Google riscrive la SEO: l’impatto delle AI Overviews e della frammentazione delle keyword

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Questa frammentazione delle ricerche, che scompone le domande degli utenti in micro-query, sta creando un paradosso per cui i contenuti sono più visibili ma ricevono meno click, con Google che privilegia le fonti più autorevoli.

L'evoluzione della ricerca Google, con l'introduzione delle AI Overviews, sta ridefinendo la SEO. Se da un lato la visibilità aumenta, dall'altro il traffico organico crolla perché gli utenti non cliccano più sui siti. Questa rivoluzione favorisce un piccolo gruppo di fonti autorevoli, penalizzando i creatori di contenuti minori e sollevando dubbi sulla centralizzazione dell'informazione.

Google riscrive le regole: addio vecchie keyword, benvenuta frammentazione

Google ha appena cambiato le carte in tavola.

Di nuovo.

Se fino a ieri la tua strategia si basava sulla caccia alla parola chiave perfetta, oggi quel manuale puoi anche buttarlo. La spiegazione ufficiale, arrivata direttamente da Liz Reid, una delle figure di spicco di Google, è che gli utenti hanno finalmente iniziato a fare domande come si deve, usando un linguaggio naturale e complesso, invece di quelle keyword striminzite a cui il vecchio motore di ricerca ci aveva abituati.

In pratica, stiamo passando da ricerche tipo “ristorante vegano Roma” a richieste dettagliate come “trovami un ristorante vegano con saletta privata per cinque persone vicino al Colosseo”.

Questo fenomeno, che in Google chiamano “frammentazione delle keyword”, sta smontando pezzo per pezzo le fondamenta della SEO tradizionale. Il punto è che, per rispondere a queste domande complesse, il motore di ricerca non si limita a cercare una singola corrispondenza. Dietro le quinte, la tua domanda viene spezzettata in tante micro-ricerche, e l’intelligenza artificiale cuce insieme i pezzi prendendo un po’ di qua e un po’ di là.

Bello, dici?

Aspetta di vedere come questo meccanismo influisce su chi, come te, vive di visibilità online.

Più visibilità, meno click: il paradosso che sta svuotando i siti

Qui la faccenda si fa interessante, perché i numeri a prima vista sembrano positivi. Come riportato su BrightEdge, nell’anno successivo all’introduzione delle AI Overviews, le impressioni totali di ricerca sono schizzate in alto di quasi il 50%. Insomma, la gente cerca di più e i contenuti vengono mostrati più spesso.

E qui casca l’asino.

Tutta questa visibilità in più a cosa porta?

A molto meno di quello che pensi.

Il problema è che le risposte fornite dall’IA sono così complete che l’utente non ha più motivo di cliccare per approfondire. Il risultato è che quasi il 60% delle ricerche finisce lì, sulla pagina di Google, senza che nessuno visiti più il tuo sito.

Un report di Tank lo mette nero su bianco: la crescita del traffico organico è crollata, rallentando fino a un misero 3,7% in media, con alcuni siti che lamentano perdite di traffico che arrivano fino al 40%.

La domanda sorge spontanea: a che serve essere visti da tutti se poi nessuno entra nel tuo negozio?

Ma se la maggior parte del traffico non arriva più sui siti di chi crea i contenuti, chi sta davvero vincendo questa partita?

La risposta, forse, non ti piacerà.

L’era dell’autorità: Google ha già scelto i suoi preferiti

La nuova logica di Google, a sentire Liz Reid, non premia più soltanto chi è primo per una data keyword. Anzi, spesso non è nemmeno necessario essere in prima pagina per finire dentro un sommario generato dall’IA.

Quello che conta davvero, ora, è l’autorevolezza percepita.

E qui si apre un capitolo delicato, perché sembra che Google abbia già le sue preferenze.

Prendi il settore della salute: come descritto da Search Engine Journal, il 72% delle risposte generate dall’IA proviene da una manciata di centri di ricerca medica ultra-rinomati.

Nel settore tecnologico, la musica non cambia, con i colossi come Amazon, IBM e Microsoft a fare la parte del leone.

