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La piattaforma punta a messaggi utili e contestuali, ma l’entusiasmo è frenato dalle perplessità degli inserzionisti sul ROI e dalla preoccupazione degli utenti per l’esperienza d’uso.
OpenAI tenta la via della monetizzazione introducendo la pubblicità su ChatGPT tramite il suo nuovo Ads Manager. La mossa, dettata da costi enormi, si scontra con lo scetticismo degli inserzionisti, preoccupati da metriche ROI poco chiare e rischi di brand safety. La vera incognita resta la reazione degli utenti, che potrebbero non gradire l'intrusione commerciale nel loro assistente AI.
OpenAI bussa alla cassa: la pubblicità sbarca su ChatGPT
Diciamocelo, era solo questione di tempo.
OpenAI, la creatura dietro il fenomeno ChatGPT, ha deciso che le sole sottoscrizioni non bastano più per coprire i costi faraonici dei suoi modelli.
E qual è la via più vecchia del mondo per monetizzare un’audience di milioni di utenti?
Esatto, la pubblicità.
Così, ha tirato fuori dal cilindro il suo “Ads Manager“, una piattaforma per permettere alle aziende di inserire messaggi sponsorizzati direttamente nelle conversazioni. L’idea, sulla carta, è quella di mostrare annunci “utili” e contestuali che, a detta loro, rispettano la privacy senza usare i dati delle chat per la profilazione. Una promessa che suona bene, ma che lascia più di un dubbio su come pensino di garantire la pertinenza senza dati granulari.
Il punto, però, non è tanto la promessa di OpenAI. Il vero termometro della situazione è la reazione di chi deve effettivamente aprire il portafoglio, ovvero gli inserzionisti. E qui la faccenda si fa decisamente più complicata e meno rosea di quanto la propaganda di San Francisco vorrebbe farci credere.
Gli inserzionisti testano, ma con il freno a mano tirato
Le aziende hanno iniziato a mettere il naso in questa nuova piattaforma, ma l’entusiasmo è tutt’altro che alle stelle. Anzi, come riportato su Search Engine Land, l’incertezza regna sovrana tra i primi tester.
Le domande sono tante, e tutte pesanti.
Come si misura il ritorno sull’investimento (ROI) in un ambiente conversazionale?
Come si garantisce la brand safety, evitando che il proprio marchio compaia accanto a risposte inappropriate o generate in modo errato dall’IA?
OpenAI parla di un modello basato sulle performance, ma senza metriche chiare e consolidate, investire qui assomiglia più a una scommessa al buio che a una strategia di marketing ponderata. I brand, specialmente quelli più grandi, non si muovono sulla base di belle parole, ma di numeri concreti.
E se da un lato c’è la freddezza calcolatrice degli uffici marketing, dall’altro c’è una domanda ancora più grande che aleggia nell’aria e che riguarda direttamente chi usa ChatGPT ogni giorno.
L’utente finale accetterà il compromesso?
Alla fine, il vero giudice di questa operazione sarai tu, sarò io, saranno tutti gli utenti che si sono abituati a un’interfaccia pulita, diretta, senza fronzoli.
Siamo disposti ad accettare che il nostro assistente AI, quello a cui chiediamo aiuto per scrivere un’email di lavoro o per capire un concetto complesso, si trasformi in un piazzista digitale?
Il rischio che OpenAI sta correndo è enorme: snaturare il prodotto, erodere la fiducia degli utenti e trasformare uno strumento rivoluzionario in un altro canale saturo di pubblicità. La linea tra un annuncio “utile” e un’interruzione fastidiosa è sottilissima, e basta un passo falso per compromettere l’esperienza d’uso.
La scommessa di OpenAI è tutta qui: convincere il mercato che si può servire la pubblicità senza diventare l’ennesimo rumore di fondo.
Staremo a vedere.

Mettono annunci su un generatore di testo imprevedibile e si stupiscono delle perplessità su ROI e brand safety. Geniale. È il solito feticcio della novità a tutti i costi. Chissà quanti soldi bruceranno prima di capire che non funziona.
Benvenuti nell’ennesimo Eldorado digitale, con inserzionisti mandati allo sbaraglio per un ROI fantasma. La loro sorpresa nel non trovarlo è quasi commovente.
Gli inserzionisti scoprono solo ora il brivido del ROI incerto, che carini. Alla fine l’utente si becca la pubblicità contestuale come sempre, zero sbatti.