Google lancia il Virtual Try-On in UK e India: la rivoluzione AI contro i resi

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Google porta la prova virtuale degli abiti nel Regno Unito e in India, puntando sull’IA per ridurre i resi e migliorare l’esperienza di shopping online.

Google estende il suo strumento di prova virtuale per abiti a Regno Unito e India. Non è solo un gadget per utenti: è una mossa strategica basata su IA generativa per aggredire il costoso problema dei resi. L'obiettivo è chiaro: dominare il percorso d'acquisto online, trasformando la ricerca in un camerino virtuale e fidelizzando l'utente.

Diciamocelo chiaramente: comprare vestiti online è ancora un terno al lotto.

Tu vedi quella camicia perfetta sul modello, la ordini convinto che ti starà d’incanto, e quando arriva sembri un insaccato o, peggio, ci navighi dentro.

Il risultato?

Tu sei frustrato e il venditore si becca un reso che gli costa un occhio della testa. Google questo lo sa bene e ha deciso che è arrivato il momento di cambiare le carte in tavola proprio prima del picco di acquisti natalizi.

La notizia fresca, che forse ti è sfuggita mentre eri impegnato a controllare i ranking, è che il tool di Virtual Apparel Try-On (la prova virtuale dei vestiti basata sull’IA generativa) sta sbarcando ufficialmente nel Regno Unito e in India.

Non stiamo parlando di quei vecchi filtri 2D che incollavano un’immagine piatta sopra la tua foto.

Qui la tecnologia è seria.

Come riportato direttamente sul blog ufficiale di Google, questa funzione permette agli utenti di vedere come un capo d’abbigliamento cadrebbe su una vasta gamma di modelli reali, con taglie e forme del corpo diverse, dalla XXS alla 4XL.

Ma perché Google ha premuto l’acceleratore proprio adesso su questi mercati? La risposta non è solo tecnologica, è puramente strategica.

Non è magia, è generative AI (quella vera)

Se pensi che questa sia solo una feature carina per far giocare gli utenti, ti sbagli di grosso.

Dietro c’è un modello di diffusione generativa che è capace di prendere un’immagine di un capo d’abbigliamento e “capire” come si comporta il tessuto. Non si limita a sovrapporre l’immagine; il sistema calcola come quella stoffa si piega, come si tende sul corpo, come reagisce alla luce e persino come crea le ombre.

In pratica, Google sta addestrando la sua IA per replicare l’esperienza del camerino fisico, ma senza farti alzare dal divano.

Per un cliente che deve comprare un vestito per il Diwali in India o per il Natale a Londra, questo significa poter scegliere un modello che assomiglia davvero al proprio tipo di corpo e vedere una simulazione realistica del fit.

Capisci la portata della cosa?

Stiamo togliendo l’incertezza dall’equazione dell’acquisto. E quando togli l’incertezza, le conversioni salgono.

Eppure, c’è un altro lato della medaglia che molti sottovalutano, ed è lì che si gioca la vera partita per chi fa business.

Il vero obiettivo: uccidere il tasso di reso

Parliamoci chiaro: i resi sono il male dell’e-commerce di moda.

Le persone comprano due o tre taglie, ne tengono una e rimandano indietro il resto. È un costo insostenibile per i merchant e un problema logistico enorme.

Portando questa tecnologia in mercati giganteschi come l’India e sofisticati come il Regno Unito, Google non sta solo facendo un favore agli utenti. Sta cercando di diventare il punto di partenza imprescindibile per lo shopping, rubando terreno ai marketplace verticali.

Se l’utente sa che su Google Shopping può “provare” il capo, è meno probabile che vada a cercare altrove o che acquisti alla cieca su piattaforme che non offrono questa sicurezza.

È una mossa per trattenere l’utente nell’universo Google il più a lungo possibile, trasformando il motore di ricerca in un vero e proprio assistente personale di stile.

Ma attenzione, perché non è tutto oro quello che luccica e ci sono dei limiti tecnici che dobbiamo considerare.

Siamo pronti o è solo hype?

La tecnologia è impressionante, ma la sua diffusione ci pone davanti a una sfida.

Per funzionare, questo sistema ha bisogno di immagini di altissima qualità e di dati strutturati perfetti forniti dai merchant. Se tu gestisci un e-commerce e carichi foto sgranate o schede prodotto approssimative, l’IA di Google non potrà fare miracoli con i tuoi prodotti.

L’espansione in UK e India è un test stressante per l’infrastruttura di Google, ma è anche un segnale inequivocabile per noi addetti ai lavori: l’esperienza visiva non è più un accessorio, è il cuore della transazione.

Se non ti adegui a questi standard, rischi di sparire dai radar mentre i tuoi competitor, quelli che hanno capito l’andazzo, si prendono tutto il traffico qualificato.

Quindi, occhi aperti.

Questa non è una semplice update, è un cambio di paradigma nel modo in cui le persone compreranno moda online da qui ai prossimi anni.

E tu, sei pronto a ottimizzare le tue immagini o stai ancora aspettando che passi la tempesta?

#avantitutta

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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