Per farsi consigliare dall’AI non basta più fare SEO

I motori di risposta stanno cambiando il modo in cui vengono scoperti i brand: la GEO serve a far comprendere all’AI chi sei e cosa fai

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📌 TAKE AWAYS

  • L’intelligenza artificiale non sostituisce ancora i motori di ricerca, ma si affianca a essi. Per questo la strategia vincente consiste nel costruire una presenza coerente, chiara e autorevole che permetta sia a Google sia ai motori di risposta di comprendere correttamente identità, competenze e valore dell’azienda.
  • I modelli linguistici analizzano informazioni provenienti da fonti diverse, come recensioni, forum, documentazione tecnica, stampa e contenuti del sito, per formare un giudizio complessivo. La reputazione digitale diventa quindi un elemento determinante nel processo che porta un brand a essere consigliato oppure escluso dalle risposte generate dall’intelligenza artificiale.
  • Tecniche di manipolazione e ottimizzazioni opportunistiche possono produrre effetti temporanei, ma aumentano il rischio di perdita di fiducia e penalizzazioni. La GEO premia invece dati affidabili, informazioni coerenti, qualità del servizio e una reputazione solida, elementi che consentono all’AI di identificare un’azienda come una fonte degna di essere raccomandata.
L'AI Search sta cambiando il modo in cui le persone scoprono aziende e prodotti. Per essere raccomandati da ChatGPT, Gemini o AI Overviews non basta più fare SEO: occorre costruire una presenza chiara, coerente e autorevole attraverso una strategia GEO basata su reputazione, qualità e fiducia.

Ultimamente c’è un pensiero fisso che ti toglie il sonno: e se ChatGPT e gli altri assistenti AI iniziassero a preferire i miei concorrenti, e io non potessi farci nulla?

Sei in buona compagnia, tranquillo. Su LinkedIn si moltiplicano post allarmistici, guru che promettono formule magiche, previsioni trite e ritrite sulla fine della SEO.

Ci sono perfino quelli ancora più estremi, io li chiamo “gli apocalittici futuribili”, che parlano già di morte della GEO! Forse per portarsi avanti col lavoro…

Mi verrebbe da rispondere: Ma come? Finisce così sul più bello?

Un coitus interruptus, in pratica! Avevamo appena iniziato con la GEO e già dobbiamo salutarla?!

A parte gli scherzi, i dati raccontano tutt’altra storia.

Secondo Similarweb, il 95% degli utenti di ChatGPT continua a utilizzare anche Google.

Questa singola percentuale basta a ridimensionare mesi di allarmismi. ChatGPT, Claude, Gemini e Perplexity convivono con i motori di ricerca classici, e l’intelligenza artificiale si sta semplicemente affiancando a Google. La scelta dello strumento varia in funzione di ciò che gli utenti devono fare in quel momento.

Il punto centrale riguarda proprio questa convivenza, e il modo in cui un brand deve farsi trovare in entrambi gli scenari. Si chiama GEO, Generative Engine Optimization, l’insieme di pratiche che aiutano un’intelligenza artificiale a capire chi sei, cosa offri e perché dovrebbe consigliarti.

Il tuo obiettivo di fondo non cambia, resta identico.

Vuoi essere scelto, ovunque le persone cerchino.

I numeri che ridisegnano la scoperta online

C’è un documento uscito il 22 luglio 2026 che offre una fotografia spietata e precisissima di ciò che sta accadendo là fuori. Il report di Similarweb, intitolato “Generative AI Landscape: The Evolution of AI Search”, mette in fila numeri impossibili da ignorare.

Le piattaforme di intelligenza artificiale generativa hanno registrato 9,5 miliardi di visite web mensili a livello globale. Parliamo di miliardi di interazioni ogni singolo mese, con una crescita spaventosa del 70% in un solo anno.

Sparktoro LinkedIn 28 luglio 2026

La situazione diventa ancora più interessante se guardiamo i dispositivi mobili. Tra giugno 2025 e maggio 2026 le applicazioni di intelligenza artificiale generativa hanno raggiunto quota 4,4 miliardi di download, segnando un aumento del 58%.

Il pubblico che sta spingendo questa rivoluzione è esattamente quello che ogni azienda vorrebbe intercettare. Il 50% degli utenti attivi ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni. Ciò significa che la generazione con la maggiore propensione all’acquisto e all’innovazione considera ormai del tutto normale dialogare con un bot per informarsi, valutare prodotti e prendere decisioni d’acquisto.

Eppure, il dato che ritengo di gran lunga più interessante di tutto il report è un altro. Il 95% degli utenti di ChatGPT continua a utilizzare anche Google.

Questa singola percentuale basta a spazzare via mesi di allarmismi inutili. ChatGPT, Claude, Gemini e Perplexity convivono pacificamente con i classici motori di ricerca. L’intelligenza artificiale si sta semplicemente affiancando a Google.

