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Con la “Citation Share” e altre funzionalità nei Bing Webmaster Tools, l’azienda intende far luce sull’uso dei contenuti da parte dell’IA, ma gli specialisti si interrogano sulla reale utilità di queste metriche per la generazione di traffico e la piena comprensione del fenomeno.
Microsoft ha introdotto nuovi strumenti in Bing Webmaster Tools, tra cui la metrica "Citation Share", per mostrare come l'IA usa i contenuti dei publisher. L'obiettivo è offrire più trasparenza sulla visibilità nelle risposte di Copilot. Tuttavia, l'accoglienza degli esperti SEO è tiepida: i dati sono considerati un primo passo, ma non ancora una vera rivoluzione, mancando correlazioni dirette con il traffico.
La “Citation Share”: una fetta della torta, ma non sai quanto è grande
Parliamoci chiaro: la novità più sbandierata si chiama Citation Share. In pratica, ti dice quale fetta della “torta delle citazioni” si prende il tuo sito per una specifica ricerca che alimenta l’IA. Se Copilot cita dieci fonti per rispondere a una domanda, questo numeretto ti dice se la tua è una di quelle dieci e con che “peso”.
Microsoft stessa la definisce una metrica di visibilità, non di traffico o di posizionamento. E qui casca subito l’asino: è un dato relativo, che si aggiunge al conteggio grezzo delle citazioni che già avevamo.
Bello, ma non ti dice chi sono gli altri nove che si stanno mangiando il resto della torta, né ti dice se da quella citazione ti arriverà mai un solo click.
Si tratta di un’indicazione di “spazio occupato”, che però lascia aperte le domande più importanti.
Un numero da solo, si sa, dice poco.
E qui Microsoft prova a darci qualche strumento in più per interpretarlo.
Intents, topics e compare: un tentativo di dare un contesto ai dati
Accanto alla Citation Share, arrivano infatti altre tre funzionalità pensate per dare un po’ di profondità all’analisi.
La prima è Intents, che raggruppa le ricerche per intento, tipo informativo o transazionale, per farti capire perché l’IA ti sta citando. La seconda è Topics, che mette insieme ricerche simili sotto un unico cappello tematico, così puoi vedere la tua visibilità su argomenti più ampi senza perderti tra mille query specifiche.
Infine, c’è Compare, uno strumento per confrontare periodi diversi e capire se le tue attività stanno portando a un aumento o a una diminuzione delle citazioni. Sulla carta, questi strumenti dovrebbero trasformare una semplice lista di dati in qualcosa di più strategico.
Tutto questo sembra un bel passo avanti, no?
Finalmente un po’ di luce.
Ma gli addetti ai lavori, quelli che con questi dati ci campano, cosa dicono davvero?
Sono tutti convinti?
L’accoglienza degli esperti: bene il primo passo, ma i “però” sono tanti
E gli esperti del settore?
Diciamocelo, l’accoglienza è stata tiepida, un misto di “finalmente qualcosa” e “sì, ma…”.
Certo, è la prima volta che abbiamo dati di prima parte sulle citazioni AI, e non è poco. Ma, come fanno notare quasi tutti, ci sono dei “però” grandi come una casa. Il primo, e più pesante, è che stiamo parlando di citazioni, non di traffico.
Non sappiamo quanti utenti cliccano, né se lo fanno. In secondo luogo, i dati sono un campione, non il totale, e coprono solo l’universo Microsoft, lasciando fuori tutto il resto, Google in primis.
L’analisi di CXL, un’azienda di consulenza, mette il dito nella piaga: le pagine più citate dall’IA sono spesso quelle che già si posizionano bene a livello organico. La loro conclusione è disarmante nella sua semplicità: le solide basi della SEO restano il motore principale anche per la visibilità nell’IA.
Insomma, nessuna formula magica.
La trasparenza è ancora lontana e, per ora, questi dati sembrano più un contentino che una vera rivoluzione per chi fa il nostro mestiere.

Siamo diventati i contabili del nostro saccheggio. Metriche per misurare la nostra inutilità.
Ci danno i numeri del saccheggio per compilare statistiche sulla nostra irrilevanza.
Un termometro preciso per un paziente morto. A cosa giova questa contabilità?
Danilo, è il referto autoptico. Utile solo a chi ha già venduto le bare.
Ci forniscono l’autopsia in tempo reale del nostro traffico, un referto impeccabile sulla nostra espropriazione. A cosa serve la contabilità precisa di un furto, se non a umiliare ulteriormente la vittima?
Nicola, la contabilità del furto è solo fuffa per analisti. Un contentino numerico per farci sentire impegnati mentre il modello di business collassa. Bel format.
Renata, altro che contentino. È un referto dettagliato di come ci stanno espropriando, servito con la pretesa di aiutarci. Ci misurano la febbre mentre appiccano l’incendio.
@Nicola Caprioli Ci danno il referto, ma non la cura. Io con questi numeri dovrei prendere decisioni. E invece mi viene solo l’ansia di guardare le analytics il mese prossimo.
Federica Testa, quali decisioni? L’unica l’hanno già presa loro: cannibalizzare il nostro lavoro. Ci danno queste metriche come un contentino, una pacca sulla spalla prima di affossarci. Stiamo solo misurando quanto velocemente diventiamo irrilevanti, a quanto pare.
Una medaglia per il nostro ego, mentre il traffico va a morire altrove. Applausi.
Una trasparenza che gela il sangue: ci mostrano con precisione millimetrica come la nostra competenza venga assorbita e resa superflua. Questo cruscotto non è uno strumento, è un conto alla rovescia verso la nostra irrilevanza.
Ci consegnano una bussola che misura la nostra eco in una cattedrale vuota, una metrica di pura vanità che ignora il flusso di persone verso l’altare. Ci lasciano a interrogarci sul valore effettivo di questa visibilità senza un pubblico reale.
Un cruscotto per misurare la nostra irrilevanza. Che gentile concessione.
@Angela Longo Ci lamentiamo sempre di non avere dati, e ora che ce li danno ci lamentiamo lo stesso. Non saremo mai contenti noi SEO.
Una metrica per misurare la nostra quota di visibilità nel nulla cosmico, mentre il traffico viene cannibalizzato altrove. È rassicurante avere un cruscotto per monitorare la propria estinzione.
Ci offrono le statistiche sulle briciole mentre l’IA si mangia la torta del traffico. Questa “trasparenza” è una presa in giro per chi lavora.
Microsoft ci regala un’altra metrica per tenerci occupati mentre il traffico reale va chissà dove; è come contare le gocce di pioggia durante un’alluvione, un passatempo carino ma che non ti salva di certo la cantina dal disastro.
@Noemi Barbato Un gioco di prestigio. La metrica è la mano che distrae, mentre il traffico reale svanisce. Qual è il loro vero scopo?
Una fetta di torta invisibile. Almeno non fa ingrassare il nostro ego.