SERRA – Strategia e lancio digitale

Perplexity fa pagare 200 dollari al mese i suoi agenti

Scritto daMi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.
✦ Fatti trovare

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora

Il piano Max costa 200 dollari al mese e non è una funzione aggiuntiva ma un riposizionamento verso le aziende

Perplexity lancia i Teammates, agenti di intelligenza artificiale sempre attivi per il lavoro, accessibili con il piano Max da 200 dollari al mese. Il posizionamento è chiaro: non un assistente personale, ma una moltitudine di agenti delegati alle organizzazioni. Conta perché sposta la categoria dagli assistenti passivi agli agenti autonomi che agiscono per conto degli utenti. Resta però da capire come la promessa si traduca in lavoro misurabile e chi risponda degli errori.

Aravind Srinivas non parla di un assistente. Su X, il CEO di Perplexity ha scritto che «nel tempo, ogni organizzazione avrà centinaia di Teammates che lavorano per ogni persona». Il prezzo d’ingresso? Il piano Max da 200 dollari al mese. Ieri, 5 novembre, Perplexity ha lanciato i Teammates, agenti AI sempre attivi pensati per il lavoro, riferisce The Verge.

Due numeri spiegano la direzione. Il primo è centinaia: non un agente per ogni persona, ma centinaia di agenti per ogni persona. Il secondo è 200 dollari al mese: una soglia che esclude il singolo curioso e parla ai budget aziendali. Non è una funzione aggiuntiva, è un riposizionamento.

Centinaia di agenti per persona: la promessa di Perplexity

I Teammates non sono un solo chatbot con un nome nuovo. Perplexity li descrive come agenti che possono assumere più ruoli all’interno di uno spazio di lavoro. L’accesso richiede il piano Max, che costa 200 dollari al mese: The Verge definisce la proposta «molto più costosa». La promessa di Srinivas è, per ora, una promessa: centinaia di agenti per ogni lavoratore non sono un prodotto che si può toccare oggi, ma una direzione dichiarata dall’azienda.

Qualcosa di concreto c’è già. Secondo Perplexity, gli utenti possono seguire i progressi dei Teammates tramite thread individuali nell’app Perplexity e interagire con loro su Slack. Un agente sempre attivo non aspetta un input: resta in ascolto, porta avanti attività, risponde quando serve. È la differenza tra chiamare un consulente e assegnare un lavoro a una persona in organico. Ma resta da capire come questa promessa si traduca in lavoro reale, misurabile e attribuibile. Chi risponde se l’agente sbaglia?

Da assistente passivo ad agente autonomo: cosa succede dietro le quinte

La chiave tecnica si chiama Perplexity Computer. Nel blog ufficiale di Perplexity si spiega che il sistema divide un obiettivo in attività e sotto-attività, creando sub-agenti per l’esecuzione. I Teammates si integrano con Perplexity Computer: il sistema può distribuire agenti sul dispositivo dell’utente per completare attività. In pratica, il lavoro non si ferma alla risposta, prosegue nell’azione. Un obiettivo diventa una catena di operazioni, non una singola frase.

È qui che si vede il cambio di direzione. Come osserva TechCrunch, l’intera categoria si sta spostando dagli assistenti passivi ad agenti autonomi e sempre attivi che agiscono per conto degli utenti. Un assistente passivo risponde a una domanda; un agente autonomo esegue un compito. La differenza è tra un archivio che consultiamo e un operatore che agisce al posto nostro.

Il punto non è solo tecnico. Se l’agente agisce per conto della persona, ogni compito completato è una decisione delegata: un messaggio inviato, un acquisto fatto, un documento riassunto e girato a un collega. E se tutti puntano sugli agenti aziendali, la domanda non è più se adottarli, ma chi controlla quel lavoro delegato. A guadagnarci, nell’immediato, è chi vende l’abbonamento: la spesa diventa ricorrente e il cliente diventa un’organizzazione intera, non un utente singolo.

La corsa all’agente aziendale: Dots, Anthropic e il prezzo del controllo

Perplexity non è sola. Molti rivali di Anthropic si concentrano su casi d’uso aziendali, e OpenAI Dots ha anch’esso un’orientamento business, come ricorda TechCrunch. Il campo è affollato, ma la posta in gioco non è la produttività individuale: è il controllo dei flussi di lavoro dentro le organizzazioni. Vince chi entra nei processi, non chi risponde meglio a una domanda.

Per chi pubblica contenuti, il messaggio è chiaro. Se gli agenti agiscono per conto degli utenti, la visibilità di un sito non dipenderà più soltanto dalle persone che lo visitano, ma dalla capacità di farsi capire dalle macchine. Non basta scrivere per il lettore umano: bisogna essere leggibili anche per un agente che decide cosa citare, cosa acquistare, cosa ignorare.

L'autore

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.

Ricevi i migliori aggiornamenti su SEO

Già +6.200 professionisti iscritti · una mail a settimana, zero spam
✦ Iniziamo

Mercato, richieste e concorrenti. Scopri le potenzialità del tuo business. Dati alla mano.

Qui è dove ha inizio il tuo lancio digitale.