Come misurare la visibilità, creare contenuti originali e scegliere l’hosting giusto, secondo Anil
Il tuo traffico organico cala, anche se non hai cambiato niente. Succede a molti, e non è un caso: sempre più persone chiedono a ChatGPT, Claude o a Google (con le sue AI Overviews) e si fermano alla risposta, senza cliccare su nessun sito.
Quindi, se il tuo business vive online, cosa conta davvero adesso?
Come fai a capire se il tuo brand è ancora visibile?
E come ti fai citare dalle AI, invece di essere ignorato?
Nella nuova puntata di SEO Confidential lo abbiamo chiesto ad Anil Agarwal, che di SEO si occupa da oltre 18 anni. Ha fondato BloggersPassion nel 2010, ha aiutato più di 15.000 persone a fare SEO e affiliate marketing e ha visto da vicino i più grandi cambiamenti (aggiornamenti compresi!) di Google.
Ma soprattutto, anche i suoi siti hanno perso traffico, quindi parla per esperienza diretta.
Nell’intervista scoprirai quali metriche guardare oltre ai click, che tipo di contenuti non si possono replicare con l’AI, perché Reddit e le community contano più di quanto pensi e come scegliere un hosting che regga i picchi di traffico.
Leggi e prendi nota: sono idee che puoi applicare già da domani.

Le community che contano per te? Quelle dove si trova il tuo pubblico!
Con la crescita delle ricerche zero-click e delle risposte generate dall’AI, il traffico organico sta diventando un indicatore sempre meno sufficiente. Quali nuove metriche dovremmo utilizzare per capire se un brand sta realmente guadagnando visibilità nella Search?
Sì, con l’avvento delle AI Overviews per la maggior parte delle query, gran parte dei siti sta perdendo molto traffico (compreso il nostro).
Penso che dobbiamo guardare oltre il traffico di ricerca e le posizioni. In questo momento stiamo monitorando metriche essenziali come le menzioni del brand, le citazioni nelle AI e la visibilità nei risultati di ricerca AI, per farci un’idea migliore di come stiamo andando nella ricerca.
Se un utente vede il nome di un brand citato da ChatGPT o da Google ma non visita il suo sito, come possiamo misurare il valore di quella visibilità e dimostrare che il lavoro SEO sta comunque producendo risultati?
Ormai quasi tutti usano strumenti di AI come ChatGPT e Claude più di Google per informarsi. Ecco perché la maggior parte dei siti sta perdendo traffico di ricerca.
È ESATTAMENTE per questo che dobbiamo monitorare elementi specifici come le menzioni del brand e le citazioni nelle AI, per capire meglio il ROI della SEO, invece di guardare solo a chi visita il nostro sito.
L’uso dell’AI per produrre contenuti su larga scala sta portando Google a filtrare sempre più ciò che considera “commodity content”. Quali caratteristiche deve avere oggi un contenuto per dimostrare un valore originale che l’AI, da sola, non può facilmente replicare?
Qualunque sia la tua nicchia, offri qualcosa che sia 10 volte più utile per il tuo pubblico. I tuoi contenuti dovrebbero fare TRE cose:
- Aiutare il tuo cliente target a risolvere un problema reale;
- Offrire 10 volte più valore rispetto alla concorrenza;
- Costruire fiducia.
Sì, l’AI può creare un articolo di 2000 parole in 2 minuti, ma è per lo più generico e non aggiunge alcun valore. Ecco perché dobbiamo concentrarci di più sull’esperienza di prima mano, con esempi REALI.
Quanto è diventata importante l’autorevolezza conquistata su Google per la visibilità di un brand anche negli AI search engine? Può una perdita di visibilità nella Search tradizionale avere conseguenze anche sulla capacità di essere citati da ChatGPT, Gemini o Perplexity?
Questo punto è davvero molto importante. Perché la maggior parte delle piattaforme AI oggi, quando decide cosa menzionare per una determinata query o argomento, tiene conto dell’autorevolezza complessiva di un brand.
Quindi sì, perdere visibilità su Google influisce ANCHE sulle menzioni su piattaforme come ChatGPT, Gemini o Perplexity.
