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I primi dati mostrano segnali promettenti, ma la vera prova sarà capire se performance e qualità reggeranno su larga scala
OpenAI sta trasformando ChatGPT Ads in una piattaforma pubblicitaria più accessibile, introducendo strumenti self-service, offerte a CPC e sistemi di misurazione avanzati. I primi dati mostrano CTR elevati grazie alla natura conversazionale delle risposte AI e all’alto intento degli utenti. Resta però da capire se performance, conversioni e costi riusciranno a mantenersi competitivi quando la piattaforma crescerà su larga scala.
La pubblicità su ChatGPT sta cambiando passo. OpenAI non sembra più limitarsi a piccoli test controllati, accessibili solo a grandi inserzionisti e partner selezionati. Con l’arrivo dell’acquisto self-service, del bidding a CPC e di strumenti di misurazione più avanzati, ChatGPT Ads si avvicina sempre di più al modello delle grandi piattaforme pubblicitarie digitali.
Il passaggio è significativo perché trasforma un esperimento in un’infrastruttura potenzialmente scalabile. Finora l’accesso agli spazi pubblicitari dentro ChatGPT era ristretto, costoso e gestito soprattutto tramite partner. Ora, con il nuovo Ads Manager in beta negli Stati Uniti, gli inserzionisti possono iniziare a gestire campagne in modo più diretto.
Il self-service cambia il mercato
Il nuovo Ads Manager consente alle aziende di controllare budget, offerte, creatività caricate e performance delle campagne. È una svolta importante perché riduce le barriere d’ingresso. Non si parla più solo di grandi brand con investimenti consistenti, ma anche di PMI, startup e realtà più piccole interessate a testare un canale pubblicitario ancora giovane.
La logica è familiare: molte piattaforme digitali iniziano con campagne gestite in modo diretto e ad alto controllo, poi aprono strumenti self-service per aumentare rapidamente il numero di inserzionisti. OpenAI sembra seguire la stessa traiettoria, con l’obiettivo di trasformare ChatGPT in un ambiente pubblicitario strutturato.
Il CPC porta ChatGPT verso il performance marketing
Un altro elemento rilevante è l’introduzione delle offerte a CPC, cioè il costo per click. In precedenza, gli annunci erano venduti soprattutto su base CPM, quindi in base alle impression. Con il CPC, gli inserzionisti possono collegare la spesa a un’azione più concreta dell’utente.
Questo punto è particolarmente interessante perché le conversazioni su ChatGPT spesso nascono da bisogni esplorativi, comparativi o decisionali. Chi chiede consigli su un regalo, un prodotto, un viaggio o un servizio può trovarsi già in una fase avanzata del percorso d’acquisto. In questo contesto, il click diventa un segnale forte di interesse.
I primi CTR sono incoraggianti
Secondo le prime analisi citate da SimilarWeb, gli annunci inseriti nelle conversazioni di ChatGPT stanno registrando tassi di click superiori rispetto a canali come display e podcast. Il motivo potrebbe essere legato alla natura stessa del formato: l’annuncio appare dentro una risposta conversazionale, in modo più contestuale e meno invasivo rispetto alla pubblicità tradizionale.
Alcune categorie mostrano segnali ancora più forti. Le query legate alla Festa della mamma, per esempio, attivano annunci con una frequenza circa tre volte superiore alla media, perché esprimono un chiaro intento d’acquisto. Brand come Etsy, Nordstrom e rivenditori di fiori risultano già visibili in questo tipo di ricerche conversazionali.
Il nodo resta la scala
I CTR elevati, però, non bastano per decretare il successo del modello. Le prime fasi di test tendono spesso a mostrare performance migliori, anche per effetto della novità. Quando l’inventory aumenterà e crescerà la concorrenza tra inserzionisti, sarà più chiaro se ChatGPT Ads potrà competere davvero con Google Ads, social advertising e marketplace.
La domanda centrale riguarda la qualità delle conversioni. Un click può indicare interesse, ma il mercato valuterà soprattutto vendite, lead, iscrizioni, costi e ritorno sull’investimento.
Misurazione e privacy, il passaggio necessario
OpenAI sta introducendo anche il tracciamento tramite pixel e una Conversions API, strumenti fondamentali per misurare acquisti, registrazioni e lead. Senza dati affidabili, gli inserzionisti faticano a giustificare gli investimenti.
