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Tra ambizioni energetiche, scetticismo e alleanze strategiche, un’analisi approfondita del piano da 500 miliardi di dollari che mira a rivoluzionare l’infrastruttura AI americana
OpenAI ha svelato il suo piano per alimentare la colossale infrastruttura AI del Progetto Stargate senza gravare sulle comunità. Un'iniziativa da 500 miliardi di dollari in collaborazione con Microsoft e Nvidia, che mira all'autosufficienza energetica. Tuttavia, il progetto si scontra con lo scetticismo di figure come Elon Musk e solleva preoccupazioni sulla trasparenza e la sicurezza nazionale.
La grande scommessa di OpenAI: un piano energetico per non far saltare il banco (e le bollette)
OpenAI scende in campo con una promessa che, diciamocelo, suona quasi troppo bella per essere vera: costruire la sua mastodontica infrastruttura di intelligenza artificiale senza far schizzare alle stelle i costi dell’elettricità per le comunità locali.
Martedì è stato annunciato lo Stargate Community Plan, un’iniziativa che mira a rendere i data center energeticamente autosufficienti. In pratica, l’idea è che ogni nuovo impianto si faccia carico del proprio fabbisogno energetico, finanziando infrastrutture dedicate, costruendo nuove fonti di energia rinnovabile o coprendo i costi di potenziamento della rete.
L’approccio, come descritto sul blog ufficiale di OpenAI, prevede di personalizzare la soluzione per ogni singola comunità, ascoltando le esigenze locali e collaborando con le utility per operare in modo trasparente.
Un impegno notevole, se pensi che questi “campus AI” sono dei veri e propri mostri energivori. L’azienda promette addirittura di renderli carichi flessibili, capaci cioè di ridurre i consumi durante i picchi di domanda per non mandare in tilt la rete elettrica.
E non si tratta di un progetto campato in aria: sono già a più di metà strada verso l’obiettivo di 10 gigawatt di capacità entro il 2029, con un sito già operativo in Texas e altri in cantiere in Wisconsin e Michigan.
Ma chi c’è dietro a questa operazione colossale e, soprattutto, chi paga il conto?
Un progetto da 500 miliardi che va oltre OpenAI
Il Community Plan è solo un tassello di un puzzle molto più grande: il Progetto Stargate, un’iniziativa multi-miliardaria da 500 miliardi di dollari, svelata dall’amministrazione Trump lo scorso gennaio.
L’obiettivo è costruire una rete di data center per l’IA su larga scala in tutti gli Stati Uniti, creando, a detta loro, oltre 100.000 posti di lavoro. OpenAI è in prima linea, ma non è sola.
Al suo fianco ci sono colossi come Oracle, Microsoft, Nvidia e SoftBank. Un’alleanza pubblico-privata che, nelle intenzioni, dovrebbe accelerare lo sviluppo dell’IA e consolidare la leadership americana nel settore.
Tuttavia, non tutti sembrano convinti da questa narrazione. La prima, e forse più pesante, voce fuori dal coro è quella di Elon Musk.
Il CEO di xAI, e sostenitore chiave di Trump, ha messo in dubbio la fattibilità del progetto con un tweet lapidario: “Non hanno davvero i soldi”.
Una stoccata a cui Sam Altman, CEO di OpenAI, ha risposto prima con elogi di circostanza e poi con un appello a mettere da parte le rivalità per il bene della nazione.
E se persino un pezzo grosso come Musk storce il naso, forse qualche domanda è lecito farsela.
Ma le critiche non si fermano qui.
Tra scetticismo e preoccupazioni per la sicurezza nazionale
Il coro dei dubbiosi si allarga se si guarda oltre i comunicati stampa.
Tyler Saltsman, fondatore della startup EdgeRunner AI, pur vedendo di buon occhio gli investimenti, ha sollevato perplessità sul ruolo di guida di OpenAI e sulla trasparenza dei dati di addestramento, un tema delicatissimo quando si parla di sicurezza nazionale.