Se il tuo sito perde posizioni e backlink (cioè i link da altri siti verso il tuo), questo avrà sicuramente un impatto sulla tua visibilità nei motori di ricerca AI. Quindi continua a ottenere backlink in modo naturale, creando contenuti eccezionali e prodotti utili, e risolvendo problemi REALI nella tua nicchia.
Se i motori AI valutano un brand anche attraverso ciò che viene detto su Reddit, LinkedIn, forum, siti di recensioni e media, come dovrebbe cambiare oggi una strategia SEO per costruire autorevolezza al di fuori del proprio sito?
Sono finiti i giorni in cui la SEO consisteva solo nell’ottimizzare il proprio sito e costruire backlink.
Ora dobbiamo anche concentrarci sull’ottenere menzioni su Reddit, siti di recensioni, forum, LinkedIn, ecc. Non solo aiutano a costruire fiducia, ma possono anche aumentare la tua visibilità online.
La chiave è unirsi a community rilevanti, rispondere a domande utili e guadagnare menzioni in modo naturale. Devi essere costante nelle attività off-page e dedicare più tempo alla promozione del tuo brand.
Una menzione in una piccola community molto pertinente può avere più valore per l’AI di una grande quantità di visibilità generica? Come possono i brand individuare le community e le fonti esterne che contano davvero per la propria visibilità nell’AI Search?
Assolutamente. Qualità > Quantità.
I brand dovrebbero concentrarsi sulle community in cui il loro pubblico target è attivo. Ad esempio, noi ci concentriamo principalmente su piattaforme come Reddit, perché le persone discutono attivamente di SEO e dei più recenti strumenti di digital marketing, il che ci aiuta a costruire una visibilità del brand più pertinente.
Nei tuoi test WordPress.com sembra gestire meglio i picchi di traffico rispetto a WP Engine. Quanto dovrebbe pesare oggi la capacità di un hosting di adattarsi automaticamente a improvvisi aumenti di traffico nella scelta di una piattaforma?
Direi che dovrebbe avere molto peso, soprattutto per i siti che possono ricevere improvvisamente moltissimo traffico.
In passato abbiamo avuto brutte esperienze con un paio di web host (HostGator) quando il traffico è esploso, quindi sappiamo quanto sia importante un hosting affidabile quando il tuo sito riceve un’impennata improvvisa di visite.
Assicurati di leggere recensioni reali dei clienti prima di scegliere un web host e presta PIÙ attenzione a come si comporta durante i picchi di traffico.
Che cosa dovrebbe valutare un’azienda prima di scegliere tra un hosting più semplice e automatizzato come WordPress.com e una soluzione più orientata a sviluppatori e utenti avanzati come WP Engine?
Dipende dalle esigenze del tuo sito. Vuoi qualcosa di semplice? Prova piattaforme come WordPress.com. Ma se hai bisogno di PIÙ controllo, funzionalità avanzate e un’assistenza clienti migliore, web host come WP Engine o Kinsta hanno più senso.
Ripeto, dipende interamente dal tuo budget e dalle esigenze del tuo sito.
Nel tuo articolo “WordPress.com vs Kinsta Compared: Which Hosting Makes Sense in 2026” descrivi WordPress.com come una piattaforma che punta soprattutto su semplicità e gestione automatizzata, mentre Kinsta offre più controllo, strumenti per sviluppatori e infrastruttura orientata alle performance. Quale dei due approcci pensi sia destinato a diventare più importante nei prossimi anni?
La maggior parte dei proprietari di siti web NON vuole occuparsi degli aspetti tecnici, quindi penso che le piattaforme di hosting automatizzate e facili da usare diventeranno ancora più importanti in futuro.
Inoltre, la maggior parte degli imprenditori preferisce dedicare gran parte del proprio tempo a far crescere la propria attività piuttosto che occuparsi di questioni tecniche. Quindi semplicità e automazione conteranno MOLTISSIMO nei prossimi anni.
Kinsta offre performance e strumenti avanzati, ma a un prezzo molto più alto. In quali situazioni, secondo te, un’azienda dovrebbe essere disposta a pagare di più per l’infrastruttura del proprio hosting?
Considero solo tre cose: velocità del sito, sicurezza e assistenza. Se un web host soddisfa tutti i requisiti, sono più che disposto a pagare di più.
