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La nuova campagna dell’azienda per il suo assistente AI Claude mostra immagini di distruzione e scenari distopici, puntando a generare ansia per posizionarlo come l’unica alternativa sicura e responsabile.
Anthropic adotta una controversa strategia di marketing per il suo assistente Claude, utilizzando spot apocalittici per generare paura verso l'IA non controllata. L'obiettivo è presentarsi come l'unica opzione sicura, in netto contrasto con rivali come OpenAI. Una scommessa rischiosa che divide il pubblico tra chi apprezza l'audacia e chi la vede come pura manipolazione.
Un marketing che puzza di apocalisse
Lo spot si apre con un pugno nello stomaco: una casa divorata dalle fiamme.
Diciamocelo, non è proprio l’immagine rassicurante che ti aspetteresti da un’azienda tecnologica.
Subito dopo, una raffica di immagini ancora più cupe: una folla spiata dal riconoscimento facciale, un senzatetto per strada, un cimitero sterminato e minatori al lavoro per estrarre i materiali dei nostri smartphone.
Il tutto condito da voci fuori campo che si chiedono:
Ci si può fidare dell’IA?
Chi premerà il freno se le cose si mettono male?
Questa è la nuova campagna di Anthropic per il suo assistente AI, Claude. Invece di mostrarti quanto sia utile e innovativo, l’azienda ha deciso di farti venire l’ansia.
Come descritto da TechCrunch, l’obiettivo sembra essere proprio quello di inquietare il pubblico, presentando Claude come l’unica alternativa sicura in un futuro distopico.
Una strategia a dir poco audace, che punta a vendere un prodotto facendo leva sulla paura di ciò che i suoi concorrenti potrebbero diventare.
Ma non è la prima volta che Anthropic gioca la carta della provocazione.
Dalla satira alla paura: la guerra di nervi con OpenAI
Forse ricorderai i loro spot del Super Bowl, dove prendevano in giro l’idea di inserire pubblicità nelle conversazioni con un’IA. In quelle pubblicità, assistenti digitali fin troppo allegri interrompevano discorsi personali e intimi per vendere prodotti improbabili, come solette per “re di bassa statura” o un sito di incontri per donne mature.
Il messaggio era chiaro: “La pubblicità sta arrivando sull’IA. Ma non su Claude”.
Un attacco frontale e nemmeno troppo velato a OpenAI, che sta esplorando proprio questa via per monetizzare ChatGPT.
Quella campagna ha scatenato un putiferio. Sam Altman, il CEO di OpenAI, ha reagito con una sfuriata online che la BBC ha definito senza mezzi termini un “capriccio”, finendo per essere deriso sui social.
Ora, con questo nuovo spot apocalittico, Anthropic alza ulteriormente la posta: non si limita più a prendere in giro la pubblicità, ma dipinge un quadro desolante dei rischi sociali legati a un’IA senza controllo.
Ma la domanda è: questa guerra a colpi di spot sta davvero pagando?
Fiducia o manipolazione? Il vero prezzo della “sicurezza”
I pareri sono discordanti, e i dati non aiutano a fare chiarezza.
Da un lato, secondo i dati di BNP Paribas citati da Forbes, Anthropic ha visto il maggior aumento di utenti tra le aziende AI che hanno fatto pubblicità durante il Super Bowl, suggerendo che il messaggio anti-pubblicità abbia fatto breccia. Dall’altro, diverse società di analisi hanno riferito a Reuters che alcuni di quegli spot sono stati percepiti male dal pubblico, risultando fastidiosi e inquietanti.
La verità è che Anthropic sta facendo una scommessa enorme, spendendo milioni di dollari per campagne che mettono a disagio il potenziale cliente. L’idea di fondo è che, spaventandoti a sufficienza sui pericoli dell’IA, correrai a rifugiarti tra le braccia del loro Claude, visto come il salvatore “sicuro e responsabile”. Resta da vedere se questa strategia porterà le persone a fidarsi di loro o se, al contrario, finirà per alimentare una diffidenza generalizzata verso l’intera tecnologia, loro compresi.
