Perplexity AI in tribunale: Mediaset e RTI aprono la battaglia italiana sul copyright

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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L’accusa è di aver utilizzato opere protette da copyright per addestrare l’IA, innescando una potenziale battaglia legale che potrebbe riscrivere le regole sull’utilizzo dei contenuti creativi online.

La battaglia sul copyright dell'IA arriva in Italia. Mediaset, tramite RTI e Medusa Film, ha citato in giudizio Perplexity AI per l'uso non autorizzato dei propri contenuti audiovisivi. Questa azione legale si inserisce in una guerra globale dei creatori contro lo sfruttamento sistematico delle loro opere, mettendo in discussione il modello di business delle Big Tech.

Perplexity AI sotto attacco: Mediaset e RTI portano la sfida del copyright in tribunale

Credevate che l’Italia restasse a guardare in silenzio mentre le Big Tech americane facevano man bassa dei nostri contenuti creativi?

Vi sbagliavate di grosso.

Ieri è successo qualcosa che potrebbe cambiare le regole del gioco anche qui da noi: RTI e Medusa Film, due colossi del gruppo MFE-MediaForEurope, hanno deciso che la misura è colma e hanno citato in giudizio Perplexity AI presso il Tribunale Civile di Roma.

Non stiamo parlando di una letterina di diffida, ma di una vera e propria azione legale che punta dritto al cuore del problema: l’utilizzo non autorizzato di opere audiovisive e cinematografiche per addestrare l’intelligenza artificiale.

Come riportato dal Corriere della Sera, le due società italiane accusano la startup californiana di aver sfruttato “sistematicamente e su larga scala” il loro materiale protetto da copyright.

E qui scatta la domanda che dovresti farti anche tu: se possono prendere i film di Medusa senza pagare, cosa impedisce loro di prendere i tuoi contenuti?

Ma il punto tecnico è ancora più interessante, perché non si tratta solo di aver “letto” dei dati.

Il “furto” in tempo reale: come funziona davvero il modello RAG

Per capire la gravità della situazione, dobbiamo scendere un attimo nel tecnico, ma te lo spiego in modo che sia cristallino. Perplexity non è la classica IA che ha studiato su libri vecchi; utilizza un sistema chiamato RAG (Retrieval Augmented Generation).

In pratica, quando tu fai una domanda, lei corre sul web, legge le informazioni fresche e te le riassume.

Sembra fantastico per l’utente, vero?

Peccato che per i creatori di contenuti sia un incubo.

Per gli accusatori, il problema di Perplexity è doppio: viola il copyright sia in “entrata” (quando scansiona e incamera i dati per capire cosa dire) sia in “uscita” (quando ti sputa fuori la risposta che spesso è una copia quasi esatta dell’originale).

Anzi, fanno pure di peggio: incoraggiano l’utente a “saltare i link”, ovvero a leggere la risposta dell’IA senza mai visitare il sito che ha prodotto quella notizia o quel video.

Capisci il danno?

Ti rubano il contenuto e ti uccidono il traffico nello stesso istante.

Ed è proprio su questo meccanismo perverso che RTI e Medusa stanno battendo i pugni, ma non sono certo le uniche a essersi stufate.

Basti pensare alle accuse di Cloudflare e della BBC per citare solo i casi più famosi…

Una guerra mondiale: dal New York Times a Medusa

Se pensi che questa sia solo una scaramuccia italiana, ti invito a guardare il quadro generale, perché la situazione è bollente ovunque. Mediaset si sta unendo a una lista sempre più lunga di giganti che hanno deciso di dire basta. Pensa che lo scorso ottobre anche Reddit ha fatto causa a Perplexity, accusandola di aver scansionato tre miliardi di risultati in due settimane ignorando bellamente i protocolli di sicurezza, come descritto dalla Copyright Alliance.

E non dimentichiamoci del New York Times contro OpenAI o di Getty Images contro Stability AI.

Cosa chiedono quindi le nostre aziende italiane?

Non si accontentano delle scuse. Vogliono che il giudice dichiari illegale questa condotta, inibisca l’uso dei loro contenuti e, ovviamente, condanni Perplexity al risarcimento dei danni. Hanno persino chiesto una penale per ogni futura violazione.

Siamo onesti: queste multinazionali dell’IA hanno costruito imperi miliardari sulle spalle del lavoro altrui, scommettendo sul fatto che chiedere scusa (o pagare una multa tra dieci anni) costasse meno che chiedere permesso. Ma ora che i tribunali iniziano a riempirsi di fascicoli, quella scommessa potrebbe rivelarsi perdente.

E tu, da che parte stai in questa storia?

Perché il prossimo contenuto “risucchiato” dal web potrebbe essere proprio il tuo.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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