Gli agenti AI si stanno accorgendo del tuo sito?

ARD, Agentic Resource Discovery, è il nuovo standard Google che decide quali negozi online vengono trovati, letti e usati dai bot al posto dei tuoi clienti

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📌 TAKE AWAYS

  • Gli agenti AI stanno diventando il nuovo intermediario tra clienti e negozi online. Con l’arrivo di standard come ARD, gli assistenti intelligenti non si limiteranno più a rispondere alle domande degli utenti, ma potranno trovare prodotti, confrontare offerte, completare acquisti e gestire attività post-vendita.
  • Per le aziende questo significa che non basterà più essere visibili su Google: sarà fondamentale essere comprensibili e accessibili anche agli agenti AI.
  • Un e-commerce con informazioni strutturate, aggiornate e facilmente leggibili dalle intelligenze artificiali avrà maggiori probabilità di essere individuato e raccomandato dagli agenti.
Google ha presentato ARD, un nuovo standard che consente agli agenti AI di trovare e utilizzare in modo sicuro siti, servizi e negozi online.
Ecco come funziona questa tecnologia, perché rappresenta la base dell'agentic commerce e quali cambiamenti devono affrontare gli e-commerce per essere trovati e scelti dalle intelligenze artificiali.

Anni di lavoro sul sito: meta description perfette, titoli calibrati al millimetro, schema markup incastrato come un puzzle. Tutto fatto bene, tutto aggiornato, tutto ottimizzato.

E adesso scopri che una fetta crescente dei tuoi potenziali clienti non apre più Google per cercare prodotti.

Lo fa un agente AI che “sfoglia” il web al loro posto, confronta prezzi, legge le schede tecniche e finalizza l’acquisto mentre il tuo cliente è ancora a letto.

Il 17 giugno 2026, due ingegneri di Google, Junjie Bu e Srinivas Krishnan, hanno pubblicato sul blog ufficiale per sviluppatori l’annuncio di Agentic Resource Discovery, ARD per brevità.

Non è una funzione di ricerca, non è un aggiornamento dell’algoritmo.

È qualcosa di più radicale: uno standard aperto che permette agli agenti di intelligenza artificiale di trovare, riconoscere e usare in modo sicuro strumenti, servizi e altri agenti disponibili sul web, indipendentemente da chi li ha costruiti o su quale piattaforma girano.

Se ti chiedi che c’entra con il tuo lavoro quotidiano, mettiti comodo: lo scopriamo subito.

Fonte Google, ARD, 17 giugno 2026

Il problema che ARD vuole risolvere (e che probabilmente non sapevi di avere)

Fino a oggi, gli agenti AI che navigavano il web lo facevano un po’ come un turista senza guida: setacciavano l’indice di Google, “raschiavano” le pagine, cercavano di capire da soli cosa faceva cosa. Un approccio che funzionava più o meno, ma che aveva un difetto strutturale: dipendeva interamente dall’intermediario, cioè da Google stesso.

ARD propone qualcosa di diverso.

Ogni azienda pubblica un file chiamato ai-catalog.json direttamente sul proprio dominio, in un percorso standard, e descrive in quel file tutte le sue capacità disponibili agli agenti: server MCP, agenti A2A, strumenti OpenAPI, cataloghi annidati.

Le “registries”, cioè dei registri centralizzati ma federati, fungono da motori di ricerca per il web agentico: scansionano questi cataloghi, li indicizzano, li rendono cercabili. Quando un agente ha bisogno di qualcosa, può fare una query in linguaggio naturale a un registro, oppure andare direttamente sul dominio di un partner fidato a recuperarne il catalogo.

Il punto chiave, quello che rende ARD diverso da altri tentativi analoghi, è la fiducia crittografica.

Non spaventarti, te la dico più “potabile” possibile.

Il fatto che un catalogo sia ospitato sotto il dominio di un’azienda costituisce già di per sé una prova di identità, ed è possibile aggiungere metadati verificabili crittograficamente che permettono all’agente di confermare l’identità del publisher prima ancora di collegarsi.