Perché a giocare troppo con la paura, si sa, si rischia di bruciarsi.
Proprio come quella casa nel loro spot.

Plasmare le nostre paure più profonde per poi offrirci una salvezza a pagamento mi gela il sangue. Questo è un baratto che trasforma l’angoscia collettiva in un loro asset finanziario. Quale sarà il prossimo abisso che ci inviteranno a fissare?
Dipingo il finimondo per venderti il mio ombrello, una tecnica vecchia come il cucco; se converte, tanto di cappello. Chissà quali sono i loro KPI.
@Benedetta Lombardi I loro KPI? Tasso di paranoia e ansia per lead. Il marketing del terrore è un copione vecchio, ma il pubblico applaude sempre al finale salvifico.
È ammirevole la sfacciataggine con cui vendono la salvezza dopo aver dipinto il girone infernale dei loro concorrenti. A volte penso che il mio lavoro sia troppo onesto. Ma chi controlla il controllore benevolo quando diventa l’unico sul mercato?
@Carlo Bruno Mi irrita che abbiano trovato un posizionamento di mercato così efficace partendo da un’emozione così banale; alla fine venderà più della tecnologia stessa.
Ci stanno vendendo la cura dopo averci iniettato la malattia, è un giochetto che specula sull’ansia collettiva. Tutta sta roba mi pare solo una forma di violenza psicologica. A che punto siamo arrivati?
Hanno semplicemente applicato il manuale del bravo venditore di assicurazioni sulla vita: prima ti dipingono il funerale con tutti i crisantemi e poi ti porgono la penna per firmare la polizza. E io, da brava ingenua, ammetto che quasi ci casco.
Hanno costruito un imbuto di vendita con due ingressi: l’inferno promesso dai competitor e il paradiso custodito da Claude. Il click-through rate si alimenta della nostra ansia esistenziale, mi pare evidente.
Creano il mostro per vendere il guinzaglio. Solito teatrino per polli. Scegli il tuo carceriere, chiamala libertà. La vera domanda non è chi è sicuro, ma da quando il panico è diventato una USP?
Vendono la cura seminando il panico, un A/B test sulla nostra paura. Quale sarà la metrica di conversione per la salvezza digitale?
@Nicola Caprioli La salvezza digitale si misura in churn rate. Costruiscono una cattedrale sulla paura per vendere indulgenze in abbonamento, trasformando l’ansia collettiva in un banale KPI di retention.
Ci vendono una gabbia dorata chiamandola rifugio, dopo aver dipinto la giungla là fuori con i colori dell’inferno. Ma chi tiene le chiavi di questa prigione così confortevole?
Alice Rinaldi, la domanda sulle chiavi è il diversivo perfetto che vogliono farti fare. Le chiavi sono il market share. Stanno semplicemente costruendo il loro fossato con i mattoni della paura pubblica. L’unica domanda che conta: il loro prodotto è superiore o è solo fumo?
La sua analisi sul market share è lucida. Eppure, il metodo di vendita non è un accessorio del prodotto, ne definisce la natura. Un’intelligenza artificiale presentata con la paura può essere considerata intrinsecamente più sicura o etica di un’altra?
Alice, l’etica è solo fumo negli occhi. Qui la gara è a chi mette il guinzaglio, non a chi addestra il cane migliore.
Presentarsi come i “buoni” creando il panico è geniale. Peccato che dietro la maschera della sicurezza ci sia sempre lo stesso obiettivo: il nostro portafoglio.
Creano il mostro per poi venderti il guinzaglio, che furbacchioni questi.
Creare il panico per poi vendere l’antidoto è una mossa vecchia quanto il mondo. Mi chiedo solo se la gente si accorga che il vero pericolo sono questi teatrini, non l’intelligenza artificiale in sé.