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Trump ha vietato di dire intelligenza artificiale

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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Ordine esecutivo: solo “Super Intelligence”, banditi i termini “AI” e “Artificial Intelligence

Trump ha creato una task force sulla Super Intelligence, ordinando di sostituire il termine intelligenza artificiale con Super Intelligence nei documenti ufficiali. Il gruppo ha 120 giorni per un rapporto, ma il mandato vieta regolamentazioni eccessive. La contraddizione è evidente: capire i rischi senza porre freni lascia le grandi aziende a controllarsi da sole, mentre la Cina avanza.

Donald Trump ha appena creato una task force sulla Super Intelligence e ha ordinato di cancellare il termine “intelligenza artificiale” dai documenti ufficiali del ramo esecutivo. Ma dietro la nuova etichetta c’è una domanda precisa: chi controllerà davvero i rischi? Ieri il presidente ha annunciato la formazione di una nuova Super Intelligence Force, guidata dal direttore dell’intelligence nazionale Jay Clayton.

La nascita della Super Intelligence Force

A settembre Donald J. Trump ha firmato un ordine esecutivo che sostituisce il termine “Artificial Intelligence” con “Super Intelligence” nel ramo esecutivo, come si legge nella scheda ufficiale della Casa Bianca. L’ordine impone a tutti i dipartimenti e le agenzie di usare i termini “Super Intelligence” e “SI” nelle comunicazioni ufficiali, nei documenti politici e nei testi non normativi, e di non riconoscere più i termini “Artificial Intelligence” o “AI”.

Ma il mandato contiene una tensione che merita di essere aperta.

Il paradosso del mandato

La task force ha 120 giorni per un rapporto. Cosa succede se il rapporto conclude che servono regole? Il paradosso è già scritto nello statuto, prima ancora che il gruppo si metta al lavoro. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, il documento afferma che la task force “svilupperà piani per rispondere alle minacce abilitate dall’SI alla nostra società, prevenendo al contempo l’eccessiva regolamentazione e la cattura normativa che soffocherebbero l’innovazione e la concorrenza”.

Tradotto in chiaro: bisogna capire i rischi, ma senza mai arrivare a regole stringenti. Il vincolo è esplicito, nero su bianco. E il risultato si vede già adesso: le principali aziende dell’IA sono esattamente dove erano prima, a controllarsi da sole. Come riporta un recente articolo di CNBC, la supervisione esterna non è arrivata e la responsabilità resta nei laboratori che sviluppano i modelli. Per chi vende modelli, è la posizione più comoda: nessun controllo esterno significa nessun freno alla velocità con cui si lanciano prodotti.

Il punto non è se l’autoregolamentazione funzioni o meno. È che la Super Intelligence Force riceve due istruzioni che si contraddicono: rispondere alle minacce, ma evitare regole. Si può fare una delle due cose, difficilmente entrambe nello stesso tempo. E mentre Washington discute di etichette, un altro fronte si muove più velocemente.

La pressione cinese e i prossimi 120 giorni

Il paradosso americano diventa un vantaggio competitivo cinese: mentre si discute di nomi, Pechino finanzia ricerca, talenti e calcolo. Un’analisi di RAND spiega che la politica industriale cinese sull’IA accelererà i progressi del paese, in particolare attraverso supporto a ricerca, talenti, calcolo sovvenzionato e applicazioni. E i modelli cinesi stanno riducendo il divario di prestazioni con i migliori modelli statunitensi.

Questo è il contesto in cui va letto il cambio di nome da AI a SI. Non è solo marketing politico: è un segnale su dove l’amministrazione intende mettere l’accento. La vera domanda, però, non è come chiamare l’IA. È se il rapporto di 120 giorni diventerà un alibi o un punto di svolta. Nei prossimi mesi si capirà se il documento avrà il coraggio di dire che servono regole, oppure se si limiterà a formalizzare lo status quo.

Chi fa impresa online dovrebbe leggere i prossimi 120 giorni come una finestra in cui il linguaggio cambia ma le regole restano incerte: il vero rischio non è la super intelligenza, ma restare senza una posizione chiara mentre i competitor cinesi accorciano le distanze.

L'autore

Anita Innocenti

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