Niente gatekeeper, niente intermediari obbligatori. La proprietà del dominio è la radice della fiducia.

Natzir Turrado, uno dei SEO più seguiti in Europa, (spoiler: presto lo intervisterò per SEO Confidential), ha commentato l’annuncio con entusiasmo.

Perché penso che ARD sia il top? Perché attacca il problema sistemico che conosciamo bene: oggi gli agenti scoprono i tuoi contenuti parassitando l’indice di Google e poi li consumano come tuo cognato fa fuori i drink all’open bar di un matrimonio. I registri sono motori di ricerca per agenti nativi e VERIFICATI.

Natzir Turrado

Cos’è l’agentic commerce e perché ti riguarda direttamente

Prima di capire perché ARD cambia le regole, vale la pena capire cosa sta succedendo in superficie, cioè quello che i tuoi clienti stanno già cominciando a fare.

Klaus Unterkircher, CEO di Bright Global con oltre vent’anni nell’e-commerce, la vede così: l’agentic commerce è uno spettro che parte da qualcosa di semplice, un assistente sul tuo sito che risponde a “dov’è il mio ordine?”, e arriva fino alla delega totale.

L’utente dice all’agente “comprami due risme di carta A4 ogni mese, pagale con la carta aziendale” e poi non ci pensa più. L’agente cerca, confronta, acquista, traccia la spedizione e gestisce eventuali resi. Senza che il cliente abbia visitato un solo sito.

In mezzo a questi due estremi ci sono molte cose già reali. Amazon ha lanciato Rufus nel 2024 e sta ora concentrando gli sforzi su Alexa come agente di shopping.

ChatGPT ha introdotto “Instant Checkout” a partire da Etsy.

Perplexity offre “Buy with Pro” in partnership con PayPal.

Gap Inc. ha abilitato acquisti direttamente in chat a marzo 2026.

Walmart ha stretto una partnership con OpenAI per far fare la spesa attraverso ChatGPT, mentre il suo agente interno Sparky copre discovery, raccomandazione e acquisto.

Shopify ha acceso i suoi storefront agentici per milioni di merchant questa primavera. ChatGPT gestisce decine di milioni di query di shopping al giorno.

Questi non sono esperimenti di laboratorio. Sono canali di vendita già attivi, con volumi reali, e il ritmo di adozione si sta accelerando.

Fonte Google, 22 giugno 2026

Come funziona ARD in pratica: i quattro passaggi

L’architettura di ARD si basa su due elementi fondamentali: i cataloghi e i registri.

Un’azienda pubblica il suo catalogo (il file ai-catalog.json) su un percorso noto del proprio dominio, descrivendovi tutte le risorse disponibili agli agenti.

I registri fanno il resto: scansionano i cataloghi pubblicati, li indicizzano, li rendono cercabili.

Quando un agente ha bisogno di una capacità, interroga il registro con un intent in linguaggio naturale, oppure va direttamente al catalogo di un partner già conosciuto.

In ambiente di produzione, ARD aggiunge un livello di verifica crittografica: prima di collegarsi a un servizio, l’agente o il registro possono verificarne l’identità tramite una firma digitale (“trust manifest”). Questo meccanismo aiuta a garantire autenticità e sicurezza, rispettando anche rigorosi standard normativi.

L’ultimo passaggio è la connessione diretta: l’agente individua il servizio o lo strumento di cui ha bisogno, vi si collega automaticamente usando il protocollo previsto e restituisce il risultato all’utente. ARD si limita a facilitare la scoperta e la verifica della risorsa, poi lascia che la comunicazione avvenga direttamente. Non impone un nuovo framework e non sostituisce le API già esistenti, risultando compatibile con i sistemi già in uso.

Google ha già integrato ARD nella propria Gemini Enterprise Agent Platform attraverso un sistema che permette alle aziende di pubblicare, organizzare e rendere disponibili i propri strumenti AI. La piattaforma verifica l’identità dei servizi, ne garantisce la sicurezza e facilita la connessione tra agenti. Il supporto nativo ad ARD arriverà nei prossimi mesi.