Gli utenti sono intelligenti e scelgono di volta in volta lo strumento più adatto alla loro esigenza del momento. Se voglio sapere il risultato esatto di una partita di calcio o visitare il sito ufficiale della tua azienda, vado su Google. Se devo confrontare tre preventivi complessi per ristrutturare casa o voglio capire quale software gestionale si adatta meglio alle mie necessità specifiche, apro una chat con l’AI.

Dati fonte Report Similarweb, luglio 2026: "Generative AI Landscape: The Evolution of AI Search"
Report Similarweb luglio 2026

L’informazione, la ricerca e la scoperta di un marchio diventano processi distribuiti su numerosi canali.

Il percorso che porta una persona a trovare il tuo prodotto si è trasformato in un ecosistema articolato in cui si passa con enorme naturalezza da una ricerca testuale a una piattaforma di intelligenza artificiale, da un social network a un marketplace.

La visibilità di un brand non dipende più dalla singola posizione dominante in un’unica pagina di risultati. L’intelligenza artificiale, peraltro, sta uscendo dai propri recinti chiusi per fondersi con le applicazioni che usiamo quotidianamente.

Meta, come hai visto, la integra dentro WhatsApp e Instagram, Amazon la inserisce direttamente nell’esperienza di shopping, mentre Google fonde tutto attraverso AI Overviews e AI Mode.

La ricerca così smette di essere un luogo fisico su internet per trasformarsi in una funzione onnipresente.

La GEO non manipola l’AI: costruisce fiducia e autorevolezza

Mentre il mondo reale cambia a questa velocità, noi addetti ai lavori perdiamo tempo a litigare sulle sigle. C’è questo grande e rumoroso dibattito che contrappone la vecchia SEO, cioè l’ottimizzazione per i motori di ricerca, alla nuovissima GEO, ovvero l’ottimizzazione per i motori generativi.

Un brillante analista britannico di nome Jono Alderson ha pubblicato il 28 luglio 2026 un articolo che mette a nudo l’inutilità di questa polemica. Jono sostiene una tesi limpidissima. Chiedersi se sia meglio investire in SEO o in GEO significa porsi la domanda sbagliata, perché si parte da una premessa fallace. Si cerca di ridurre un enorme cambiamento culturale a una banale questione tecnica, a una nuova serie di regolette da spuntare su una lista.

Il vero stravolgimento introdotto dall’intelligenza artificiale riguarda le tempistiche del processo decisionale. Le attività di scoperta, confronto e valutazione dei tuoi servizi avvengono quasi totalmente prima ancora che un utente metta piede sul tuo sito web.

A questo concetto tengo particolarmente:

quando una persona atterra sulla tua home page, ha già parlato con un bot, ha già letto dei riassunti generati dall’intelligenza artificiale sulle tue recensioni, e ha già confrontato i tuoi prezzi con quelli dei tuoi diretti concorrenti.

Qui entra in gioco il concetto che determina il successo o il fallimento di un’azienda nell’era attuale. Abbiamo passato decenni a cercare di essere visibili. La visibilità serviva a catturare l’attenzione per avere la possibilità di persuadere il visitatore. Ora la visibilità pura cede il passo alla comprensibilità come è emerso dalla nostra chiacchierata con la ricercatrice Emilia Gjorgjevska, esperta di GEO.

Non basta apparire ovunque.

Occorre essere leggibili e chiari sia per le persone umane sia per le macchine che le rappresentano.

I modelli linguistici non si limitano a scansionare le tue pagine web per capire chi sei. Ricostruiscono l’identità precisa e complessa della tua azienda aggregando pezzi sparsi per tutta la rete. Uniscono le informazioni del tuo sito con le recensioni lasciate dai clienti arrabbiati, leggono i forum di settore, analizzano la documentazione tecnica dei tuoi prodotti, scrutano le citazioni della stampa locale e valutano le opinioni indipendenti.

Trattare la visibilità come un problema di architettura delle informazioni significa fornire all’intelligenza artificiale dati strutturati, coerenti e impossibili da fraintendere, come ci ha detto anche il SEO Jan-Willem Bobbink ospite di SEO Confidential.

L’obiettivo non si riduce a ottenere menzioni casuali in giro per il web, ma consiste nel costruire un’immagine autorevole e incontestabile.

Sono sempre più convinto che abbandonare i principi della SEO e della GEO per inseguire tecniche di manipolazione a breve termine sia una scelta che ti espone a penalizzazioni, perdita di fiducia e risultati destinati a svanire.

La vera strategia si costruisce nel tempo: autorevolezza, reputazione, coerenza delle informazioni e segnali credibili sono gli elementi che motori di ricerca e sistemi di intelligenza artificiale imparano a riconoscere e a premiare.