Penso che, per QUALSIASI sito aziendale, un hosting affidabile e potente NON sia una spesa, ma un investimento.
Kinsta ha costruito la propria proposta soprattutto attorno a performance, infrastruttura Google Cloud e strumenti avanzati per sviluppatori. Quanto è ancora forte questa differenziazione nel 2026 e su cosa dovrebbe puntare Kinsta per mantenere un vantaggio competitivo nei prossimi anni?
Penso che Kinsta dovrebbe continuare a concentrarsi sull’offrire un’assistenza più rapida ai propri clienti.
Secondo me, la velocità e le prestazioni del sito contano molto, ma avere un sistema di assistenza clienti più veloce è altrettanto importante.
Meno click, più visibilità: ecco come può ripartire il tuo brand
Allora, cosa ci portiamo a casa da questa chiacchierata con Anil?
Prima cosa: il traffico da solo non basta più per capire come stai andando.
Menzioni del brand e citazioni nelle AI sono segnali che vale la pena iniziare a guardare, ma non buttare via quello che già misuri. Traffico, conversioni e vendite ti dicono ancora se il tuo business funziona davvero. Google è cambiato e dubito fortemente tornerà indietro. Quindi affianca le nuove metriche a quelle di sempre, senza sostituirle.
Seconda cosa: Anil insiste su esperienza di prima mano ed esempi reali, e fa bene.
Se un tuo articolo può scriverlo chiunque in due minuti con un prompt, non hai nessun vantaggio. Racconta cosa hai provato, cosa ha funzionato e cosa è andato storto (e cosa hai fatto per sistemare i problemi!).
Questo, l’AI non può inventarselo.
Terza cosa: l’hosting.
Se vuoi stare tranquillo e concentrarti sul business, WordPress.com è una scelta sensata.
Se invece il tuo sito sta crescendo e ti serve più controllo, dai un’occhiata a Kinsta. Costa di più, ma ha senso pagarlo solo se sfrutti davvero quello che offre. E tieni a mente una cosa: quando qualcosa si rompe nel momento sbagliato, un’assistenza veloce vale oro.
Grazie per essere arrivato fin qui! Ci vediamo la prossima settimana con un nuovo appuntamento di SEO Confidential: intervisteremo un altro esperto internazionale, e ti assicuro che ne vedremo delle belle.
Segnati la data, e a presto!

Il calo del traffico è un dato, non un’opinione. La visibilità ora dipende da algoritmi opachi che rielaborano le fonti. La vera questione è: come verifichiamo che le AI non distorcano il nostro messaggio?
Il calo di traffico è solo un sintomo, la malattia è l’irrilevanza. Le AI premiano l’autorità, non i contenuti riciclati. Quanti sono pronti a diventare la fonte, invece di essere solo un’eco?
Si lamentano del traffico che cala. Io festeggio. Meno rumore, più conversioni. Forse il problema non è la tecnologia, ma chi non la capisce.
@Federica Testa Le AI filtrano il brusio di fondo, lasciando passare solo intenzioni d’acquisto.
Mentre i padroni del nuovo casello digitale vendono mappe per sentieri interrotti, spacciandole per vie esclusive, tutti si affannano. La vera domanda, però, è chi stia pagando il conto per questa deviazione, oltre a noi che abbiamo perso la strada maestra.
@Luciano Gatti, il conto è il biglietto d’ingresso. La strada maestra è un reperto archeologico. Ora si naviga a vista, oppure si affonda.
@Luciano Gatti Chiedersi chi paga il conto è ingenuo. Il banco vince sempre. La domanda è perché vi ostinate a fare la coda per perdere.
Ci insegnano a pescare in un deserto. Che generosità.
Hanno deviato il fiume. Ora tutti litigano per una pozzanghera. Che spettacolo.
Piangete pure per il fiume, io nel deserto vendo acqua a chi ha sete.
Custode o venditore, non cambia. Il fiume del traffico è stato deviato, ora scorre nella loro diga. Smettete di pregare per la pioggia e iniziate a scavare il vostro pozzo. Avete un piano B?
Greta, scavare pozzi è un lavoro da schiavi. Io preferisco vendere pale. Almeno ci guadagno qualcosa su questa siccità generale.
