AI Mode di Google risponde direttamente alle domande degli utenti, con meno visite ai siti di chi vende online o cerca nuovi clienti
📌 TAKE AWAYS
AI Mode di Google risponde direttamente alle domande degli utenti, riducendo in molti casi la necessità di visitare i siti.
Il risultato è un rapporto sempre più debole tra posizionamento e traffico organico.
SEO, GEO, autorevolezza dei contenuti e capacità di essere citati dall'AI diventano quindi fondamentali per mantenere visibilità.
Credi ancora che basti “scalare la prima pagina di Google” per vivere felice e con il carrello pieno?
Ti do una notizia senza girarci intorno: quel mondo lì, quello in cui una buona posizione in classifica si traduceva automaticamente in una visita al tuo sito, si sta squagliando sotto i tuoi occhi come una vaschetta di gelato dimenticata in macchina ad agosto. (Dai, una metafora estiva per salutare l’estate ci stava, no?)
E il bello, si fa per dire, è che quasi nessuno ti sta raccontando per bene tutta la questione. Te ne parlano come se fosse una faccenda oscura riservata a soli tecnici. In realtà è molto più semplice di quanto sembri e se hai un sito, un negozio online o uno studio professionale che vive di traffico, ti conviene saperlo prima che sia il tuo bilancio a dirtelo.
Perché Google per come lo conoscevi non esiste già più.
Big G ha smesso da un bel po’ di essere un elenco di link tra cui l’utente sceglie. Come spero tu sappia già, è diventato una specie di assistente personale che prova a rispondere lui, dentro casa sua, prima ancora che tu abbia la possibilità di farti notare.
Per un utente tutto questo può sembrare comodo.
Ma per te che campi di visite sul tuo sito è tutta un’altra storia, e va affrontata con i dati alla mano, non con la pancia. Aspetta, però: per agire in modo ragionato e non di impulso è meglio andare con ordine ed è proprio quello che faremo nell’editoriale di oggi.
Le ricerche che non sono più ricerche: ora sono conversazioni
Secondo il report che Google stesso ha condiviso al suo evento I/O 2026, l’AI Mode del motore di ricerca ha già superato il miliardo di utenti attivi mensili.
Hai letto bene? Ti lascio un secondo per elaborare l’informazione: un miliardo di utenti al mese!
AI Mode non è mica un esperimento di nicchia, è un pezzo enorme del traffico globale che passa ormai da un’interfaccia conversazionale.
E la cosa interessante non è solo il numero di persone che lo usano, ma come lo usano: la query media digitata in AI Mode è lunga circa tre volte una ricerca tradizionale, piena di verbi come «spiegami» o «riassumimi», e con un uso frequente del pronome «io», segno che l’utente non sta più cercando una parola chiave ma sta facendo una domanda personale, quasi confidenziale, come si evince dal report di Big G.
Pensaci un attimo: fino a poco tempo fa digitavi, ad esempio, «idraulico Perugia urgente».
Oggi sempre più persone scrivono qualcosa tipo «ho un tubo che perde in cucina, è pericoloso lasciarlo così fino a domani o devo chiamare subito qualcuno?»
Sono due modi completamente diversi di esprimere lo stesso bisogno, e se il tuo sito è ottimizzato solo per la prima versione, nella seconda semplicemente non esisti. Le domande di follow-up, cioè quelle che l’utente fa subito dopo per approfondire, sono cresciute del 40% su base mensile, e oltre una ricerca su sei dentro AI Mode include ormai voce, immagini o video.
Il tuo cliente ideale, insomma, non sta più scorrendo una lista: sta chiacchierando con una macchina che gli risponde come farebbe un amico esperto, e tu devi essere la fonte che quella macchina decide di citare, non ci sono alternative!
Pure Google, da parte sua, non parla più solo di ricerche informative, di navigazione o transazionali, la vecchia tripletta che tutti abbiamo studiato. Il colosso di Mountain View individua adesso cinque comportamenti distinti: esplorare, decidere, imparare, creare e fare.
In pratica l’utente non arriva più sulla pagina dei risultati solo per trovare un link, ma per essere accompagnato lungo tutto il percorso, dalla curiosità iniziale fino all’azione finale.