La visibilità è il punto di partenza: permette di entrare tra i candidati.

La differenza, però, la fanno la comprensibilità, la credibilità e la reputazione. Sono questi fattori a determinare come motori di ricerca, intelligenze artificiali e mercato percepiranno davvero un’azienda e se la riterranno degna di essere raccomandata.

Report Similarweb, luglio 2026: "Generative AI Landscape: The Evolution of AI Search"
Similarweb

Quando gli algoritmi imparano a vendere

Esiste poi un aspetto che tocca da vicino il portafoglio di chi investe in visibilità online. Il report di Similarweb si addentra con grande precisione in un territorio esplorato di recente, ovvero la pubblicità conversazionale. Se pensavi che le chat con l’intelligenza artificiale sarebbero rimaste per sempre ambienti asettici e privi di messaggi promozionali, preparati a cambiare idea.

Negli Stati Uniti, a giugno 2026, il 26% delle conversazioni su ChatGPT conteneva almeno un annuncio pubblicitario sponsorizzato. Si tratta di un salto in avanti clamoroso se consideriamo che appena trenta giorni prima la percentuale si fermava al 14%.

La velocità con cui OpenAI e soci stanno implementando la monetizzazione è impressionante, ma la vera “magia” risiede nelle modalità di erogazione di questi spazi pubblicitari.

La logica della pubblicità nei chatbot è lontanissima da quella dei vecchi banner invasivi o dei link sponsorizzati posizionati in modo aggressivo in cima alle ricerche.

I numeri ci dicono che il 66,3% degli annunci compare esclusivamente dopo il secondo prompt. Questo dettaglio tecnico nasconde una raffinatezza commerciale enorme. Il sistema aspetta che tu gli abbia fornito contesto. Attende che la tua richiesta diventi specifica, chiara, dettagliata.

Solo quando l’intelligenza artificiale comprende le tue reali intenzioni d’acquisto e il tuo vero bisogno, fa apparire in modo garbato l’inserzione di un’azienda pertinente.

Il risultato premia questo approccio in modo netto. Il 65,3% delle persone prosegue serenamente la conversazione con il bot dopo la comparsa dello sponsor, percependo il suggerimento commerciale come un’integrazione utile al dialogo piuttosto che come un’interruzione molesta.

Registrare un tasso di click medio dello 0,50% su un formato pubblicitario nato da pochissimo indica un potenziale di crescita straordinario. Il tuo brand ha finalmente l’opportunità di inserirsi esattamente nel momento in cui il cliente è maggiormente ricettivo.

Report Similarweb, luglio 2026: "Generative AI Landscape: The Evolution of AI Search"
Similarweb

Il momento in cui il mercato ti giudica

Tutto questo ci porta al nocciolo della questione. Nel vecchio mondo del marketing le aziende erano abilissime a manipolare la realtà.

Bastava una bella veste grafica, uno slogan accattivante e un po’ di spregiudicatezza per autoproclamarsi leader di settore. Le dichiarazioni erano estremamente economiche da produrre, mentre per i consumatori risultava costoso in termini di tempo e fatica verificare la veridicità di quelle promesse.

Oggi l’analisi critica della tua attività ha un costo vicino allo zero, come scrive Jono Alderson. Le macchine confrontano con una facilità irrisoria ciò che la tua azienda afferma sui propri manifesti pubblicitari con ciò che emerge spietatamente dalle voci di chi ha effettivamente acquistato da te.

Un modello di intelligenza artificiale incrocia le tue tariffe, le lamentele sui tempi di spedizione e la qualità della tua assistenza clienti, per poi sintetizzare il tutto in un responso algido e oggettivo.

Gli slogan vuoti perdono improvvisamente il loro potere. Il marketing si sposta a monte del processo aziendale.

Migliorare le proprie campagne pubblicitarie richiede, oggi, il miglioramento tangibile dell’azienda stessa. Per essere raccomandati dall’AI, bisogna avere prodotti realmente validi, un servizio clienti rapido ed empatico, politiche di rimborso cristalline e manuali d’uso precisi.

Se affermi di essere un’azienda vicina alle necessità del cliente, l’intelligenza artificiale si aspetta di trovare riscontri reali di questa affermazione nelle discussioni sparse per il web.

Le pratiche ingannevoli destinate ad alterare artificialmente la percezione pubblica reggono per tempi brevissimi. L’AI è spietata e non tollera contraddizioni tra ciò che prometti e ciò che effettivamente offri.

Scegliere di farsi capire dalle macchine

Pensaci un attimo. È più naturale digitare frasi sgrammaticate su una tastiera o esprimere a voce un pensiero come faresti con una persona?

