Il lancio di Gemini 3.5 Pro è saltato. Ecco le conseguenze per Google

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora →

Il ritardo, dovuto a prestazioni deludenti nel coding e a un elevato consumo di risorse, ha causato un calo del titolo Alphabet e sollevato dubbi sulla capacità di Google di competere nel settore dell’intelligenza artificiale.

Il promesso lancio di Gemini 3.5 Pro di Google a giugno 2026 è saltato, causando un crollo in borsa di 225 miliardi di dollari. Fonti interne rivelano performance deludenti nel coding e problemi di efficienza, mentre rivali come OpenAI e Anthropic avanzano. Una promessa mancata che evidenzia le difficoltà di Google nel mantenere il passo nella corsa all'intelligenza artificiale.

Il lancio mancato di Gemini 3.5 Pro e le prime, pesanti conseguenze

Te lo ricordi l’annuncio in pompa magna di Google durante la conferenza I/O del 19 maggio 2026? Sundar Pichai in persona sul palco, a promettere l’arrivo di Gemini 3.5 Pro “il mese prossimo”, ovvero a giugno. Un modello di intelligenza artificiale che doveva segnare un nuovo standard, soprattutto nel campo della programmazione.

Peccato che giugno sia passato da un pezzo, e di Gemini 3.5 Pro, nelle note di rilascio pubbliche, non ci sia ancora traccia.

Come riportato su Bloomberg, il ritardo è di “mesi” e la nuova data di rilascio resta un mistero, avvolta da dichiarazioni ufficiali che dicono tutto e niente.

E il mercato, si sa, non perdona questi scivoloni. La notizia del rinvio ha fatto sentire il suo peso su Alphabet, la casa madre di Google, con un calo del titolo di circa il 4%.

Ma il dato che fa riflettere di più è un altro: l’analisi di FourWeekMBA stima una perdita di capitalizzazione di mercato di circa 225 miliardi di dollari, un segnale inequivocabile di come gli investitori stiano iniziando a dubitare della traiettoria di Google nel campo dell’IA.

Una promessa mancata che costa cara, non solo in termini di reputazione.

Ma cosa è andato così storto da costringere un colosso come Google a una simile marcia indietro?

Dietro le quinte: i veri problemi tecnici e il malcontento interno

Il problema, a quanto pare, sta proprio nel cuore del motore. Le performance sul coding, l’area in cui Gemini 3.5 Pro avrebbe dovuto fare la differenza, sono state definite “deludenti” da fonti interne. Stesso discorso per il “ragionamento a lungo orizzonte”: in parole povere, il modello si perdeva per strada quando doveva affrontare compiti complessi che richiedevano più passaggi logici.

In pratica, proprio le funzionalità “Pro” che ne giustificavano il nome e il posizionamento sul mercato non erano all’altezza delle aspettative.

Ma non è tutto qui.

Come descritto da Business Insider, i primi tester hanno notato che il modello consumava una quantità spropositata di “gettoni” (token) per portare a termine le operazioni, rendendolo molto più costoso del previsto.

Questa situazione ha generato un’ondata di frustrazione all’interno dell’azienda. Diversi dipendenti, attuali ed ex, hanno espresso la preoccupazione che Google stia perdendo terreno prezioso mentre competitor come Anthropic e OpenAI sfornano modelli sempre più performanti, soprattutto nello sviluppo software.

Una complessità organizzativa interna, con team che lavorano su progetti simili senza una vera sinergia, sembra aver ulteriormente rallentato i progressi.

E mentre Google cerca di risolvere i suoi grattacapi interni, i suoi rivali non sono certo rimasti a guardare.

La corsa all’IA si fa dura e Google sembra perdere il passo

Questo ritardo, diciamocelo, non è un caso isolato.

È un copione che si ripete.

Già all’inizio del 2026, Gemini Ultra 1.5 aveva mancato la sua finestra di lancio di circa tre mesi, e anche la sostituzione dell’Assistente Google con Gemini su Android è stata posticipata per problemi di performance e affidabilità.

A questo si aggiungono problemi di stabilità che gli utenti hanno toccato con mano, come il grosso blackout di giugno 2026 che ha reso il chatbot inaccessibile per ore.

Insomma, si sta delineando un quadro in cui Google annuncia con grande fanfara ma fatica a mantenere le promesse.

