Le regole del digitale stanno cambiando.
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L’analisi di Kevin Indig rivela che la vera opportunità risiede nel comprendere l’evoluzione del comportamento degli utenti di fronte alle risposte generate dall’IA, più che nel monitoraggio degli LLM.
Secondo l'esperto Kevin Indig, la corsa al monitoraggio degli LLM è un errore strategico. Il vero valore nella Search AI non risiede in nuovi tool, ma nel comprendere come l'IA modifica il comportamento degli utenti. La visibilità nelle risposte AI, supportata da un brand forte e da un sito tecnicamente impeccabile, diventa più cruciale del traffico tradizionale, ridefinendo le priorità di investimento.
Hai presente quella corsa sfrenata verso i nuovi strumenti di monitoraggio per l’intelligenza artificiale, quella sensazione che se non hai l’ultima dashboard per tracciare cosa dice ChatGPT del tuo brand sei fuori dai giochi?
Ecco, fermati un attimo.
Kevin Indig, uno che di crescita e SEO ne ha masticata parecchia in aziende come Shopify e Atlassian, ha appena buttato sul tavolo una verità che potrebbe farti rivedere completamente le tue priorità di investimento.
La sua tesi è schietta: il vero valore, quello che in gergo finanziario chiamiamo “Alpha”, non sta nel guardare cosa fanno gli LLM, ma nel capire come l’IA sta cambiando radicalmente il comportamento delle persone che cercano online.
Segui i soldi, non l’hype
Mentre il mercato del venture capital sta inondando di denaro le startup che promettono di monitorare i modelli linguistici, c’è chi muove i capitali veri in tutt’altra direzione. Prendi l’acquisizione di Semrush da parte di Adobe per 1,9 miliardi di dollari. Non l’hanno comprata per i suoi tool di tracciamento dell’IA, ma per la sua piattaforma consolidata, i suoi dati sui clienti e la sua posizione di mercato.
Capisci la differenza?
Indig sottolinea che gli investitori più scaltri hanno già capito che il monitoraggio degli LLM diventerà presto una commodity, un servizio standardizzato senza un reale vantaggio competitivo a lungo termine. Invece di spendere budget per l’ennesimo tool di analisi, le aziende intelligenti stanno investendo sulla costruzione di piattaforme solide e sulla fiducia del brand.
E sai perché questo è fondamentale?
Perché, come vedremo tra poco, i dati sull’utilizzo reale dell’IA ci dicono che il vecchio modello di “ricerca e clicca” sta morendo sotto i nostri occhi.
I dati reali: visibilità batte traffico
Kevin Indig non si è limitato a fare teorie da bar. Insieme al ricercatore Eric Van Buskirk, ha condotto uno studio UX massiccio, tracciando 70 utenti reali negli Stati Uniti mentre interagivano con le panoramiche AI di Google.
Parliamo di oltre 30 ore di video e 13.000 annotazioni analizzate, un lavoro enorme che va ben oltre le solite speculazioni.
I risultati sono una doccia fredda per chi è ancora ancorato alla SEO vecchia scuola.
Gli utenti restano nell’ecosistema dell’IA. Consumano la risposta direttamente lì, senza cliccare sul sito fonte.
Il traffico tradizionale sta calando, è un fatto, ma la visibilità all’interno di queste risposte diventa la nuova valuta.
Se il tuo brand viene citato dall’IA, hai vinto in autorevolezza e “mindshare”, anche se il contatore di Google Analytics non si muove come vorresti.
Ma c’è un problema tecnico gigantesco che rischia di tagliarti fuori da questa nuova visibilità, ed è molto più banale di quanto pensi.
Il debito tecnico ti uccide (letteralmente)
Se pensavi che la velocità del sito fosse importante prima, ora è questione di vita o di morte digitale.
L’analisi ha mostrato una correlazione brutale: i siti con performance tecniche scarse, specialmente quelli lenti nel caricamento (LCP e CLS poveri), vengono citati molto meno dalle risposte dell’IA.
È logico, se ci pensi: i modelli devono recuperare informazioni in tempo reale e se il tuo sito arranca, l’IA passa al prossimo.
Inoltre, c’è il tema dell’allucinazione e dell’attribuzione. Uno studio citato nell’analisi riporta un tasso di errore del 76,5% nel modo in cui i sistemi IA attribuiscono le fonti.
Questo significa che anche se fai tutto bene, potresti non ricevere il credito che meriti.
Ecco perché Indig paragona questo momento storico al periodo 2000-2004 di Google: siamo nel Far West.
Le regole non sono ancora scritte sulla pietra, ma chi si ostina a trattare l’IA come un semplice nuovo canale di traffico invece di ripensare il proprio modello di business verso la costruzione di un brand autorevole e tecnicamente ineccepibile, rischia di trovarsi con un pugno di mosche in mano.
