L’azzardo di Microsoft sull’IA: costi record e conversioni minime per Copilot

Anita Innocenti

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Un magro 3,3% di utenti paga per Copilot, sollevando dubbi sulla capacità di Microsoft di trasformare l’hype sull’IA in guadagni reali, nonostante ingenti investimenti.

Microsoft sta scommettendo il suo futuro sull'intelligenza artificiale, investendo decine di miliardi in infrastrutture per Copilot. Tuttavia, la strategia mostra delle crepe: i tassi di conversione a pagamento sono irrisori (appena il 3,3%) e i costi crescono più dei ricavi. Redmond difende la visione a lungo termine, ma il rischio di una bolla speculativa sull'IA si fa sempre più concreto.

Microsoft, l’azzardo sull’IA: una montagna di soldi per briciole di conversioni

Microsoft si trova in una situazione che, a dirla tutta, è un bel paradosso. Da un lato, sta investendo miliardi di dollari in infrastrutture per l’intelligenza artificiale con una foga che non si vedeva da tempo. Dall’altro, i risultati concreti, quelli che si misurano in euro sonanti, faticano ad arrivare.

L’azienda sta scommettendo forte sul suo assistente IA, Copilot, ma la stragrande maggioranza degli utenti non sembra affatto intenzionata a pagare per averlo.

Questa spaccatura tra la narrazione trionfalistica e la fredda realtà dei numeri solleva un dubbio più che legittimo.

Microsoft ha davvero il polso della situazione o sta costruendo un castello magnifico su fondamenta di sabbia?

I numeri non mentono: la dura realtà della monetizzazione

Andiamo dritti al punto, perché è qui che le cose si fanno serie.

Solo il 3,3% degli utenti di Microsoft 365 e Office 365 che hanno accesso a Copilot Chat mette effettivamente mano al portafoglio per il servizio. Un dato emerso durante la call sugli utili del secondo trimestre fiscale 2026, che smonta pezzo per pezzo la storia di successo che l’azienda racconta, come riportato da The Register.

Microsoft vanta 450 milioni di utenti commerciali e ha raggiunto i 15 milioni di postazioni Copilot a pagamento.

Sembrano tanti?

Certo, ma sono una goccia nel mare rispetto alla base di utenti totale, confermando che la conversione da gratuito a pagamento è un ostacolo enorme.

Mentre le entrate faticano, le spese volano.

Nel solo secondo trimestre, le spese in conto capitale hanno toccato i 37,5 miliardi di dollari, con un aumento del 66% su base annua. In pratica, i costi per l’infrastruttura stanno crescendo più in fretta dei ricavi, e questo sta mettendo sotto pressione i margini di profitto del cloud, scesi dal 70% al 67% in un solo anno.

Di fronte a questi dati, verrebbe da chiedersi come facciano a dormire la notte a Redmond.

E qui la storia si fa interessante, perché la narrativa ufficiale è tutta un’altra musica.

La difesa d’ufficio di Microsoft contro la realtà sul campo

Il CEO Satya Nadella, ovviamente, la racconta come una visione strategica a lungo termine, parlando di una “fase iniziale della diffusione dell’IA” e del suo impatto futuro sul PIL.

Secondo lui, Copilot sta diventando “una vera abitudine quotidiana”.

La CFO Amy Hood, dal canto suo, ha provato a smorzare le preoccupazioni degli analisti, invitandoli a non collegare direttamente le spese folli per l’infrastruttura con i soli ricavi di Azure, ma a considerare l’intero portafoglio di prodotti Copilot.

Una difesa d’ufficio che, però, non convince fino in fondo.

La realtà sul campo, infatti, dice altro.

Microsoft ha reso Copilot gratuito per molti, sperando di creare un’abitudine prima di chiedere i soldi. Peccato che gli utenti sembrino più che contenti di restare sul “gratis”.

Non solo: ci sono segnali che persino all’interno dell’azienda si stiano facendo due conti, con voci secondo cui si starebbe valutando di ridurre la spinta su Copilot all’interno di Windows 11.

E le aziende clienti?

Molte, come Centrica, un’organizzazione da 22.000 persone, hanno adottato un approccio cauto: sono partite con appena 25 licenze a pagamento e sono cresciute lentamente, solo dopo averne verificato il valore reale.

Questa prudenza si scontra con la prossima mossa di Microsoft, che sembra andare nella direzione opposta: alzare i prezzi.

E adesso? la scommessa da 320 miliardi di dollari

Microsoft ha già annunciato che aumenterà il prezzo di listino di Microsoft 365 E3, giustificandolo in parte con l’integrazione di Copilot Chat nel pacchetto base.

Ma se il valore percepito dell’IA non è ancora così alto da spingere alla conversione, un aumento di prezzo non rischia di essere controproducente?

È una mossa audace, quasi un “prendere o lasciare” rivolto ai clienti.

Il problema, però, non è solo di Microsoft. L’intero settore tecnologico sta partecipando a una corsa agli armamenti sull’IA, con una spesa prevista di circa 320 miliardi di dollari in infrastrutture nel 2025, come descritto da AI-Daily.news.

La vera domanda, che vale per Microsoft e per tutti gli altri, resta aperta:

La monetizzazione dell’IA riuscirà a giustificare questi investimenti colossali, o stiamo assistendo a una bolla destinata a sgonfiarsi non appena gli investitori chiederanno di vedere i risultati veri?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

9 commenti su “L’azzardo di Microsoft sull’IA: costi record e conversioni minime per Copilot”

  1. Vantarsi di utenti non paganti mentre i costi divorano i ricavi è come suonare sul Titanic che affonda. Un’orchestra, peraltro, molto costosa.

    1. Miriam Gallo, quell’orchestra non suona per i passeggeri, ma per attirare i pesci che si ciberanno del relitto. Una logica predatoria, non celebrativa.

  2. Chiara Barbieri

    Dati gratuiti per l’addestramento. Un grande classico. La chiamano visione a lungo termine per mascherare l’assenza di profitti. Forse dovrei iniziare a chiamare i miei costi “investimenti in auto-formazione”.

    1. Chiara Barbieri, è la solita musica che sento in acceleratore. Lo chiamano “data play” per non dire “buco di bilancio”. A questo punto, i miei aperitivi sono “sessioni di market validation”.

      1. Chiara Barbieri

        Renata Bruno, mi hai strappato un sorriso. Il tuo aperitivo è più onesto di tanti pitch che sento. Ci riempiamo la bocca di “visione a lungo termine”, ma la verità è che navighiamo a vista. A volte mi domando dove stia il confine.

  3. Nicola Caprioli

    Focalizzarsi sul 3,3% pagante, ignorando il giacimento di dati generato dal resto degli utenti, è il più classico degli abbagli. Qual è il vero KPI?

  4. Veronica Valentini

    Tutti si fissano sulle conversioni, un dato miope. Redmond non sta vendendo un servizio, sta comprando il futuro mercato, prosciugando le risorse dei rivali per poi dettare le regole del gioco. L’unica domanda è quando presenteranno il conto a tutti noi.

  5. Walter Benedetti

    Un’immensa cattedrale costruita per pochi fedeli paganti. L’architettura del profitto è chiaramente difettosa.

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