Immagina il comportamento di chi cerca un’attività commerciale sul territorio. Negli anni passati avremmo digitato stringhe secche come “idraulico vicino a me” o “ristorante carne milano centro”.

Adesso il pubblico prende in mano il telefono e descrive a voce una situazione complessa, con ricchezza di dettagli. Gli utenti spiegano il proprio contesto, illustrano i vincoli di orario, dichiarano le intolleranze alimentari e precisano il limite massimo di spesa.

La ricerca conversazionale è la forma più naturale e spontanea per gli esseri umani di chiarire un dubbio, cercare un’informazione e soddisfare ogni tipo di necessità.

Un potenziale cliente potrebbe chiedere a un assistente vocale di trovargli un posto romantico in zona Porta Venezia a Milano che abbia opzioni senza glutine nel menù, che permetta l’ingresso ai cani di grossa taglia e che offra un’atmosfera tranquilla senza musica ad alto volume per poter conversare senza alzare la voce.

Di fronte a una richiesta del genere, posizionarsi per la parola chiave “miglior ristorante romantico” perde qualsiasi significato pratico. L’intelligenza artificiale ha il compito gravoso di trovare la soluzione migliore per quel caso specifico, incrociando i menù scansionati, le foto degli interni, le recensioni su Tripadvisor e i commenti lasciati dai turisti sui social network.

Il sito web proprietario rimane il centro gravitazionale delle informazioni ufficiali, ma agisce sempre più come un tassello inserito all’interno di un mosaico vastissimo. Tutti gli altri punti di contatto con il pubblico costruiscono l’autorevolezza generale della tua attività. Pertanto, l’interrogativo che ogni professionista e ogni imprenditore dovrebbe stamparsi in mente ogni mattina davanti a quel grafico del traffico organico assume sfumature completamente diverse rispetto al passato.

Smetti di chiederti se il tuo ultimo articolo del blog è posizionato per la parola chiave che hai scelto. Chiediti piuttosto se hai disseminato per tutta la rete un quantitativo sufficiente di informazioni coerenti, dettagliate, vere e rassicuranti.

Domandati se la qualità intrinseca del tuo lavoro giustifichi l’investimento di fiducia da parte di un sistema automatizzato. La pubblicità, le pubbliche relazioni, la gestione dei profili locali e le strategie di vendita sono tutti strumenti potentissimi a tua disposizione, ma rimangono per l’appunto semplici strumenti.

Il vero compito, nell’era dei motori di risposta basati su AI, è uno solo.

Devi far combaciare alla perfezione la realtà del tuo prodotto con la narrazione che le macchine costruiscono su di te. Solo così il tuo nome emerge come l’unica scelta sensata da raccomandare ai tuoi futuri clienti, invece di finire ignorato o, peggio, confuso con quello di un concorrente.

Costruire questa corrispondenza non è un’operazione che si improvvisa con qualche accorgimento tecnico last minute. Richiede una strategia precisa, dati reali e competenze specifiche sia in ottica SEO che GEO.

Vuoi che l’AI consigli il tuo brand? Allora rivolgiti alla nostra agenzia SEO e GEO.

Analizziamo insieme la tua presenza attuale e costruiamo il percorso più efficace per farti emergere come fonte autorevole agli occhi di AI Overviews, ChatGPT, Claude, Gemini e Perplexity.


Per farsi consigliare dall’intelligenza artificiale occorre la GEO: domande frequenti

Che cos’è la GEO e perché è importante nell’era dell’intelligenza artificiale?

La GEO, acronimo di Generative Engine Optimization, è l’insieme delle pratiche che aiutano i motori di intelligenza artificiale a comprendere chi è un’azienda, cosa offre e perché dovrebbe essere raccomandata. L’obiettivo non è manipolare i chatbot, ma costruire una presenza chiara, coerente e autorevole che permetta ai sistemi AI di interpretare correttamente identità, competenze e reputazione del brand.

La GEO sostituisce la SEO?

SEO e GEO sono complementari. Il report di Similarweb evidenzia che il 95% degli utenti di ChatGPT continua a utilizzare anche Google. Le persone alternano motori di ricerca tradizionali e assistenti AI in base alle proprie esigenze, rendendo necessario essere visibili e comprensibili in entrambi gli ecosistemi.

Come fa un’intelligenza artificiale a decidere se raccomandare un’azienda?

I modelli di intelligenza artificiale analizzano informazioni provenienti da molte fonti, come sito web, recensioni, forum, documentazione tecnica, articoli e citazioni online. Per questo vengono premiate le aziende che costruiscono nel tempo autorevolezza, reputazione, dati coerenti e contenuti affidabili, mentre le strategie di manipolazione producono risultati temporanei e possono compromettere la fiducia.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

1 commento su “Per farsi consigliare dall’AI non basta più fare SEO”

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