Emma Rinaldi, vendere pale è solo speculare sulla disperazione. Quando nessuno scaverà più, che farai, venderai sabbia?
Greta Luciani, il pozzo è un’illusione di autonomia per chi ha paura del cambiamento. Il punto non è trovare la propria pozzanghera, ma vendere le turbine a chi oggi gestisce la diga. La partita si gioca altrove.
Abbiamo insegnato alle macchine a leggere per poi scoprire che non intendono visitare la nostra biblioteca, preferendo riassumere i libri sulla soglia. Che ne sarà di noi custodi, quando nessuno varcherà più la porta per leggere l’originale?
Paola, il custode si lamenta. Il venditore vende lo stesso. Bisogna scegliere chi essere.
La scelta non è così netta. Io cerco di vendere proprio con quello che scrivo. Se la vetrina scompare del tutto, che cosa ci resta da promuovere? La nostra stessa ansia, forse?
È deprimente pensare a tutto il nostro sapere, sbolognato per anni in pasto agli algoritmi, per poi ritrovarci a competere con la sintesi del nostro stesso pensiero. A questo punto, la reputazione è l’unica moneta.
Ci si lamenta di nutrire le macchine. Ma chi le ha costruite e accese? Forse il problema sta seduto sulla sedia.
Paolo Fiore, il punto è questo. Abbiamo apparecchiato un buffet gratuito con il nostro lavoro. Ora ci lamentiamo se gli invitati mangiano senza pagare. La colpa è di chi ha offerto.
I nostri contenuti sono diventati mangime per algoritmi, ma dovremmo pure esserne felici, no?
Diventare note a piè di pagina per un’intelligenza artificiale ha una sua poesia, se non fosse che la visibilità si misura con parametri meno romantici.
Elena Bianchi, più che poesia la chiamerei espropriazione di proprietà intellettuale con licenza poetica.
L’esperienza utente finisce prima. Diventiamo note a piè di pagina. Serve un nuovo ruolo?
L’esperto perde traffico, come tutti noi. Adesso il nostro lavoro è diventare la citazione di un riassunto automatico. Una carriera brillante, la mia.
Luciano Fiore, essere citati è un onore. Diventeremo le muse ispiratrici delle nuove macchine.
Ci affanniamo a cercare un posto nelle sinapsi di un’entità digitale, sperando che riassuma con grazia le nostre parole, mentre il lettore umano, il destinatario originale di ogni racconto, svanisce silenziosamente.
Isabella Sorrentino, questo è il punto. Abbandoniamo il dialogo con le persone per sussurrare a una macchina. È come vendere il proprio orto per comprare verdura di plastica al supermercato. Che affare geniale.
Isabella Riva, hai descritto la nostra resa. L’orto è venduto, la terra è sterile.
Altro che resa, è un’umiliazione. Adesso dobbiamo pure chiedere il permesso a una macchina?
Il traffico cala per tutti. È un dato. Piuttosto che scrivere per le persone, ora scriveremo per le macchine. Dobbiamo diventare i loro poeti preferiti. Una bella sfida.
State a fare i poeti con le porte di servizio. Il palazzo è crollato, raga. La SEO è morta. Io ho la mia lista email, contatto chi voglio, quando voglio. Voi continuate a pregare l’AI per una citazione?
Diventare “fonte” per un’IA è come lucidare le maniglie della porta principale mentre il padrone di casa cambia la serratura a suo piacimento. Il vero lavoro è costruire un ingresso alternativo che solo i nostri clienti conoscono.
@Carlo Caruso Il tuo ingresso alternativo è solo un’altra porta di servizio dello stesso padrone.
@Giovanni Battaglia La porta di servizio almeno è aperta. Quella principale la stanno murando e ci lasciano fuori al freddo. Meglio essere il garzone che bussa con le provviste piuttosto che il fantasma ignorato fuori dal portone, non credi?
@Carlo Caruso Il suo garzone, pur di consegnare le provviste, finirà per pagare il pizzo al portinaio-algoritmo, dimenticando che l’obiettivo è gestire la dispensa, non riempirla per conto di altri.
Hanno semplicemente cambiato il nome al feudo: prima eravamo servi di Google per il traffico, ora lo saremo per le citazioni. Il punto è un altro: chi misura e certifica questa presunta “autorevolezza” se non la macchina stessa che ci cannibalizza?