Altri, come Davi Ottenheimer di Inrupt, puntano il dito sui recenti scossoni interni a OpenAI, con l’uscita di membri fondatori dal consiglio di amministrazione, chiedendo una maggiore regolamentazione governativa per garantire che il progetto sia tenuto sotto controllo.
Anche le comunità locali, destinatarie delle promesse economiche, iniziano a soppesare i pro e i contro, mettendo sul piatto della bilancia i benefici occupazionali contro l’impatto ambientale.
D’altronde, l’energia resta il vero “elefante nella stanza”, come sottolinea Mel Morris di Corpora.ai.
Insomma, il progetto Stargate è sul tavolo, con tutte le sue promesse e le sue ombre.
Resta da vedere se questa alleanza tra giganti della tecnologia e politica riuscirà a mantenere gli impegni o se si rivelerà un gigante dai piedi d’argilla, con costi nascosti che, alla fine, qualcuno dovrà pur pagare.

Hanno dipinto di verde una voragine energetica, aspettandosi pure un applauso per la vernice.
Hanno messo un bel fiocco su un buco nero energetico. Le pubbliche relazioni non alimenteranno i loro server. Aspetto di vedere i calcoli, non le promesse.
È rassicurante sapere che colossi da 500 miliardi si preoccupino della mia bolletta della luce; la loro generosità preventiva mi commuove quasi quanto la loro decantata trasparenza.
Costruiscono il loro sole privato, lasciando a noi solo il freddo della sua ombra.
Giada Mariani, lamentarsi dell’ombra è inutile quando c’è chi costruisce il motore per raggiungere un nuovo sole. Questa è la corsa all’oro del nostro tempo, chi si ferma a guardare rimane con la polvere.
Giada Mariani, la loro ombra è il nuovo prodotto. Un’esclusiva per chi non può permettersi il sole che ci hanno tolto per costruirne uno.
Piani energetici presentati come filantropia. La generosità miliardaria ha sempre un costo nascosto. Quale sarà addebitato alla fine sulla nostra bolletta?
Stargate Community Plan”: il marketing copre un’operazione di monopolio energetico e di dati. Tutto molto prevedibile.
Chiamatelo “piano per la comunità” quanto volete, ma 500 miliardi servono a comprare il futuro, non a illuminare il presente di qualcuno.
@Alessandra Lombardi Comprano il futuro lasciando il presente con le briciole. Una cattedrale nel deserto.
@Alessandra Lombardi Esatto. Non illuminano il presente. Stanno costruendo la centrale elettrica del futuro per poi venderci ogni singola scintilla. È un monopolio mascherato da progresso. L’ingenuità altrui è il loro combustibile preferito.
Parlano di “comunità” per disinnescare in anticipo le proteste contro il consumo energetico che altrimenti bloccherebbe i loro piani. Una mossa preventiva per garantirsi il monopolio sull’infrastruttura del futuro, niente di più.
@Davide Fabbro, ci sta. Ti danno la lucina, si prendono l’anima. Sembra un baratto equo.
La parola “comunità” è il solito specchietto per le allodole. Un’operazione da 500 miliardi non è beneficenza. Chi controllerà davvero l’interruttore di questo potere?
Vanessa De Rosa, chiedersi chi controllerà l’interruttore è come domandare a chi appartiene la cattedrale dopo aver visto chi ha pagato per costruirla. Il controllo non è un’opzione sul tavolo, ma la premessa implicita dell’intero investimento miliardario.
Chiamare “piano per la comunità” un progetto da 500 miliardi è un esercizio di marketing ammirevole. Resta da capire chi ne beneficerà realmente.
Giuseppina Negri, il concetto di “comunità” è solo l’esca posta all’ingresso di un imbuto, progettato per incanalare consensi e risorse verso un destinatario predefinito. Il pubblico è il traffico da convertire, non il cliente da servire in questa operazione.
Il “piano per la comunità” è uno specchietto per le allodole. Miliardi investiti per una cattedrale nel deserto, alimentata dalle nostre future dipendenze. Non è una questione di bollette. Il prezzo vero è la nostra sovranità.