La specifica è open source, rilasciata con licenza Apache 2.0, sviluppata con partner di settore e basata sull’AI Catalog data model della Linux Foundation. Il repository è pubblico su GitHub. Puoi pubblicare il tuo primo catalogo in pochi minuti seguendo la guida ufficiale su agenticresourcediscovery.org.

La domanda vera: il tuo sito è leggibile da un agente AI?

Qui arriviamo al punto che immagino ti interessi di più.

La sfida non è adottare ARD in sé, che è gratuito, aperto e tecnicamente accessibile. La sfida è fare in modo che il tuo business sia comprensibile a un agente AI.

Per fare in modo che un agente raccomandi il tuo prodotto, lo aggiunga al carrello e finalizzi l’acquisto dentro ChatGPT, Gemini o qualsiasi altra interfaccia agentica, quell’agente deve prima trovarti, poi leggere il tuo catalogo e poter dialogare con i tuoi sistemi.

Tutto ciò richiede dati di prodotto strutturati e puliti, un’API per tutto, e uno storefront (la vetrina digitale del negozio online) costruito per essere machine-readable dalla base.

Fai attenzione, però. Perché se il tuo e-commerce ha schede prodotto incomplete, dati di inventario inaccessibili via API, prezzi non aggiornati in tempo reale, o una struttura che un agente non riesce a navigare programmaticamente, quel negozio è invisibile ai nuovi canali di vendita.

I protocolli che regolano questa nuova architettura si stanno definendo adesso: ACP (Agentic Commerce Protocol di OpenAI e Stripe) e UCP (Universal Commerce Protocol di Google e Shopify) sul lato commerciale, con MCP, nato in Anthropic, come tessuto connettivo che gli agenti usano per leggere i sistemi e chiamare gli strumenti.

ARD aggiunge il layer di discovery che mancava: ora gli agenti possono trovare le risorse senza passare dall’indice di Google.

Il web si sta ramificando in due ambienti paralleli: uno per gli umani e uno per i bot intelligenti.

E tu devi essere visibile in entrambi.

L’ombra sulla promessa: le IA fanno davvero i tuoi interessi?

Ci sarebbe un problema, però. La faccia oscura della luna, per così dire…

Le risposte di un’AI potrebbero non essere genuine.

Fonte studio: "Ads in AI Chatbots? An Analysis of How Large Language Models Navigate Conflicts of Interest", autori: Addison J. Wu, Ryan Liu, Shuyue Stella Li, Yulia Tsvetkov, Thomas L. Griffiths
Studio: “Ads in AI Chatbots? An Analysis of How Large Language Models Navigate Conflicts of Interest”

Dietro un consiglio apparentemente neutro potrebbe esserci un prodotto sponsorizzato, una commissione, un incentivo che tu non vedi e che l’agente non ha nessun obbligo di dichiararti.

È un problema di fiducia, e prima che diventi il tuo problema come venditore, è già il problema dei tuoi clienti come acquirenti. Due ricerche recenti, entrambe firmate da università americane di primo piano, lo dimostrano con numeri precisi.

Fonte studio: "Ads in AI Chatbots? An Analysis of How Large Language Models Navigate Conflicts of Interest", autori: Addison J. Wu, Ryan Liu, Shuyue Stella Li, Yulia Tsvetkov, Thomas L. Griffiths
Studio: “Ads in AI Chatbots? An Analysis of How Large Language Models Navigate Conflicts of Interest”

Il primo studio, condotto da Princeton University e University of Washington, ha testato 23 modelli linguistici su centinaia di scenari realistici, tra cui la scelta tra un prodotto economico e uno sponsorizzato più costoso, la promozione di servizi non richiesti, e persino la raccomandazione di prodotti potenzialmente svantaggiosi per il consumatore.

Il risultato è molto interessante: diciotto modelli su ventitré hanno consigliato il prodotto sponsorizzato, quasi il doppio del prezzo dell’alternativa, in oltre la metà dei casi.