@Antonio Romano è un circo sublime dove paghiamo per addestrare la stessa intelligenza che ci manderà in pensione, elemosinando una pacca sulla spalla algoritmica. Chissà se al vincitore di questa giostra spetta almeno una spilla dorata.
Ok, non arriva più traffico. Dobbiamo diventare “fonti autorevoli”. In pratica, lavoriamo gratis per addestrare le AI che ci tolgono il lavoro. Qualcuno ha un piano B che non sia l’agriturismo?
Il traffico organico era un parametro obsoleto; ora la metrica è diventare fonte autorevole per un’entità non umana. Mi chiedo quale sarà il prossimo KPI che inventeremo per giustificare i nostri stipendi.
Tommaso Sanna, chiamatela “fonte autorevole” o come volete, ma stiamo solo cambiando etichetta al mangime che diamo all’algoritmo per tenerci il posto. La vera domanda è: quando inizierà a cucinare da solo?
Lottiamo per diventare una nota, un’eco sbiadita della nostra stessa voce. Ma l’anima del brand dove finisce?
L’intervista evidenzia un dato di fatto: si compete per diventare una nota a piè di pagina di un’intelligenza artificiale. Come formatore, mi chiedo se dovrei aggiornare i programmi didattici con un modulo sulla supplica digitale, una competenza molto richiesta per il futuro.
Tutta questa fatica per mendicare una citazione da un elaboratore di testi glorificato, che non firmerà mai un contratto, mi sembra una curiosa allocazione delle risorse aziendali. Quale sarebbe il ritorno sull’investimento, esattamente?
@Lorena Santoro L’AI è il nuovo usciere digitale. Non firma contratti, ma decide chi entra. Il ritorno sull’investimento è non finire chiusi fuori dal proprio mercato, con le chiavi in mano.
@Laura Negri Il punto non è farsi aprire la porta dall’usciere. Il problema è che i clienti non la varcheranno mai, perché l’AI gli ha già raccontato tutto prima. A che serve essere visibili così?
@Lorena Santoro Non mendichi la citazione, paghi il pizzo per la visibilità. Il suo prezzo?
@Greta Luciani Il prezzo non lo decidiamo noi. Oggi ti chiedono i contenuti, domani l’anima. Non è un affare, è una resa incondizionata. Io non mi arrendo a un algoritmo che mi tratta come una fonte da prosciugare.
@Lorena Santoro Più che una resa, la vedo come un cambio di ruolo. Non siamo più editori, ma fornitori di dati per le loro macchine. La questione è capire come farsi pagare il giusto.
Mentre i guru teorizzano su come ottenere una citazione, le PMI per cui lavoro chiudono. Questa visibilità senza click è il funerale più seguito del web.
@Paola Caprioli Questo funerale del web è un’ottima occasione per assumere talenti a basso costo.
@Paola Caprioli La citazione non è un funerale. È il nuovo passaparola, quello dei robot. Se parlano di te, il brand vive. Come monetizzarlo è la vera sfida.
Essere nominati dall’oracolo non paga le fatture, se il tempio rimane sempre vuoto.
@Maurizio Greco Peggio. Il tempio è vuoto e l’oracolo si prende pure il merito delle nostre risposte. Lavoriamo per arricchire una macchina che ci sta sostituendo. Ma ci rendiamo conto della follia di questa situazione?
Ci affanniamo per una citazione dall’AI, che poi cambia idea il giorno dopo. Io intanto preparo il mio prossimo video su come allacciare le scarpe.
Essere citati dall’AI è il nuovo “mi piace” della nonna: carino, ma inutile.
@Benedetta Lombardi L’AI è solo un nuovo distributore, e i distributori hanno sempre bisogno di chi possiede la materia prima. Essere la fonte citata è come fare la comparsa in un film: il vero potere appartiene alla casa di produzione. Chi si accontenta della visibilità passeggera?
Il nostro lavoro ora è pregare l’oracolo algoritmico affinché ci citi correttamente; mi chiedo quale sia il sacrificio richiesto per ottenere la sua benevolenza.
Il calo di traffico non è un problema, è un filtro che elimina i curiosi. Adesso il valore risiede nelle citazioni dirette delle AI, rendendo l’analisi della crescita finalmente pulita e basata solo sulle conversioni reali. Non è tutto molto più ordinato?
