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Oracle ha 130mila dipendenti che usano ChatGPT

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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La partnership con OpenAI vale 300 miliardi e 4,5 gigawatt di data center Stargate, ma la sicurezza abilita l’adozione.

Oracle ha 130mila dipendenti che usano ChatGPT e oltre 95mila Codex, con una riduzione del 98% nel tempo di ricerca per il talent acquisition. Il dato segnala che l'adozione aziendale dell'AI ha superato i progetti pilota, sostenuta dall'accordo da 300 miliardi e da 4,5 gigawatt di data center Stargate. Resta però una riserva: i numeri sono auto-dichiarati da OpenAI, che ha interesse a presentare il cliente come un successo.

Il team di talent acquisition di Oracle ha ridotto il tempo di preparazione dei recruiter da 2-4 giorni a 15-20 minuti. Ma il dato che conta davvero è un altro: 130mila dipendenti usano attivamente ChatGPT e più di 95mila usano Codex. Come riportato da OpenAI nell’annuncio di ieri, non stiamo parlando di un progetto pilota: è un’azienda intera.

Il numero che sposta l’ago

Il primo numero da tenere d’occhio è il più secco: una diminuzione del 98% nel tempo necessario per la ricerca nel talent acquisition. In pratica, il team che si occupa delle assunzioni ha costruito con ChatGPT Work uno strumento di talent market intelligence che prende la descrizione di una posizione, cerca ruoli comparabili, confronta le retribuzioni e valuta il bacino di candidati nelle aree rilevanti. Informazioni che prima richiedevano da 2 a 4 giorni di lavoro, e che ora arrivano in 15-20 minuti.

Attorno a questo caso singolo ci sono due numeri di scala: 130mila utenti attivi di ChatGPT e più di 95mila utenti attivi di Codex. Sono metriche da perimetro produttivo, non da laboratorio. E i guadagni non si fermano al recruiting. Secondo Richard Lam, Group Vice President di Oracle Applications Lab, un tipico incidente semplice che prima richiedeva un’ora per essere risolto ora può essere gestito in pochi minuti.

Ma cosa rende possibile un salto del genere? La risposta sta in un accordo commerciale e in scelte di sicurezza precise.

Dietro i numeri: l’accordo da 300 miliardi e la sicurezza enterprise

La partnership tra OpenAI e Oracle non è nata ieri: è stata annunciata il 10 giugno 2026 e ampliata il 7 agosto. Da agosto, come riportato da OpenAI nell’annuncio dell’espansione su Oracle Cloud, i clienti Oracle possono acquistare accesso ai modelli OpenAI tramite API, Codex e ChatGPT Work attraverso Oracle Marketplace. Il canale di vendita, però, è solo la parte visibile dell’operazione.

La parte invisibile è l’infrastruttura. Secondo quanto riportato da Data Center Frontier, l’accordo da 300 miliardi di dollari con Oracle prevede lo sviluppo di 4,5 gigawatt di capacità aggiuntiva di data center Stargate negli Stati Uniti. Numeri da infrastruttura nazionale, non da semplice contratto cloud.

Ma i dati di adozione non sarebbero possibili senza un secondo ingrediente: la sicurezza. Oracle ha avviato la propria trasformazione AI con tre obiettivi, migliorare la produttività dei dipendenti, rafforzare la sicurezza e migliorare l’esperienza del cliente. Lo racconta il blog ufficiale di Oracle Cloud Infrastructure, che spiega anche come l’azienda ha affrontato il problema delle connessioni Model Context Protocol, il protocollo che permette ai modelli di collegarsi a strumenti e dati esterni.

Il punto da capire è questo: i modelli sono semplici da usare, ma in un’azienda con la superficie di attacco di Oracle ogni connessione è un rischio. Per Enterprise ChatGPT, Oracle ha costruito la sicurezza per le connessioni Model Context Protocol in modo che i dipendenti potessero autorizzare l’accesso e i loro permessi rimanessero validi nel backend. In pratica, il permesso che l’utente concede non si ferma al click: resta attivo lungo tutta la catena di accesso ai sistemi.

Se Oracle è il banco di prova, cosa significa per il resto del mercato?

Chi vince e chi perde nella corsa all’AI enterprise

La risposta sta nel fronte competitivo. Oracle è il cliente di punta che OpenAI usa per convincere le altre grandi imprese. Nella pagina dedicata alla fase successiva dell’AI aziendale, OpenAI indica Oracle come cliente di riferimento di Frontier, il prodotto per costruire agenti, e spiega di aiutare clienti come Oracle, State Farm e Uber a costruire, distribuire e gestire agenti in tutta l’organizzazione.

La crescita di Codex, intanto, non è solo una storia di ingegneri. Da febbraio gli utenti enterprise attivi settimanali di Codex sono cresciuti di 108 volte nel settore legale, 41 volte nelle vendite, 41 volte nel recruiting e 26 volte nel marketing, rispetto a 5 volte nell’ingegneria. Lo si legge nel report sull’AI aziendale pubblicato da OpenAI: il software che scrive codice sta diventando uno strumento per avvocati, venditori e recruiter.

Il quadro competitivo, però, è più ampio. OpenAI compete con Anthropic, Google e altri rivali per attrarre clienti aziendali. Secondo l’articolo del Wall Street Journal, la scala di Oracle, quei 130mila utenti ChatGPT, offre a OpenAI un cliente di riferimento di primo piano in questa gara. E qui si gioca la partita dei perdenti: il mercato dell’AI enterprise si sta consolidando attorno a prodotti facili da usare di OpenAI e Anthropic, che raggruppano varie funzionalità, mentre Microsoft sta rincorrendo con la sua app Copilot. Lo scrive CNBC in un’analisi di fine settembre.

Non è solo una questione di prodotti. OpenAI ha lanciato Codex Labs e partnership con i system integrator globali, Accenture, Capgemini, Cognizant, Infosys, PwC e TCS, le società che aiutano le grandi imprese a implementare software, per scalare l’adozione di Codex. Aziende come Virgin Atlantic, Ramp, Notion, Cisco e Rakuten usano Codex in diverse fasi del ciclo di sviluppo software, e Oracle è tra le grandi imprese che lo stanno distribuendo. Come riportato da OpenAI nella pagina su Codex nelle imprese, il quadro è quello di una corsa all’adozione tra grandi aziende.

Un’ultima nota di cautela. I numeri di Oracle arrivano da OpenAI, che ha tutto l’interesse a raccontare il cliente come un successo. Sono dati auto-dichiarati, non verificati da terzi. Ma la scala, 130mila utenti, 95mila su Codex, una riduzione del 98%, è difficile da ignorare. Per chi fa impresa, la lezione è semplice: Oracle dimostra che l’AI aziendale è uscita dai piloti. La differenza si misura in tempo, in costi e nella capacità di scalare. Chi non la integra adesso rischia di rincorrere.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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