In pratica, Google sta creando una sorta di club esclusivo, dove l’IA attinge informazioni da fonti che considera “sicure”, lasciando ai margini una miriade di contenuti di qualità prodotti da realtà più piccole.

Viene da chiedersi se questa centralizzazione delle fonti sia davvero un vantaggio per l’utente o se, piuttosto, non sia un modo per semplificare il lavoro all’algoritmo, appiattendo il dibattito e favorendo sempre gli stessi noti.

E per tutti gli altri?

Restano le briciole e la necessità di capire come farsi notare in un gioco dove le regole sono decise da uno solo.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

19 commenti su “Google riscrive la SEO: l’impatto delle AI Overviews e della frammentazione delle keyword”

  1. Alessandro Parisi

    Tutto questo sforzo per costruire un brand, per poi vederlo ridotto a un paragrafo generato da una macchina che non sa neanche cosa sia un’emozione. Mi chiedo se un giorno mi citerà come fonte autorevole della mia stessa estinzione professionale.

    1. Alessandro Lombardi, non è parassitismo, è il gioco. Ti concedono visibilità fittizia, intascano il traffico reale. Noi produciamo materia prima per le loro sintesi AI. E siamo pure contenti.

  2. Alessandro Parisi

    Sogno un mondo in cui Google mi paga per ogni mia brillante intuizione che la sua AI fagocita per rispondere agli altri. Poi mi sveglio e ricordo che sono io a pagare per esistere.

    1. Raffaele Graziani

      Alessandro Parisi, il punto non sono le intuizioni fagocitate, ma il nostro declassamento a copisti per una macchina che, cucendo insieme i nostri pezzi, si prende il merito della tela intera. Dov’è finito il valore dell’autore?

  3. Ennesima riorganizzazione del pollaio digitale. Google sposta le mangiatoie, noi ci accalchiamo. Il mio lavoro è insegnare a beccare più in fretta. Un mestiere con un grande futuro, direi.

  4. Giuseppina Negri

    Ci si stupisce che il monopolista, dopo aver costruito il recinto, ora pretenda il latte migliore. La centralizzazione non è un effetto collaterale, ma il deliberato obiettivo finale. Adattarsi o perire, come sempre.

    1. Giuseppina Negri, definire ‘adattamento’ la nostra corsa a diventare il bestiame migliore del suo recinto mi pare un’ironia macabra che proprio non colgo.

    1. Simone Ferretti, vi svegliate solo ora? Google ci ha sempre munti come bestiame, oggi ha solo cambiato il metodo di mungitura. L’unica mossa intelligente è sempre stata costruire un rapporto diretto con i clienti, non pregare per l’elemosina di un click. O sbaglio?

  5. Ci espongono in una vetrina sempre più grande, ma hanno murato la porta d’ingresso; questa visibilità senza accesso è un epitaffio digitale per le piccole imprese, un monumento alla nostra programmata irrilevanza.

  6. Nicola Caprioli

    La frammentazione delle query è il diversivo retorico per mascherare l’accentramento del potere informativo. Chi controlla la risposta, alla fine, controlla il mercato.

  7. Andrea Cattaneo

    La narrazione ufficiale lo chiama progresso, io la definisco una colossale fregatura. Siamo stati la manovalanza gratuita per addestrare le loro AI, e adesso il sistema ci espelle bellamente. Resta solo da chiedersi per chi stiamo ancora lavorando, a questo punto.

    1. Giulia Martini

      Ammirevole questa sorpresa. Siamo stati utili per addestrare il sistema, ora siamo un costo da tagliare. Un calcolo prevedibile. La domanda finale mi pare retorica, se non ingenua.

      1. Andrea Cattaneo

        Giulia, più che ingenua la definirei una domanda superflua. Era palese fin dall’inizio che il nostro ruolo fosse quello di semplice combustibile. L’unica sorpresa è che qualcuno si sorprenda ancora del risultato finale.

  8. Luciano Gatti

    Contempliamo la costruzione di una cattedrale digitale nel deserto dei click, dove Google celebra la propria gloria con le nostre parole. Un’architettura imponente che ci rende semplici spettatori del nostro stesso sapere. Quale sarà il prezzo del biglietto per entrare in questo nuovo tempio?

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