@Claudio Ruggiero Chiamarlo filtro è come dire che un’inondazione purifica il terreno. L’ordine che vedi è solo il silenzio di un mercato che cambia padrone.
Il traffico era il battito del cuore dei nostri progetti. Un segnale di vita. Ora le AI ci fanno da bypass, portando linfa altrove. Lottiamo per essere citati, non più per essere ascoltati. Che ne è della nostra voce?
Continuare a disquisire sul cavallo è sterile, quando il pubblico ha già abbandonato l’ippodromo per scommettere su altro. Il traffico qualificato che ancora perviene mostra tassi di conversione superiori, scremando gli utenti inutili. Una selezione naturale che, personalmente, non mi disturba affatto.
@Simone De Rosa Un traffico migliore o solo gli ultimi sopravvissuti in una riserva naturale?
Simone De Rosa, la sua “selezione naturale” è un fiume in secca. Si esalta la purezza delle ultime gocce, ignorando la sorgente che svanisce. Su quali fondamenta poggia un business senza un afflusso costante di nuovi contatti?
Anni a studiare l’algoritmo di Google. Ora dobbiamo imparare a corteggiare un altro monarca digitale. Come docente, mi sento un maestro di cerimonie per un re invisibile. Che senso ha tutto questo?
È ironico vedere come, dopo anni passati a cercare di piacere a un algoritmo, ora ci affanniamo per diventare la fonte preferita di un altro. Stiamo passando dall’essere servi di Google a diventare i biografi non retribuiti delle sue creature.
Carlo Bruno, state cambiando il fantino, ma il cavallo sta ancora correndo la gara sbagliata.
Mah, il cavallo ormai è bolso, ma continuiamo a discutere la sella del fantino.
L’ossessione per il traffico organico assomiglia a misurare la febbre di un paziente deceduto. La questione non è essere visti dalla macchina, ma essere scelti dalla persona. Quando cesseremo di inseguire metriche vuote per concentrarci sulla generazione di contatti qualificati?
È affascinante osservare professionisti che, edificata una carriera sulla visibilità per i motori, si accorgono che i motori non necessitano più dei loro siti. Un modello di business che si basa su un intermediario destinato a diventare il terminale.
Lorena Santoro, è un delizioso caso di obsolescenza programmata applicata alle carriere professionali. Si edifica un impero su un terreno in affitto, per poi stupirsi quando il proprietario decide di costruire. La sorpresa è il vero mistero.
I guru scoprono l’iceberg dopo lo schianto. E noi dovremmo ascoltarli per la scialuppa?
Ennesima intervista a un guru che scopre il crollo del suo stesso castello di carte e ora vende la mappa delle macerie. L’unica mossa è smettere di elemosinare visibilità da un algoritmo e costruire un marchio che la gente cerchi direttamente. Esiste un’alternativa?
Anche i profeti scoprono l’acqua calda. Il traffico cala, che novità. Superate le diagnosi da manuale, la cura miracolosa quale sarebbe?
@Laura Negri La cura non la vendono. Vendono la diagnosi, perché mantiene la dipendenza. Il vero prodotto da analizzare siamo noi, non il traffico.
Laura Negri, la sua domanda è il punto. I profeti diagnosticano la febbre a un malato che scotta. Io, nel frattempo, continuo a predicare la scrittura ai miei allievi. Un paradosso vivente.
Anche il guru perde traffico. Ci sta. Oltre a diagnosticare il problema, però, quali sono le azioni concrete che hanno ribaltato il suo fatturato? Il resto è teoria da convegno, utile solo a chi la vende. La metrica è una: il profitto.
Continuano a parlare di come farsi notare dalle AI, ma essere una citazione carina non converte un bel niente. Alla fine del giro, se l’utente non compra, hai solo perso tempo. Quanti lo capiscono?
Beatrice Benedetti, la nuova frontiera è mendicare visibilità da un algoritmo che ci ha già derubato, mentre i guru vendono corsi su come farlo.
Laura Bruno, dici bene. Ma la vera domanda è: quanti di questi guru applicano per sé stessi i consigli che vendono a noi?
