Veo 3.1 di Google: l’IA che trasforma le immagini in video verticali per TikTok e Shorts

Anita Innocenti

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Google promette video verticali di qualità cinematografica partendo da semplici immagini, ma la vera sfida sarà mantenere la coerenza visiva e non limitare la creatività dei content creator

Google lancia l'offensiva nel mondo dei social con Veo 3.1, il suo nuovo modello di IA che promette di creare video verticali di alta qualità da semplici immagini. Pensato per i creator di TikTok e Instagram, lo strumento mira a risolvere problemi di coerenza e qualità, integrandosi direttamente in YouTube. Una mossa strategica per dominare il mercato della creazione di contenuti assistita.

Dalle immagini ai video verticali, la nuova frontiera per i creator

Il cuore di questa novità si chiama Ingredients to Video.

Dimentica complessi software di editing.

L’idea di Google è disarmante nella sua semplicità: fornisci al sistema fino a tre immagini di riferimento – una per il soggetto principale, una per lo sfondo e una per definire lo stile visivo – aggiungi una descrizione testuale di quello che vuoi ottenere, e Veo 3.1 si occupa del resto.

Il risultato è un video in formato verticale 9:16, nativo, pronto per essere pubblicato senza bisogno di tagli o adattamenti che ne compromettano la qualità.

Una mossa che, come descritto da The Verge, punta a risolvere un problema che assilla chiunque crei contenuti per i social. Non si tratta più di adattare un video orizzontale a uno schermo verticale, ma di pensarlo e crearlo direttamente per quel formato.

Sembra tutto perfetto, quasi troppo facile.

Ma c’è un “ma”, come sempre quando si parla di video generati dall’IA: la coerenza.

Più controllo e coerenza? la vera sfida dell’IA

Diciamocelo, il vero tallone d’Achille di questi strumenti è sempre stato lo stesso: crei una scena, e in quella dopo il personaggio ha cambiato colore della maglietta o, peggio, ha un’espressione completamente diversa.

Google sostiene di aver fatto passi da gigante proprio su questo punto. Con Veo 3.1, promettono una coerenza visiva mai vista prima: personaggi che mantengono il loro aspetto, vestiti e pose attraverso più scene, e ambientazioni che non si trasformano a ogni stacco.

Secondo Ricky Wong, Lead Product Manager di Google DeepMind, l’aggiornamento offre “più coerenza, creatività e controllo”.

Parole che suonano bene, certo.

Ma chi lavora sul campo sa che la vera prova del nove non sta nelle dichiarazioni ufficiali, ma nei risultati che si ottengono giorno dopo giorno, progetto dopo progetto. L’asticella si alza anche sul fronte della qualità, con l’output a 1080p che diventa lo standard e l’introduzione di un upscaling a 4K per chi ha bisogno di produzioni più professionali.

E mentre ci promettono qualità cinematografica con un click, Google si assicura di mettere la sua firma su ogni creazione, in un modo quasi invisibile.

La firma di Google su ogni video e la conquista del mercato

La chiamano trasparenza, ed è una mossa astuta.

Ogni video creato con gli strumenti di Google includerà SynthID, una filigrana digitale impercettibile che serve a identificare il contenuto come generato artificialmente. Hanno persino messo a disposizione una funzione di verifica nell’app Gemini per controllare se un video sia stato creato o meno con i loro sistemi.

Ma non illudiamoci che si tratti solo di etica.

Questa è anche una mossa di posizionamento potentissima.

L’integrazione di queste funzioni direttamente in YouTube Shorts e nell’app YouTube Create, per ora solo in alcuni paesi selezionati, la dice lunga sulla strategia. Non ti stanno solo dando uno strumento, te lo stanno mettendo in mano esattamente dove già lavori.

La strategia è chiara: integrare lo strumento dove i creator già vivono per chiudere il cerchio.

Stanno offrendo strumenti potenti, è innegabile.

Ma la domanda che dobbiamo farci è se questa spinta verso la creazione “assistita” ci renderà più creativi o semplicemente più dipendenti dalla loro tecnologia.

La partita è appena iniziata.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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