Le regole del digitale stanno cambiando.
O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.
Contattaci ora →
Meta Compute nasce per accentrare l’infrastruttura IA, con un investimento di miliardi e un ex banchiere per accordi con i governi: la corsa è iniziata.
Con la nuova divisione Meta Compute, Mark Zuckerberg dichiara guerra per il dominio dell'infrastruttura AI. Non si tratta più di software, ma di potenza di calcolo ed energia. Con investimenti da centinaia di miliardi, Meta punta a trasformare il 'metallo' in un vantaggio strategico decisivo, sollevando però enormi questioni su costi energetici e impatto globale.
Meta alza la posta: nasce “Meta Compute” per dominare l’IA
A guidare questa nuova e potentissima unità , che risponderà direttamente a Zuckerberg, ci sarà un duo composto da Santosh Janardhan, già a capo dell’infrastruttura globale di Meta, e Daniel Gross, un nome nuovo arrivato da Superintelligence, come annunciato su Threads dallo stesso padre di Facebook.
E qui la faccenda si fa interessante: nel team c’è anche Powell McCormick, un ex dirigente bancario con un passato in politica.
Il suo compito, come descritto da Axios, sarà quello di stringere accordi con governi ed enti sovrani per finanziare e costruire l’infrastruttura di Meta.
Un collegamento diretto tra big tech e potere politico che, diciamocelo, merita di essere tenuto d’occhio.
Per quanto riguarda le risorse, le cifre fanno girare la testa: si parla di un impegno a spendere oltre 600 miliardi di dollari in infrastrutture e occupazione negli Stati Uniti entro il 2028, con una buona parte destinata proprio ai data center per l’IA.
Ma perché tutta questa fretta? Perché centralizzare tutto sotto il controllo diretto di Zuck, come se non ci fosse un domani?
Non è più una questione di software, ma di mattoni e cavi
La risposta è semplice: la vera partita non si gioca più solo sugli algoritmi, ma sulla potenza di calcolo pura e semplice. La capacità computazionale è diventata il vero collo di bottiglia nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Come spiegato da Biswajeet Mahapatra, analista di Forrester, questa fame di potere di calcolo sta costringendo l’intero settore tecnologico a evolversi, richiedendo interconnessioni ottiche più veloci e una maggiore capacità della fibra.
L’infrastruttura di rete non è più un dettaglio secondario, ma “un vincolo primario” per le prestazioni. Questo significa che gli ingegneri devono risolvere un puzzle gigantesco: bilanciare consumo energetico, dissipazione del calore e posizionamento dei carichi di lavoro su una scala mai vista prima.
Tutto questo potere, però, ha bisogno di una cosa tanto semplice quanto fondamentale: energia.
Tanta energia.
E questo ci porta dritti al cuore del problema, quello che potrebbe riguardare tutti noi.
Un’ambizione con un prezzo (molto) alto per tutti
L’espansione di Meta avrà un impatto enorme sulle reti elettriche e sulle economie locali. L’azienda ha già pianificato di creare 15 gigawatt di nuova energia da immettere nelle reti statunitensi e si è impegnata a costruire nuove strade e sistemi idrici per supportare i suoi data center.
Meta ha anche promesso di diventare “water positive” entro il 2030, restituendo più acqua di quanta ne consuma. Una promessa nobile, certo, ma che andrà verificata con i fatti, specialmente quando si parla di un’azienda che consumerà risorse a livelli mai visti prima.
Questa corsa all’infrastruttura è guidata dalla visione di un singolo uomo, Mark Zuckerberg, che detiene ancora il 61% del potere di voto in Meta. La sua mossa è una dichiarazione di guerra per il futuro dell’intelligenza artificiale, una guerra combattuta a colpi di miliardi e gigawatt.
La domanda che resta sul tavolo è semplice: in questa corsa sfrenata alla potenza, chi finirà per pagare il conto più salato?