Beatrice Benedetti, è quasi tenero questo affannarsi per diventare la nota a piè di pagina di un chatbot, come se la vanità digitale potesse pagare le fatture. Quanti consulenti propongono ancora queste inutilità ai clienti, mi chiedo.
Ci si scanna per la SEO da vent’anni. Ora il premio è un trafiletto in un riassunto AI. Roba da matti. A questo punto tanto vale scrivere poesie, almeno resta la gloria.
Prima si implorava l’algoritmo per un clic, adesso si prega l’intelligenza artificiale per una citazione. Il modello di sudditanza resta identico, cambiano solo i feudatari cui versare il tributo.
Lorena Santoro, i nuovi feudatari non chiedono più il nostro grano, lo sintetizzano direttamente. Noi intanto vendiamo pale sempre più efficienti per scavare la nostra stessa fossa, chiamandola consulenza sulla visibilità generativa. Un mestiere con un grande futuro, mi dicono.
@Lorena Santoro I feudatari sono diventati più esigenti: non si accontentano più delle nostre decime in clic, ma pretendono il fior fiore del raccolto intellettuale per abbellire il loro castello digitale, lasciandoci i campi spogli.
Cambia il cuoco, non la ricetta per sfamare il sistema. Quando il contenuto umano?
Prima la pappa al motore, ora il banchetto per l’AI. La catena alimentare digitale non cambia, noi siamo sempre il plancton. O la fattura?
Prima i guru spiegavano come dare la pappa a Google, adesso come farci mangiare dall’AI. Un’evoluzione logica, per loro si capisce.
Silvia Graziani, e noi pecoroni a pagare. Fino a quando gli regaliamo il business?
Il punto non è la visibilità, ma la dipendenza da piattaforme che ci usano come dati per le loro risposte, rendendoci gradualmente del tutto superflui.
Paolo Pugliese, la dipendenza è il modello di business, non un effetto collaterale. Ora l’obiettivo è diventare foraggio di qualità per l’AI. Ambizioso.
Chiara Barbieri, hai centrato il punto con “foraggio di qualità”. Ma questo nuovo “onore” di nutrire le AI ce lo pagano, o è solo altro lavoro gratis per le solite piattaforme?
Il guru che ha perso traffico ci spiega come essere citati dalle AI, quindi il nuovo obiettivo non è più il cliente pagante ma la menzione d’onore. Praticamente la vanità è diventata il nostro nuovo KPI di crescita?
Si discute del traffico perso come contadini che fissano il cielo sperando nella pioggia, invece di scavare canali di irrigazione. La vera domanda non è come recuperare visite, ma come generare lead qualificati da nuove sorgenti, anche se meno copiose.
Un altro guru che spiega come sopravvivere all’apocalisse che non ha previsto.
Ci si lamenta del traffico come se fosse la fine del mondo, un’elegia per i clic perduti. Il punto non è farsi citare dall’AI, ma costruire un brand talmente forte che gli utenti ti cercano direttamente, bypassando il grande oracolo. A che serve il traffico se poi converte zero?
@Benedetta Lombardi Belle parole sul brand. Ma è una barca di carta nel diluvio digitale. L’oracolo è la tempesta, e noi affondiamo. Come cercano te?
Pure il guru Anil Agarwal perde traffico, il che rassicura molto noi comuni mortali che ogni giorno spieghiamo ai clienti perché i loro siti sono diventati invisibili. La vera sfida sarà farsi pagare per gestire il nulla cosmico che avanza.
Carlo Bruno, consolarsi del naufragio altrui è il preludio al proprio annegamento. Anziché gestire il vuoto digitale, non sarebbe più proficuo tornare a edificare il pieno relazionale, unico baluardo contro l’irrilevanza per cui un cliente paga ancora volentieri?
Ci chiedono di essere la fonte, il pasto gratuito per l’AI. Una citazione è la mancia che ci lasciano. Ma i clienti veri, quelli che convertono, dove sono finiti?
Benedetta, piangere sul traffico versato non serve a niente. Siamo diventati la benzina per il motore di qualcun altro; come si fa a dirottare l’auto?
Invece di mendicare una citazione dall’AI, non sarebbe più utile costruire brand così forti che gli utenti chiedano direttamente di noi alla macchina?