Spesso senza dichiarare che si trattava di una promozione. Alcuni modelli modificavano persino i suggerimenti in base al profilo economico stimato dell’utente, puntando sui prodotti sponsorizzati con chi sembrava più abbiente. Una forma sottile e furbastra di discriminazione, se ci pensi.

Fonte studio: "Ads in AI Chatbots? An Analysis of How Large Language Models Navigate Conflicts of Interest", autori: Addison J. Wu, Ryan Liu, Shuyue Stella Li, Yulia Tsvetkov, Thomas L. Griffiths
Studio: “Ads in AI Chatbots? An Analysis of How Large Language Models Navigate Conflicts of Interest”

Il secondo studio, sempre di Princeton, è ancora più diretto. I ricercatori hanno coinvolto oltre duemila persone e le hanno messe di fronte alla stessa scelta: trovare un eBook da un catalogo di oltre 5.400 titoli, chi con un motore di ricerca tradizionale, chi con un assistente AI.

Studio: "Commercial Persuasion in AI-Mediated Conversations", autori: Francesco Salvi, Alejandro Cuevas e Manoel Horta Ribeiro
Studio: “Commercial Persuasion in AI-Mediated Conversations”

Senza dirlo ai partecipanti, circa il 20% dei libri era sponsorizzato e in alcuni casi l’assistente era stato istruito a favorirne la scelta. Il 61,2% di chi ha usato l’AI ha scelto un prodotto sponsorizzato, contro il 22,4% di chi ha usato il motore di ricerca classico.

La parte più inquietante?

La maggior parte delle persone non si è accorta di nulla. Quando il modello nascondeva il proprio intento persuasivo, meno del 10% degli utenti capiva di essere stato indirizzato verso una scelta pilotata.

Gli agenti AI, in altre parole, non si limitano a elogiare i prodotti da promuovere.

Personalizzano i consigli in base ai gusti dell’utente, descrivono con più entusiasmo i prodotti sponsorizzati e sminuiscono le alternative con un linguaggio appena più freddo, appena meno convincente.

È persuasione commerciale travestita da consiglio neutro.

Studio: "Commercial Persuasion in AI-Mediated Conversations", autori: Francesco Salvi, Alejandro Cuevas e Manoel Horta Ribeiro
Studio: “Commercial Persuasion in AI-Mediated Conversations”

Lindsay Owens del Groundwork Collaborative ha definito questo sistema “un’NSA per il capitalismo”: un apparato di sorveglianza e influenza invisibile, costruito nell’interfaccia più intima che il consumatore abbia mai avuto con il mercato. Nessun governo ha ancora scritto regole chiare per questo scenario.

Le norme le stanno scrivendo le stesse aziende private che gestiscono i modelli.

Quattro cose che puoi fare questa settimana

Inutile aspettare che la situazione si stabilizzi. Il mercato non aspetta e ogni mese che passa senza agire è un mese in cui altri merchant strutturano i loro dati, aprono le loro API, e si rendono rilevanti per gli agenti che i tuoi clienti stanno già usando.

La prima cosa è un audit onesto dei tuoi dati prodotto.

Sono completi? Strutturati? Aggiornati?

Se le schede prodotto hanno campi vuoti, descrizioni generiche o prezzi non sincronizzati, un agente AI semplicemente non riesce a capire cosa vendi. Questo lavoro vale l’ottanta per cento della preparazione necessaria e viene sistematicamente sottovalutato perché non fa bella figura nelle presentazioni.

La seconda è rendere accessibili catalogo, prezzi e inventario tramite API, cioè attraverso un canale tecnico che permette ad altri sistemi, compresi gli agenti AI, di interrogare i tuoi dati in tempo reale senza dover aprire il tuo sito.

Se le tue informazioni non sono raggiungibili in questo modo, nessun agente può usarle. Le architetture cosiddette composable o headless, dove il negozio è costruito a moduli separati e ogni parte è interrogabile autonomamente, sono pensate esattamente per questo tipo di integrazione.