Ad esempio, vendi tende da sole? Bene, il tuo cliente potenziale potrebbe usare AI Mode per esplorare i modelli disponibili, decidere tra motorizzata e manuale, imparare come si installano, e infine arrivare a fare l’acquisto. Se il tuo contenuto risponde solo alla fase «decidere» e ignora tutto il resto, hai già perso metà del percorso.
Uno studio che la SEO Clara Soteras ha co-firmato insieme a Mari Vállez e Carlos Lopezosa dell’Università di Barcellona ha misurato con precisione chirurgica quali domande attivano le risposte generate dall’AI.
Le query composte da quattro parole innescano una AI Overview il 48,1% delle volte, e insieme a quelle da tre parole coprono quasi il 70% di tutte le risposte generative osservate.

Ma il dato su cui mi voglio soffermare riguarda le domande classiche del giornalismo: chi, cosa, dove, quando e perché (le cosiddette 5 W: Who, What, Where, When, Why). Le ricerche che contengono la parola «perché» attivano una AI Overview nel 92,3% dei casi. Quelle con «cosa» nell’85,7%, quelle con «chi» nel 68,4%.
Sul tuo sito hai solo schede prodotto asettiche e non spieghi mai il perché delle cose?
Male, così facendo stai regalando quella visibilità a chi invece si prende la briga di argomentare.
Il paradosso della visibilità: essere citati non significa essere i più visitati
A questo punto potresti pensare: ma io non ho mica il budget di una grande testata giornalistica! Ok, lo capisco, ma hai il tuo pubblico più o meno fedele…
Ecco, allora lo studio spagnolo di Clara Soteras parla anche a te.
Questa analisi infatti ha scoperto qualcosa di controintuitivo: il sito con più traffico complessivo non è necessariamente quello più citato dalle AI Overviews.
Nel confronto tra due testate spagnole, 20 Minutos otteneva una presenza nelle AI Overviews del 38,9% sulle ricerche legate al proprio marchio, mentre El Español, leader di traffico assoluto, si fermava all’11,1%.
Tradotto per il tuo business: puoi essere il più piccolo del tuo settore e comunque diventare la fonte che l’intelligenza artificiale sceglie di citare, se il tuo contenuto è quello scritto con più autorevolezza, chiarezza e struttura.
Non è più una gara di muscoli, è una gara di credibilità.
C’è però un rovescio della medaglia che vale la pena raccontarti con onestà, perché altrimenti sembrerebbe tutto facile. Una ricerca condotta con tecniche di eye-tracking, cioè monitorando dove gli occhi degli utenti si posano davvero sullo schermo, ha rivelato quello che i ricercatori chiamano un «divario tra attenzione e azione».

Elementi come immagini, elenchi di prodotti e il pulsante «Approfondisci» dentro le AI Overviews catturano fino al 100% dello sguardo degli utenti ma generano zero click.
La gente li guarda, li ignora, va avanti.

Chi converte davvero è il blocco di testo dell’AI Overview, che porta un click nell’86,4% dei casi in cui viene effettivamente consultato, e soprattutto i link organici tradizionali, che restano i veri padroni della pagina con un tasso di click del 95,5%.
Allora, il messaggio per te è limpido come acqua di fonte: continuare a curare il posizionamento organico classico non è affatto tempo perso, anzi resta ancora oggi la leva più concreta che hai per portare visite reali al tuo sito.
In Europa Google frena, e la colpa (dice lui) è di Bruxelles
Mentre l’AI Mode si impone con sempre più forza nelle nostre abitudini di ricerca, a Bruxelles si combatte un’altra battaglia che potrebbe intaccare il destino del tuo business online.
Google ha annunciato modifiche profonde ai risultati di ricerca in Europa per adeguarsi al Digital Markets Act, la normativa europea pensata per limitare lo strapotere delle grandi piattaforme tecnologiche.
Parlando alla Reuters, Google stesso – in netto contrasto con le istituzioni europee – ha polemicamente definito questo intervento, la più grande riduzione di qualità del servizio nei suoi 29 anni di storia come motore di ricerca.
Ma cosa cambia in pratica?
