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Contattaci oraIl pulsante “Classic search” di Web Guide rimanda sempre all’interfaccia IA, un bug segnalato da diversi utenti
Il pulsante Classic search di Web Guide non reindirizza più alla ricerca tradizionale, lasciando gli utenti bloccati nell'interfaccia IA. Il guasto, segnalato da Damien Andell e documentato da Barry Schwartz, conta perché Web Guide usa una versione personalizzata di Gemini che trattiene le risposte dentro Google, sottraendo clic ai siti che dipendono dal traffico di riferimento. Resta da verificare se Google correggerà il bug.
Da ieri, cliccare su “Classic search” in Web Guide di Google non porta alla ricerca classica: si resta dentro l’interfaccia IA. Non è una scelta, è un bug. A segnalarlo per primo è stato Damien Andell su X, come riportato da Search Engine Roundtable: ha scritto che è impossibile tornare alla ricerca classica perché il sistema reindirizza sempre a Web Guide.
Il pulsante che intrappola
Il dettaglio è semplice e insieme emblematico. Web Guide è una funzione beta opt-in: un mix tra l’interfaccia dei risultati di ricerca AI e l’interfaccia di ricerca web, riunite in una sola schermata. Di solito un pulsante come “Classic search” serve proprio a lasciare la parte IA e tornare ai risultati tradizionali. Se non funziona, chi lo preme resta dentro l’interfaccia IA anche quando vorrebbe uscirne.
Glenn Gabe, che conosce Web Guide da vicino, ha aggiunto su X che il bug era comparso ieri mattina: a volte restava bloccato dentro Web Guide senza riuscire a uscirne. Barry Schwartz, che ha firmato la ricostruzione, ha provato a replicare il problema e ha concluso che sembra effettivamente un bug, documentandolo con una breve animazione. Non è la prima volta che una funzione sperimentale di Google finisce sotto osservazione, ma qui il cortocircuito è particolarmente visibile: il nome del pulsante dice classico, il comportamento resta IA.
Ma perché un pulsante di uscita rotto fa più rumore di un semplice incidente tecnico? La risposta sta nel motore che muove Web Guide.
Gemini trattiene, i publisher perdono
Sotto il cofano, Web Guide usa una versione personalizzata di Gemini per comprendere meglio sia la query di ricerca sia i contenuti sul web. Lo spiega Google sul proprio blog ufficiale. In pratica, non si tratta di una semplice pagina di risultati: è un’interfaccia che rielabora le risposte e le tiene dentro il perimetro di Google, avvicinando l’esperienza alla ricerca AI. Chi la prova, in teoria, dovrebbe comunque poter scegliere il formato tradizionale. Il bug di ieri rompe proprio questo equilibrio.
Il problema si allarga oltre al singolo pulsante. Come riportato da TechCrunch, il pulsante rotto di Web Guide lascia sempre più utenti bloccati nei risultati IA senza un’uscita funzionante verso la vista tradizionale. E quando Google trattiene più risposte nella propria interfaccia AI, i siti che dipendono dal traffico di riferimento di Google perdono clic, come ricostruito da Tom’s Guide. Il risultato è un cortocircuito: chi cerca non arriva al contenuto originale, chi produce contenuti smette di essere raggiunto, e l’interfaccia che trattiene l’attenzione diventa l’unico punto di accesso.
Il fatto che Web Guide sia un test opt-in non rassicura del tutto: chi lo prova è spesso proprio chi vuole capire come Google presenterà i contenuti agli utenti, e restare bloccati dentro la versione IA impedisce di vedere l’altra faccia dello strumento. Se chi cerca non può tornare indietro, chi pubblica contenuti cosa farà? Può cominciare a chiedersi se dipendere da un canale che trattiene i clic convenga ancora. La domanda non è tecnica, è economica.
Fuori da Google c’è un’uscita
Per ora, l’unica via d’uscita sembra essere fuori da Google. DuckDuckGo No-AI Search funziona come la ricerca DuckDuckGo, ma filtra le immagini generate dall’IA dai risultati di ricerca immagini per impostazione predefinita e rimuove completamente tutte le altre funzionalità IA. Lo spiega la pagina ufficiale di DuckDuckGo No-AI Search. Nei fatti, il servizio sottrae l’IA come strato obbligato.
È l’opposto della direzione scelta da Google: da una parte un’uscita esplicita che non funziona, dall’altra un motore che toglie l’IA di default e lascia i risultati senza filtri generativi. Nelle prossime settimane vale la pena osservare se Google correggerà il bug e soprattutto se i publisher inizieranno a chiedersi se essere intrappolati convenga davvero. La risposta arriverà dai dati sul traffico dei prossimi mesi, non dagli annunci.
Per chi fa impresa online, il problema non è il singolo bug, ma la direzione: se Google trattiene il traffico, ogni click non arrivato è un cliente potenziale che non entra nel tuo sito.