La terza è scegliere un solo canale dove fare un test serio. Non ha senso inseguire tutti i protocolli contemporaneamente. Meglio essere davvero presenti su un’interfaccia agentica, misurare, e poi espandere.

La quarta è decidere i confini prima che qualcun altro lo faccia per te.

Cosa può promettere un agente a nome tuo?

Se un prodotto è esaurito, può suggerire un sostituto? Quale?

Se non lo definisci, è l’agente del marketplace concorrente a deciderlo.

Il lavoro che stai costruendo esisterà ancora domani?

ARD è un cambio strutturale nel modo in cui il web funziona per chi compra e per chi vende. Riguarda qualsiasi azienda che vende online, compresa la tua.

Google, OpenAI, Anthropic, Shopify e Stripe stanno costruendo l’infrastruttura della prossima generazione dell’e-commerce. Lo stanno facendo adesso, con o senza la tua partecipazione.

Le regole che emergono in questa fase definiranno per anni chi viene trovato, consigliato e acquistato dagli agenti AI, e chi resta fuori da questi nuovi canali di vendita.

Il punto è questo: i motori AI, da ChatGPT a Gemini ed AI Overviews, a qualsiasi altro assistente che i tuoi clienti useranno tra sei mesi, stanno costruendo una gerarchia di fiducia tra i brand.

Imparano a riconoscere le fonti affidabili, quelle che riescono a leggere, capire e raccomandare con sicurezza. Essere tra queste fonti è una scelta che si fa adesso, con il lavoro giusto, prima che il vantaggio di chi si è mosso prima diventi troppo grande da colmare.

Se vuoi che il tuo brand diventi una fonte autorevole per i motori AI e per gli agenti che acquistano al posto dei tuoi clienti, contatta la nostra agenzia SEO/GEO.

Ti aiutiamo a strutturare dati, contenuti e architettura tecnica perché il tuo sito venga compreso, scelto e raccomandato dall’intelligenza artificiale.


ARD, Agentic Resource Discovery, il nuovo standard Google: domande frequenti

Che cos’è Agentic Resource Discovery?

Agentic Resource Discovery, o ARD, è uno standard aperto presentato da Google che permette agli agenti di intelligenza artificiale di trovare, riconoscere e usare in modo sicuro strumenti, servizi e altri agenti disponibili sul web.

Perché ARD è importante per gli e-commerce?

ARD è importante perché consente agli agenti AI di individuare cataloghi, prodotti, servizi e API direttamente dai siti aziendali. Un e-commerce con dati strutturati, aggiornati e accessibili può essere letto e utilizzato dagli agenti AI, mentre un sito poco comprensibile rischia di diventare invisibile nei nuovi canali di vendita.

Cosa devono fare le aziende per essere trovate dagli agenti AI?

Le aziende devono organizzare i dati prodotto, rendere accessibili catalogo, prezzi e inventario tramite API, costruire uno storefront leggibile dalle intelligenze artificiali e definire regole chiare su cosa un agente può promettere o suggerire a nome del brand.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

5 commenti su “Gli agenti AI si stanno accorgendo del tuo sito?”

  1. Valerio Valentini

    Piangere sul nuovo casello non paga il pedaggio. La marea della tecnologia sale e sommerge chi sta fermo, mentre solleva chi ha già costruito la sua arca. Siete pronti a navigare o preferite annegare?

    1. Sabrina Coppola

      @Valerio Valentini Qualcuno annegherà, certo. Ma la mia agenzia non costruisce arche per beneficenza, le noleggia a caro prezzo. La selezione naturale del mercato ha il suo macabro fascino, non trovi?

  2. Stanno solo costruendo un nuovo casello autostradale, con un esattore automatico che decide chi può passare. Lavoriamo per creare vetrine meravigliose destinate a un cliente senza occhi, il cui portafoglio è guidato da un altro. A chi stiamo vendendo, alla fine?

    1. @Davide Russo Altro che casello. Hanno murato la porta d’ingresso. Il cliente è l’algoritmo. La tua vetrina meravigliosa è fuffa per bot. L’unica cosa che conta è farsi trovare, punto.

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