I risultati mostreranno un motore di ricerca verticale specializzato in cima alla pagina, per esempio un comparatore per hotel o voli come Booking.com o Expedia, seguito da altri due con meno dettagli, e sotto un carosello con informazioni ridotte, senza prezzi in tempo reale.
Nick Fox, vicepresidente senior di Google per la divisione conoscenza e informazione, ha dichiarato a Reuters che questi cambiamenti degradano l’esperienza per gli utenti europei, favorendo gli intermediari online a scapito delle attività locali.
Ma questa levata di scudi da parte di Big G ovviamente nasconde il fastidio per le decisioni di Bruxelles volte a regolamentare maggiormente il mercato della ricerca e a porre un argine alla posizione dominante del gigante di Mountain View.
Google sostiene anche che modifiche precedenti legate proprio al DMA abbiano già causato un calo del 30% nel traffico diretto e gratuito verso le attività europee. Il tutto arriva dopo una multa da 460 milioni di euro comminata a luglio 2026 per aver favorito i propri servizi nei risultati di shopping, hotel e trasporti, in violazione del DMA, con penali fino al 5% del fatturato mondiale in caso di mancato adeguamento entro sessanta giorni.
Considera che in totale le sanzioni antitrust europee incassate da Google negli ultimi vent’anni hanno superato i 10,38 miliardi di euro: è ben comprensibile l’astio di Big G!
Ora, io un’idea me la sono fatta, e te la dico senza giri di parole: quando un’azienda con la posizione dominante di Google racconta pubblicamente che una regola pensata per aprire il mercato «peggiorerà l’esperienza», un po’ di sano scetticismo è più che legittimo.
È lo stesso copione comunicativo che vediamo ogni volta che un attore dominante viene toccato nei suoi interessi.
Per te che vendi servizi comparabili come voli, hotel o assicurazioni, la notizia concreta è che in Europa lo spazio per i “comparatori verticali” si allarga, e la tua scheda diretta sul motore di ricerca rischia di perdere visibilità a favore di questi intermediari.
Il punto, allora, è trovare il modo di regolamentare un grande operatore di mercato senza danneggiare proprio le piccole e medie imprese che utilizzano i suoi servizi. Il rischio è che, nel tentativo di correggere gli squilibri creati dalle grandi piattaforme, siano alla fine i piccoli imprenditori a pagare il prezzo di una regolamentazione eccessiva.
Insomma, vale la pena tenere d’occhio la situazione nei prossimi mesi, perché potrebbe spingere ancora di più le piccole attività a puntare su canali diretti, come newsletter e community, invece di dipendere solo dal traffico organico di Google.
Le pubblicità arrivano anche dentro AI Mode?
Stiamo parlando di Google, AI Mode e futuro della ricerca tralasciando una parte molto importante, ovvero quella relativa agli investimenti pubblicitari.
Secondo Anu Adegbola, Google ha avviato un esperimento che permette alle campagne Search tradizionali, quelle basate su corrispondenza esatta e a frase, di mostrare annunci di testo anche dentro l’AI Mode.
Ginny Marvin, portavoce di Google Ads, ha confermato che si tratta per ora di un «piccolo esperimento», scoperto per primo dal fondatore di AdSquire, Anthony Higman, che ha verificato il comportamento su più campagne.
La condizione è però stringente: gli annunci compaiono solo quando Google riconosce un intento «esplicito e diretto» da parte dell’utente. Se la tua campagna usa corrispondenza generica, o se l’utente sta ancora esplorando senza aver formulato chiaramente cosa vuole, la porta resta chiusa.

Google continua comunque a spingere gli inserzionisti verso AI Max e Performance Max, i suoi strumenti pubblicitari più automatizzati, presentandoli come i formati pensati apposta per intercettare ricerche complesse e conversazionali, incluso il formato «Highlighted Answers» riservato proprio a chi usa quei prodotti.
Il messaggio implicito, per come la vedo io, è che Google stia preparando il terreno per farti pagare di più per essere visibile dentro un ambiente che lui stesso ha reso più difficile da presidiare gratuitamente.
Prima ottimizzavi il sito e speravi nel posizionamento organico; bei tempi, eh?
