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Un cambio di rotta radicale, dettato da costi insostenibili e da un mercato che preferisce la realtà aumentata, segna la fine di un’era e l’inizio di una nuova strategia aziendale.
La costosa scommessa di Meta sul Metaverso si è rivelata un fallimento. La società chiude la sua piattaforma VR Horizon Worlds, ammettendo l'insostenibilità del progetto dopo miliardi investiti. Questo drastico cambio di rotta segna un pivot strategico verso tecnologie più pragmatiche come l'intelligenza artificiale e la realtà aumentata, ridefinendo di fatto l'identità e il futuro dell'azienda.
La grande ritirata di Meta: addio al metaverso, la scommessa è persa
Ricordi quando, nel 2021, Facebook ha cambiato nome in Meta?
Sembrava l’inizio di una nuova era, una dichiarazione d’intenti che prometteva mondi virtuali e una rivoluzione immersiva. Miliardi di dollari investiti, un re-branding che suonava quasi come un manifesto programmatico.
Beh, a quanto pare la festa è finita.
Meta sta per staccare la spina a Horizon Worlds in realtà virtuale, trasformando la sua creatura più ambiziosa in una semplice esperienza per smartphone.
Un cambio di rotta così drastico, dopo aver scommesso l’identità stessa dell’azienda, suona quasi come una beffa. La visione di un futuro in cui avremmo tutti indossato un visore per vivere, lavorare e socializzare si è scontrata con la dura realtà.
Ma come si è arrivati a smantellare un progetto così imponente?
La verità sta nei dettagli, e il piano di dismissione è già scritto nero su bianco.
Le ragioni di un flop annunciato: tra tecnologia e mercato
Il cronoprogramma è spietato. Entro il 31 marzo 2026, Horizon Worlds sparirà dallo store di Meta Quest, e dal 15 giugno l’app verrà cancellata del tutto dai visori.
La nota ufficiale parla chiaro: “Dopo il 15 giugno l’app Horizon Worlds verrà rimossa da Quest e i mondi non saranno più disponibili in realtà virtuale”, come scrive Il Post.
Diciamocelo, è la certificazione di un fallimento.
Il CTO di Meta, Andrew Bosworth, ha ammesso che lo sviluppo simultaneo per VR e mobile costringeva i team a un doppio lavoro insostenibile.
La sua soluzione?
“C’è un modo semplice per accelerare lo sviluppo: lasciarli lavorare per i dispositivi mobili”, ha dichiarato, confermando di fatto che la priorità è tornata a essere lo schermo che teniamo in tasca.
Il metaverso, con i suoi costi esorbitanti e le sue barriere tecnologiche, non ha mai sfondato, rimanendo un passatempo per una nicchia di appassionati e nulla più.
Hanno buttato via miliardi per scoprirlo.
E ora?
Stanno con le mani in mano?
Neanche per sogno.
La verità è che, mentre tutti guardavamo i visori, Meta stava già preparando il suo piano B.
Dalle ceneri del mondo virtuale: la nuova rotta è la realtà (aumentata)
Mentre il sogno immersivo si sgretolava, un’altra tecnologia prendeva piede: la realtà aumentata.
Il successo, quasi inaspettato, degli smart glasses creati con Ray-Ban ha mostrato a Meta la via. Il mercato non vuole isolarsi dal mondo, ma arricchirlo con informazioni e funzionalità integrate in modo discreto.
La nuova strategia, come descritto da Elle Decor, abbandona l’utopia per abbracciare un approccio più pragmatico, validando le scelte più prudenti di concorrenti come Apple e Samsung.
La realtà virtuale non scompare, ma viene ridimensionata a strumento per settori specifici come la medicina o la formazione, perdendo ogni pretesa di diventare la “nuova internet”.
Le risorse, inclusi i quasi 1.000 dipendenti tagliati dalla divisione Reality Labs, vengono ora dirottate sull’intelligenza artificiale e su dispositivi indossabili sempre più intelligenti.
Così, il nome “Meta” assume un significato completamente diverso: non più la fuga in una realtà alternativa, ma l’espansione di quella fisica attraverso uno strato digitale che promette di essere sempre più invisibile e proattivo.
Un riposizionamento strategico che sa tanto di “abbiamo sbagliato tutto, ricominciamo da qui”.

Cambiano i mobili in una casa che scricchiola. Più che una nuova rotta, sembra una fuga ben mascherata da progresso.
Un altro grande sogno tecnologico si infrange. Miliardi sprecati in un progetto senza utenti. Noi analisti lo dicevamo. Quando torneremo a investire su problemi reali e non su mondi di fantasia?
Hanno cambiato nome per un castello di carte. Miliardi spesi per un mondo vuoto. Adesso l’intelligenza artificiale è la nuova bandiera da sventolare. Stanno solo dando una mano di vernice fresca a un muro che crolla?
@Marta Amato Hanno solo scambiato un costoso salotto virtuale con un assistente che scrive poesie. Mi domando quale miraggio compreranno l’anno prossimo.
Il format del Metaverso non ha funzionato, si cambia. Ora tocca all’AI. Un bel bagno di umiltà da miliardi di dollari.