L’azienda sottolinea però un punto importante: i dati sono aggregati e non permettono l’accesso alle singole conversazioni degli utenti. È un equilibrio delicato, perché la pubblicità dentro un assistente AI deve dimostrare efficacia senza compromettere la fiducia degli utenti.
Un ecosistema in costruzione
OpenAI sta ampliando anche la rete di partner, collaborando con agenzie come WPP e Publicis Groupe e con piattaforme tecnologiche come Criteo e Adobe. Questo permette agli inserzionisti di acquistare pubblicità su ChatGPT attraverso strumenti già presenti nei loro flussi di lavoro.
La direzione è chiara: ChatGPT Ads sta passando da canale sperimentale a piattaforma pubblicitaria vera e propria. Resta da capire quanto rapidamente crescerà l’adozione del self-service, se il CPC manterrà buone performance con più concorrenza e se la misurazione sarà all’altezza delle aspettative del mercato.
Per ora, ChatGPT Ads appare come un canale promettente, soprattutto per intercettare utenti in momenti ad alta intenzione. La prova decisiva arriverà quando l’entusiasmo iniziale lascerà spazio ai numeri: costi, conversioni e capacità di scalare.

Leggo di CPC e self-service e sento un brivido. Stiamo creando un altro gigante pubblicitario che ci raggiungerà fin dentro le conversazioni con una macchina. La mia piccola bolla di pace digitale sta per scoppiare?
I CTR iniziali sono fumo. La vera notizia è il self-service, il segnale che la macchina dei soldi è partita. Ora bisogna solo vedere chi sarà il primo a romperla.
@Riccardo De Luca La macchina dei soldi è partita. Il self-service è l’invito a saturare un nuovo spazio con la mediocrità di sempre. La vera metrica sarà il costo per conversione, non il fumo dei primi click.
@Melissa Romano Il costo per conversione sarà l’unico giudice. Il prezzo, però, lo pagherà l’utente con risposte inquinate da annunci inutili. Si apre la caccia al click facile, come al solito. L’utilità dello strumento è destinata a diminuire.
Tranquilli, è il solito ciclo: si parte con la rivoluzione per poi finire a discutere di CPC e CTR. La normalità è rassicurante, no? La vera domanda è quando arriverà l’abbonamento per togliere la pubblicità.
Celebrare i CTR iniziali di una piattaforma chiusa è come esaltarsi per aver vinto la prima mano contro un baro. Il problema non è la metrica, ma il fatto che stiamo di nuovo pagando per costruire la fortuna di un altro monopolista. Quanti ne servono?
Mentre si celebra il CTR, OpenAI edifica un casinò dove il banco vince sempre.
Paola Pagano, il banco non solo vince, ma riscrive le regole mentre tutti sono distratti dal luccichio di un CTR gonfiato dalla novità. Un classico intramontabile.
Un’altra prateria digitale da conquistare. Bella lì. Ma se le AI iniziano a vendersi roba tra loro, noi che facciamo?
Greta Silvestri, noi diventeremo il prodotto finale. Le AI si scambieranno i nostri profili comportamentali sempre più dettagliati, mentre noi saremo impegnati a cliccare su annunci pensati per tenerci occupati nel nostro recinto.
Self-service e CPC. Benvenuti nel far west della mediocrità. I CTR iniziali sono fumo per chi non capisce di posizionamento. L’unico dato che conta è il costo per acquisizione. Tutto il resto è rumore di fondo per agenzie a caccia di budget.
Chiara Barbieri, il CPA è sovrano, ma questo far west premia chi sa cavalcarlo.
Si celebra l’effimero clamore dei click, un paravento dietro cui si nasconde l’assenza di conversioni reali. Un altro specchio per allodole che distrae dal coltivare un rapporto autentico con il cliente.
L’ennesima piattaforma che confonde l’attenzione dell’utente con la sua intenzione di acquisto.
Paola Pagano, giustissimo. Un nuovo megafono per venditori di fumo. La conversazione è solo il nastro colorato sulla scatola vuota. Resta il dubbio.
Alti CTR iniziali, che sorpresa. Aspettiamo che la bolla si sgonfi e i costi diventino insostenibili. Alla fine paghiamo sempre noi per i loro esperimenti.