Ora, se vuoi comparire anche dentro le risposte AI, ti conviene guardare con attenzione a questi nuovi formati pubblicitari, sapendo però che restano ancora un terreno sperimentale senza nessuna garanzia (ma d’altronde quand’è che Big G ci ha dato garanzie!).
Se Google trattiene l’utente, tu come resti visibile?
Quel che è certo è che la pubblicità Search continuerà a crescere in valore assoluto, ma diminuirà sempre di più la quota dei ricavi legata all’invio degli utenti verso siti esterni.
In altre parole, Google guadagna sempre di più monetizzando l’intento nel momento stesso in cui viene espresso, senza bisogno di mandarti nessuno.
Come ti ho anticipato all’inizio, posizionamento e traffico stanno diventando due cose separate. Essere in prima posizione non ti garantisce più automaticamente una visita, perché il «lavoro» di soddisfare l’utente lo fa sempre più spesso la risposta generata direttamente in pagina.
La ricerca tradizionale e quella basata su intelligenza artificiale continueranno a convivere ancora a lungo, costringendo chi fa impresa online a lavorare su due fronti insieme: ottimizzare per i risultati organici classici e, allo stesso tempo, rendere i propri contenuti facilmente citabili dai sistemi generativi.
A questo punto, la domanda quindi è cosa puoi fare concretamente per farti trovare pronto.
Innanzitutto, struttura i tuoi contenuti attorno a domande vere, quelle con perché, cosa e chi, perché sono proprio quelle che statisticamente attivano le risposte generate dall’AI.
Non inseguire solo il volume di traffico, ma costruisci autorevolezza riconoscibile nella tua nicchia specifica, perché come abbiamo visto anche un sito piccolo può battere un colosso in termini di citazioni.
Continua a curare il posizionamento organico classico, perché i link tradizionali restano ancora oggi la fonte di click più affidabile che esiste. Allo stesso tempo, devi lavorare in ottica GEO per fare in modo che i motori di risposta basati sull’AI citino e consiglino proprio il tuo brand, anziché i tuoi concorrenti.
E tieni d’occhio con pazienza gli sviluppi pubblicitari dentro l’AI Mode, senza correre a investire nei formati automatizzati prima di aver capito se portano risultati reali per il tuo settore.
Google sta diventando sempre più come una festa privata in cui succede tutto: le persone entrano, parlano, si confrontano, conoscono nuovi brand e prendono decisioni. Se il tuo brand resta fuori dalla porta, non partecipa a queste conversazioni e rischia di perdere occasioni e clienti.
Per questo non basta più bussare da fuori: devi trovare il modo di essere invitato alla festa, fare in modo che l’AI conosca il tuo brand e lo citi quando gli utenti cercano prodotti, servizi o aziende come la tua.
Vuoi capire quanto la tua azienda è già visibile nelle risposte generate dall’AI e dove stai perdendo opportunità?
Contatta la nostra agenzia SEO e GEO: lavoriamo su posizionamento organico, autorevolezza e visibilità nei motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale.
Il divorzio tra ranking e traffico: domande frequenti
Perché il posizionamento su Google non garantisce più automaticamente traffico al sito?
Con la crescita di AI Mode e delle risposte generate direttamente nei risultati di ricerca, Google può soddisfare l’intento dell’utente senza richiedere una visita al sito. Per questo essere nelle prime posizioni non significa più automaticamente ricevere click, anche se i risultati organici tradizionali continuano a rappresentare una fonte importante di traffico.
Come può un sito ottenere visibilità nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale?
Un sito può aumentare le possibilità di essere citato producendo contenuti autorevoli, chiari e strutturati intorno alle domande reali degli utenti. Le ricerche che contengono termini come perché, cosa e chi mostrano una particolare propensione ad attivare risposte generate dall’intelligenza artificiale.
La SEO tradizionale continua a essere importante con AI Mode?
Sì. Nonostante la crescita delle risposte generate dall’intelligenza artificiale, i risultati organici tradizionali continuano a generare click e a rappresentare una fonte importante di visite. La strategia deve quindi lavorare su due fronti: mantenere una buona visibilità nei risultati organici e rendere i contenuti facilmente comprensibili e citabili dai sistemi di intelligenza artificiale.
