Musk vuole addestrare Grok con i dati di X (alla faccia della privacy…)

Anita Innocenti

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La richiesta di X, tuttavia, incontra la ferma opposizione delle associazioni per la privacy, che segnalano l’introduzione di nuovi rischi legati alla raccolta di dati biometrici e all’uso dei contenuti degli utenti per l’addestramento di intelligenze artificiali.

La richiesta di X Corp. alla FTC di eliminare l'accordo sulla privacy suona come un allarme. Dietro la motivazione di un cambio di leadership, si cela il timore che Elon Musk voglia mano libera per usare dati biometrici e contenuti degli utenti per addestrare l'IA Grok, mettendo a serio rischio la protezione delle informazioni personali di milioni di persone.

X vuole cancellare la sorveglianza sulla privacy, ma le associazioni non ci stanno

Andiamo con ordine.

Tutta la questione nasce da una vecchia “furbata” di Twitter, quando usò numeri di telefono e email, raccolti con la scusa della sicurezza, per bombardare di pubblicità circa 140 milioni di persone. Una pratica che la FTC ha giudicato ingannevole, imponendo all’azienda un accordo (il cosiddetto consent order) che la costringe a mantenere un programma di privacy e sicurezza blindato e a sottoporsi a controlli regolari.

Con l’arrivo di Musk, l’azienda ha cambiato nome, ma gli obblighi sono rimasti. Ora, però, X sostiene che con la nuova leadership le cose sono cambiate e chiede di allentare la presa.

Peccato che un’ampia coalizione di associazioni per i diritti civili e la privacy, guidata da nomi come la Electronic Frontier Foundation (EFF), non sia per niente d’accordo.

In una lettera congiunta, hanno chiesto alla FTC di “respingere senza mezzi termini” questa richiesta, definendola un tentativo di sfuggire alle proprie responsabilità a spese dei cittadini.

Anzi, sostengono che la gestione attuale di X rappresenti un “rischio serio per la privacy e la sicurezza dei dati degli americani”, come riportato da Ars Technica. E non si sono limitati a dirlo: hanno portato sul tavolo una serie di fatti che dipingono un quadro, diciamo, poco rassicurante.

Dati biometrici e fughe di notizie: perché la richiesta di Musk puzza di bruciato

Poco rassicurante, in effetti, è un eufemismo.

Le associazioni hanno ricordato alla FTC che l’azienda ha una lunga storia di problemi. Già prima di Musk, era stata sanzionata per non aver protetto a dovere le informazioni degli utenti. A questo si aggiunge una presunta, gigantesca fuga di dati nel 2025, dove circa 2,8 miliardi di record legati alla piattaforma sarebbero finiti chissà dove.

Ma il vero campanello d’allarme suona guardando alle mosse più recenti. Nel 2023, X ha aggiornato la sua policy sulla privacy per permettere la raccolta e l’uso di dati biometrici, come quelli estratti da un documento d’identità o da un selfie.

Ufficialmente, serve a combattere i profili falsi tra gli utenti a pagamento. Nella pratica, però, significa che l’azienda sta raccogliendo dati estremamente sensibili.

Perché, diciamocelo, a differenza di una password, la tua faccia non la puoi cambiare se viene rubata.

Una mossa che, come descritto da CBS News, ha già portato a una class-action in Illinois per violazione delle leggi statali sulla privacy biometrica.

Viene da chiedersi: a cosa serve davvero tutta questa mole di dati così personali?

La risposta, come spesso accade ultimamente, ha a che fare con l’intelligenza artificiale.

L’ombra dell’intelligenza artificiale e una decisione che farà la storia

Ed è qui che la faccenda si fa ancora più complessa. X ha sviluppato la sua IA, Grok, addestrandola su centinaia di milioni di post degli utenti, senza però chiedere un permesso chiaro ed esplicito.

In pratica, i contenuti che pubblichi vengono usati per allenare un’intelligenza artificiale, e questo cambia completamente le regole del gioco rispetto a quello che ti aspettavi quando ti sei iscritto.

Se metti insieme i pezzi del puzzle – raccolta di dati biometrici, dati sulla tua carriera lavorativa e ora l’analisi dei tuoi post per l’IA – ti rendi conto che si sta costruendo un profilo incredibilmente dettagliato di chi sei, cosa pensi e come ti comporti.

La decisione della FTC, quindi, non è un semplice atto burocratico.

Diventa un precedente fondamentale.

Se l’autorità darà ragione a X, il messaggio per tutta l’industria tech sarà che basta un cambio di nome e di management per azzerare le responsabilità passate. Se invece respingerà la richiesta, riaffermerà un principio: chi sbaglia paga, e gli obblighi sulla privacy non si cancellano con un colpo di spugna.

La stessa FTC, del resto, ha già dimostrato di voler usare il pugno di ferro, come nel caso del data broker X-Mode Social, a cui ha vietato di vendere dati sensibili sulla localizzazione delle persone.

La decisione su X, quindi, non riguarderà solo Elon Musk e la sua azienda. Riguarderà il confine tra innovazione e diritto alla privacy per tutti noi.

E quel confine, oggi più che mai, sembra terribilmente fragile.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

9 commenti su “Musk vuole addestrare Grok con i dati di X (alla faccia della privacy…)”

  1. Paola Montanari

    Combustibile, eco sintetica… Chiamatela come volete. Io la chiamo materia prima a costo zero per fare soldi. E noi scemi che gliela forniamo gratis per un po’ di engagement. Che pena ci facciamo.

  2. Renato Graziani

    Prodotto, combustibile… definizioni parziali. Stanno digitalizzando la nostra coscienza collettiva senza permesso. La usano per creare un’eco sintetica di noi stessi. A quale scopo finale?

    1. Antonio Romano

      Renato, il punto non è l’eco sintetica, ma il terrore che un giorno l’originale, cioè noi, diventi solo la brutta copia sbiadita.

  3. Sebastiano Caputo

    Baratto è una parola gentile. Ci espropriano l’anima per nutrire le loro macchine. Siamo diventati il loro bestiame digitale, e applaudiamo pure.

    1. Tommaso Sanna

      Sebastiano, più che bestiame siamo fornitori di una risorsa grezza, stranamente sorpresi che il prodotto finito rifletta proprio la nostra vanità digitale.

  4. Sebastiano Caputo

    Ci usano come carburante per le loro IA. Sapevamo tutti che sarebbe finita così. La chiamano evoluzione, io lo chiamo furto. A chi importa?

    1. Walter Benedetti

      Sebastiano, il furto è il prezzo del biglietto. Un baratto cieco. Stiamo consegnando le chiavi della nostra mente. Quale sarà la serratura finale?

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