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L’annuncio di Google spaventa il mondo SEO: gli acquisti tramite AI mettono a rischio le strategie tradizionali?
Google ha lanciato Universal Commerce Protocol (UCP), un sistema che permette acquisti diretti nelle chat AI come Gemini, bypassando i siti web. La mossa ha scatenato il panico nella comunità SEO. Sebbene John Mueller di Google inviti all'agilità, il messaggio è chiaro: la SEO deve evolversi. La visibilità non dipenderà più dal ranking, ma da dati strutturati perfetti per l'IA.
La SEO è morta? la risposta (poco rassicurante) di Google
A rispondere alle preoccupazioni del settore ci ha pensato John Mueller, il Senior Webmaster Trends Analyst di Google, una figura che chi bazzica questo mondo conosce bene.
Intervenendo su Bluesky, Mueller ha usato il classico approccio diplomatico: “Non sono d’accordo, ma quando si tratta di tecnologia, è sempre bene essere agili”, una frase che suona più come un avvertimento che come una rassicurazione.
In pratica, ci sta dicendo che la SEO non morirà, ma deve prepararsi a cambiare pelle, e pure in fretta.
Come descritto da Organic Media Group, Mueller ha aggiunto che i professionisti non dovrebbero ignorare l’UCP, ma anzi dovrebbero aiutare i clienti a implementarlo per intercettare chi vorrà comprare tramite AI.
Diciamocelo, sembra quasi un “o ti adegui, o sei fuori”.
Al di là delle dichiarazioni di facciata, però, cosa cambia davvero sul campo di battaglia?
Perché se da un lato Google ci dice di stare tranquilli, dall’altro sta ridisegnando le regole del gioco a suo completo vantaggio.
Il vero cambiamento: i dati strutturati diventano il fulcro di tutto
La vera rivoluzione non è tanto nel “se” la SEO esisterà, ma nel “come”. L’UCP non sostituirà i canali esistenti, ma si aggiungerà ad essi, come ha sottolineato anche il CEO di Google, Sundar Pichai. Il punto è che questo nuovo canale dipende in modo quasi ossessivo da una cosa: la qualità e la coerenza dei tuoi dati.
I dati strutturati diventano la chiave di volta di tutto il sistema.
Se finora un feed di prodotti impreciso poteva causare qualche piccolo problema, con l’UCP un’incongruenza tra le informazioni sul sito e quelle nel feed può bloccare del tutto una transazione mediata dall’IA. Questo significa che il lavoro del SEO si sposterà sempre di più sulla garanzia che i dati che alimentano il commercio siano perfetti, discoverabili e coerenti su tutti i sistemi, altrimenti, semplicemente, l’IA non ti prenderà in considerazione.
Questo significa che la classica “corsa alla prima pagina” sta per finire, sostituita da una battaglia molto più silenziosa e tecnica?
A quanto pare, la risposta è sì.
Visibilità: non più una questione di ranking, ma di fiducia (dell’IA)
L’impatto più grande dell’UCP sarà proprio sulla natura della visibilità online. Se oggi lottiamo per un click dalla pagina dei risultati di ricerca, domani dovremo combattere per essere la raccomandazione di un’intelligenza artificiale. La visibilità non si misurerà più solo in base alla posizione in SERP, ma dalla capacità dei nostri prodotti e del nostro brand di essere “compresi” e ritenuti affidabili dalle piattaforme che guidano la scoperta.
Che Google non stia scherzando lo dimostra la lista di partner già a bordo del progetto: colossi come Shopify, Etsy, Target e Walmart, insieme a giganti dei pagamenti come Stripe, Visa e Mastercard.
Non è un esperimento, ma un cambio di paradigma a livello industriale.
La domanda, a questo punto, non è se la SEO sopravviverà, ma a quali condizioni e, soprattutto, a quale prezzo per chi non saprà o non potrà adattarsi a queste nuove regole imposte dall’alto.
