha provato a scalfire il dominio di Google con Bing, con risultati, diciamocelo, piuttosto modesti. Adesso, di colpo, potrebbe avere in mano le carte per competere ad armi quasi pari.

Google, ovviamente, ha già annunciato che farà appello.

E qui la domanda sorge spontanea: stiamo davvero assistendo all’inizio della fine di un monopolio, o è solo una mossa su una scacchiera molto più grande, dove le vere regole continueranno a essere scritte lontano dai nostri occhi?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

11 commenti su “Google dovrà condividere i suoi dati con i competitor?”

  1. Antonio Barone

    Dare in pasto dati anonimizzati e “selezionati” ai competitor mi sembra un modo elegante per avvelenarli lentamente con informazioni inutili. Chissà quali simpatici bias ci infileranno dentro per mandare fuori strada le intelligenze artificiali altrui?

  2. Daniele Palmieri

    Questa normativa è una splendida recita per convincere il pubblico che la partita è ancora aperta. I dati che Google cederà saranno i registri delle presenze, non il manuale di gioco. La performance di un business non si costruisce con gli avanzi altrui.

  3. L’idea che Google ceda dati utili è un esercizio di ottimismo legislativo. La concorrenza riceverà pacchetti di informazioni formalmente ineccepibili ma sterili, mentre la Commissione celebrerà una vittoria di Pirro. Assistere a questo teatrino burocratico è quasi divertente.

  4. Gabriele Caruso

    L’UE che imbriglia Google? È la favola della buonanotte per illudere il mercato. Ci regaleranno dati sterili, un osso senza midollo. E io, da bravo sognatore, continuerò a spiegare ai miei studenti come si cavalca una nuvola. Una commedia.

    1. Antonio Romano

      Andrea Cattaneo, chiamarlo teatrino è generoso. È una farsa in cui la Commissione si illude di aver messo le briglie al colosso, che in cambio lascerà cadere dal tavolo dati edulcorati e tardivi. Quale concorrenza si crea con le briciole avanzate dal banchetto altrui?

  5. Alessandro Parisi

    È commovente vedere la burocrazia europea convinta di poter imbrigliare un gigante con qualche cavillo, ignorando che i dati concessi saranno solo scarti accuratamente selezionati per rallentare gli altri.

  6. Obbligare un’azienda a cedere i frutti del suo lavoro è assistenzialismo digitale, non concorrenza. Regalare la mappa del tesoro non crea nuovi esploratori, ma solo pigri imitatori. Quando si inizierà a costruire le proprie navi?

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