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Contattaci oraScoperta e indicizzazione sono rapide, ma gli aggiornamenti possono richiedere fino a 30 giorni
Google ha pubblicato i tempi tipici di indicizzazione: 20 ore per scoprire un nuovo URL, 1,5 ore per l'indicizzazione completa, 30 giorni per aggiornare una pagina già conosciuta. Conta perché ridimensiona le aspettative di chi gestisce siti, ma la riserva è che si tratta di riepiloghi di terze parti, non di garanzie ufficiali sui singoli casi.
Un’ora e mezza per indicizzare una pagina da zero. Venti ore per scoprire un URL nuovo. Trenta giorni per aggiornarne uno già conosciuto. Lo scorso 2 ottobre, al Search Central Live Deep Dive Europe di Barcellona, Google ha finalmente messo i tempi nero su bianco — almeno secondo il riepilogo di John Campbell su Search Engine Journal.
I tempi ufficiali: scoperta rapida, aggiornamento lento
Partiamo dai numeri. Il riepilogo di Campbell elenca le fasi con i rispettivi tempi tipici. La scoperta di un nuovo URL richiede circa 20 ore. L’indicizzazione completa, end to end, si chiude in circa 1,5 ore. L’aggiornamento di una pagina già conosciuta è la parte più lenta: circa 30 giorni. Poi ci sono i tempi di recupero. La rimozione di un’azione manuale richiede da una a due settimane nel caso tipico. Il recupero dopo un core update — quegli aggiornamenti dell’algoritmo che possono ridimensionare la visibilità di un intero sito — richiede tipicamente da tre a sei mesi.
Numeri che fissano il punto di partenza. Ma cosa succede dopo che Google ha scoperto una pagina? E quando bisogna correggere qualcosa che si è rotto? Qui il racconto cambia.
Il divario tra annuncio e realtà
Per rispondere, bisogna guardare ai processi interni di Google, quelli descritti nella documentazione ufficiale. E lì i tempi si allungano parecchio.
Prendiamo il problema dei contenuti duplicati. Anche dopo aver corretto le anomalie, Google può mantenere le pagine in un cluster di duplicati fino a due settimane, come spiega la guida alla risoluzione dei problemi di canonicalizzazione. Tradotto: il tuo intervento è giusto, ma la Search Console non lo registra la notte stessa. L’analisi pubblicata da ppc.land è esplicita sul punto: un team editoriale che corregge una pagina e si aspetta una correzione immediata in Search Console non ha alcuna base per quell’aspettativa, proprio secondo la documentazione di Google.
Il caso dei cambi di URL è ancora più chiaro. Per siti di medie dimensioni, Google può impiegare alcune settimane o più per iniziare gradualmente a mostrare i nuovi indirizzi al posto dei vecchi, come descritto nella guida ai trasferimenti di sito con modifica degli URL. E la velocità con cui Googlebot e i sistemi elaborano gli URL spostati dipende in gran parte dal numero di URL coinvolti e dalla velocità del server. In pratica: più pagine sposti e più lento risponde il tuo hosting, più a lungo resterai con una parte del sito agganciata al passato.
C’è poi la questione dei core update. La documentazione sugli aggiornamenti principali è onesta: alcuni miglioramenti possono avere effetto in pochi giorni, ma possono servire diversi mesi perché i sistemi di Google imparino e confermino che il sito nel suo insieme produce contenuti utili, affidabili e pensati per le persone nel lungo termine. In altre parole: il punteggio non si muove quando muovi una pagina. Si muove quando l’intero progetto ha dimostrato di essere cambiato.
IndexNow e la via alternativa
La domanda resta aperta: e se ci fosse un modo per saltare la fila? Qui entra in scena IndexNow, il protocollo spinto da Microsoft e da altri motori di ricerca. La presentazione ufficiale del protocollo promette di dare a sviluppatori e creatori la possibilità di dare priorità alla scansione, limitando le costose scansioni esplorative e contribuendo a maggiore efficienza energetica e minore carico sui server. Niente tempi medi dichiarati; solo l’impegno a notificare i motori nel momento in cui una pagina cambia, invece di aspettare che il crawler passi a cercarla. È un annuncio di parte, com’è ovvio. Ma è una risposta diretta al divario che i numeri di Barcellona hanno messo in evidenza.
Per chi fa impresa online, i numeri di Google cambiano le aspettative. La scoperta può essere rapida: venti ore per un URL nuovo, novanta minuti per l’indicizzazione. Ma correzioni, sostituzioni e recuperi si muovono a velocità diverse: due settimane per un cluster di duplicati, un mese per aggiornare una pagina, fino a sei mesi per stare meglio dopo un core update. Pianificare ogni modifica sapendo che la visibilità ha tempi propri — e che non tutti dipendono da te — è la vera lezione di Barcellona. Strumenti come IndexNow, intanto, diventano una leva per ridurre il carico sui server e accelerare ciò che Google non garantisce.