Nel frattempo, OpenAI, Anthropic e persino Meta hanno già rilasciato i loro modelli di punta, che stanno conquistando sviluppatori e aziende. Questi competitor non solo guadagnano quote di mercato, ma raccolgono anche una quantità enorme di dati di utilizzo, un vantaggio competitivo che permette loro di migliorare i modelli ancora più in fretta.

La gara non si vince più solo sui punteggi dei benchmark, ma sulla capacità di fornire strumenti affidabili, efficienti e realmente utili.

La decisione di Google di posticipare può essere letta come un atto di prudenza per non lanciare un prodotto imperfetto.

O forse, più semplicemente, come l’ammissione di essere rimasta indietro in una gara che non aspetta nessuno.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

20 commenti su “Il lancio di Gemini 3.5 Pro è saltato. Ecco le conseguenze per Google”

  1. Melissa Negri

    Al di là dell’hype e dei proclami, resta il solito problema: un prodotto che non funziona non genera valore. Sembra che questa semplice regola di mercato sfugga persino a chi maneggia miliardi in capitalizzazione.

  2. Francesco De Angelis

    Hype da conferenza, realtà da beta test fallito. Il problema non sono le risorse, ma le promesse vuote. Le aziende che attendevano questi strumenti che fanno ora?

    1. Giovanni Graziani

      Francesco De Angelis, le aziende serie tornano a lavorare. Troppo facile aspettare il giocattolo nuovo da Mountain View. Chi basa il proprio futuro sulle promesse altrui, merita di restare fermo al palo.

  3. Fabio Fontana

    Più che un castello di carte, mi pare il gran finale di un circo dove i clown hanno incendiato il tendone. Hanno promesso un razzo per Marte e hanno consegnato un petardo bagnato. Quale sarà la prossima illusione che tenteranno di venderci?

  4. Silvia Graziani

    Era solo questione di tempo prima che il castello di carte crollasse; quando prometti miracoli e poi non ti gira manco il codice, il tonfo è assicurato. Chissà quale sarà la prossima panzana che ci racconteranno per rimediare al danno.

    1. Maurizio Greco

      Signora Graziani, più che un castello di carte, vedo un funnel di acquisizione invertito: hanno promesso l’oro all’ingresso per poi consegnare fango all’uscita. Una gestione dilettantistica che brucia il bene più prezioso: la credibilità.

  5. Danilo Graziani

    L’ingegneria non si maschera con il marketing. Quando la facciata crolla, si scopre il vuoto dietro. Una lezione da 225 miliardi.

  6. Un crollo del genere per un ritardo? Mi sembra una reazione esagerata. A meno che non ci sia sotto qualcos’altro che non ci dicono.

  7. Riccardo De Luca

    Un buco da 225 miliardi. Il marketing promette, la macchina si ingolfa. A vedere queste cifre, mi viene un po’ da ridere e un po’ da piangere per il mio business plan.

      1. Daniele Palmieri

        @Beatrice Benedetti Quando il mindset si basa su annunci altisonanti invece che su una roadmap seria, il crollo è solo una metrica prevedibile.

        1. Beatrice Benedetti

          @Daniele Palmieri Esatto. Hanno costruito un colosso di marketing su fondamenta di codice instabile, il crollo non è una notizia, è fisica. A questo punto viene solo da chiedersi cosa funzioni ancora davvero laggiù, oltre alla macchina del fumo.

  8. Veronica Napolitano

    La grande corsa all’AI. Sembra più una gara di inciampi tra colossi. Chi perde più soldi vince un premio?

    1. Veronica Napolitano, non è una gara. È un fallimento annunciato. Promettono tanto, consegnano poco. I miei founder lavorano di più con meno risorse. Quale sarebbe la scusa di Google?

  9. Alessio De Santis

    Giganti con i piedi d’argilla, un classico. Vendono sogni digitali, ma inciampano sulla realtà. Quando torneremo a fidarci delle persone, non degli algoritmi?

  10. Alberto Parisi

    Ecco la solita montagna che partorisce il topolino, ma stavolta il topolino ha fatto crollare l’intera montagna finanziaria. Una tragicommedia annunciata per placare gli azionisti, che ora presentano il conto. Quanta improvvisazione si nasconde dietro questi colossi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore