AI Visibility Tracking Tool: ho testato Peec, Otterly e Profound per 3 mesi (cosa cambia davvero)

Monitorare 50 query su cinque motori AI ogni mese, a mano, richiede ore. Peec, Otterly e Profound promettono di farlo in automatico. Ho testato tutti e tre per tre mesi sullo stesso cliente — un'agenzia eventi di Mestre invisibile a tutti i motori AI — e ho visto cosa cambia davvero nei dati e nelle decisioni. Non sono tool che ti fanno uscire nelle risposte AI: sono tool che ti dicono dove sei rispetto ai competitor con continuità che a mano è impossibile ottenere. Ti spiego cosa fa ciascuno, quanto costa e per chi ha senso investirci.

Peec, Otterly e Profound: tre strumenti che promettono di misurare la tua visibilità AI. Ho testato tutti e tre per 3 mesi sullo stesso cliente — un’agenzia di eventi corporate di Mestre — ed ecco cosa ho scoperto.

Il cliente è un caso interessante: 12 anni di mercato, lista clienti con multinazionali della chimica e del farmaceutico, sito ben tenuto, blog attivo. Quando ho cominciato a chiedere a ChatGPT e Perplexity “migliori agenzie di eventi corporate in Veneto”, il loro nome non usciva mai. Mai una citazione, mai un link, mai un’attribuzione. Il punto di partenza ideale per capire se questi tre tool fanno davvero quello che dicono di fare.

Cosa fa un tool di AI visibility tracking (e cosa non fa)

Un tool di AI visibility tracking automatizza il monitoraggio delle menzioni del tuo brand sui motori di risposta AI: ChatGPT, Perplexity, Gemini, Claude, Google AI Overviews. Quello che faresti a mano — aprire ogni motore, lanciare 30 query, contare quante volte esci, salvare gli screenshot — il tool lo fa in batch, ogni giorno, e te lo restituisce in dashboard.

Non è un tool che ti fa uscire nelle risposte AI. È un tool che ti dice se esci, dove esci, con che frequenza rispetto ai competitor. La differenza è importante: senza una strategia di authority, citazioni, struttura contenuti e presenza nel knowledge graph, il tool ti restituirà ogni giorno lo stesso zero. Su questo torno tra poco.

Nel mondo della ricerca accademica non esiste ancora un paper specifico su questi prodotti — sono nati nel 2024, troppo recenti per la letteratura peer-reviewed. Quello che ti racconto qui è quindi una deduzione esplicita da test sul campo, non una citazione da paper Tier 1. Tradotto: prendi i numeri come indicativi, non come verità assoluta.

Perché il monitoraggio sta a valle di tutto il lavoro precedente

Se hai seguito i nodi precedenti di questa serie sai che la visibilità nelle risposte AI nasce da un insieme preciso di fattori: come ti tokenizza il modello, quanto sei riconosciuto come entità, quanta authority hai per il modello, quanto sei strutturato nei contenuti.

Il monitoraggio viene dopo. Misuri quello che hai costruito a monte. Se non hai costruito niente — nessun lavoro su tokenizzazione del nome brand, nessuna author entity recognition, nessun ingresso nel Google Knowledge Graph — il tool non farà miracoli. Ti dirà solo, con grande precisione, che non esci da nessuna parte.

Detto questo, una volta che il lavoro a monte è stato fatto (o è in corso), questi tool ti danno qualcosa di quasi impossibile da ottenere a mano: continuità del dato e confronto sistematico con i competitor.

Il test: 3 mesi, 1 cliente, 50 query, 4 motori

Setup del test su agenzia eventi corporate di Mestre, periodo gennaio-marzo 2026:

  • 50 query rilevanti per il settore: “agenzia eventi aziendali Veneto”, “organizzazione convention farmaceutiche Italia”, “team building corporate Nordest”, e varianti
  • 4 motori monitorati: ChatGPT, Perplexity, Gemini, Google AI Overviews
  • 6 competitor diretti tracciati in parallelo
  • Tutti e tre i tool attivi sullo stesso set di query

Limite dichiarato: un solo cliente, un solo settore, un solo periodo. È un test indicativo, non uno studio. Per un’analisi rigorosa servirebbero strumenti professionali su un campione di almeno 30-50 brand di settori diversi. Quello che segue è cosa ho visto io, su questo caso, con questi tool.

Peec AI: il più europeo, il più ordinato

Peec AI è nato in Germania ed è il tool che ho trovato più lineare per chi parte da zero. Setup in 20 minuti, dashboard pulita, focus su brand mention e share of voice rispetto ai competitor che indichi tu.

Sul cliente di Mestre, Peec ha intercettato 4 menzioni in 3 mesi (su 50 query x 90 giorni x 4 motori = 18.000 controlli totali). Tutte e 4 su Perplexity, nessuna su ChatGPT o Gemini. Lo stesso periodo, il competitor leader del cliente compariva 47 volte. Rapporto 1 a 12.

Il valore di Peec è proprio questo numero: il rapporto. Senza il tool avresti lanciato 5-10 query a mano, magari ti sarebbe capitato di non incontrare mai una menzione, e avresti concluso “non funziona niente”. Con 18.000 controlli automatici sai che 4 menzioni esistono, su Perplexity, e che il tuo gap col leader è 12x.

Otterly.AI: il più granulare sulle citazioni

Otterly.AI è austriaca, nata nel 2024, e ha un approccio diverso: non ti dice solo se esci, ti dice quale URL del tuo sito viene citato e in che contesto della risposta. Per chi lavora su contenuti è la dimensione più utile.

Sul cliente di Mestre, Otterly ha confermato le 4 menzioni di Peec e ne ha aggiunte 2 che Peec aveva perso: due citazioni di un articolo del blog su “come organizzare un kick-off meeting in presenza” che usciva su Perplexity quando la query conteneva “kick-off”. Pattern che a mano non avrei mai trovato.

Il limite di Otterly è il prezzo per chi parte: il piano utile per un cliente PMI sta sopra i €200 al mese, contro i €100 circa di Peec sul piano entry. Per un’agenzia con 5-10 clienti il conto sale velocemente.

Profound: il più adatto a brand già citati

Profound è il tool premium del gruppo, quello che vedi citato nei case study di brand grossi americani. La sua forza è il “share of voice AI”: ti dice non solo quante volte esci, ma quanta percentuale dello spazio di risposta occupi rispetto a chi viene citato accanto a te.

Sul cliente di Mestre, Profound ha sostanzialmente confermato i numeri di Peec e Otterly, aggiungendo una metrica che mi è piaciuta: il “co-citation graph”. Quando il cliente è stato citato in una risposta, Profound mi ha mostrato quali altri 5-7 brand erano citati nella stessa risposta. È il punto di partenza più utile per costruire una strategia di backlink come citation proxy: sai esattamente con chi ti vuole far concorrenza l’AI.

Il problema di Profound è che su un cliente con 4-6 menzioni in 3 mesi è sovradimensionato. Il tool dà il meglio sopra le 50-100 menzioni mensili. Sotto, paghi funzioni che non usi.

Gli errori che vedo più spesso

Tre pattern che ho visto su clienti che hanno comprato uno di questi tool senza pensarci troppo:

  • Comprare il tool prima del lavoro a monte. Se non hai authority, entità nel knowledge graph, contenuti strutturati, il tool ti dirà ogni mese “zero menzioni”. Hai pagato €100-500 al mese per scoprire che non esci. Prima fai il lavoro, poi misura.
  • Tracciare query da ego. Mettere “miglior consulente X di Bologna” dove X sei tu è inutile: nessuno cerca così. Traccia le query che fa il tuo cliente target prima di sapere che esisti.
  • Confrontarti con i competitor sbagliati. I tool ti chiedono i nomi dei competitor da tracciare. Se metti i 3 grandi nazionali e tu sei una PMI di Mestre, il confronto è impari per definizione. Metti competitor della tua taglia e del tuo territorio.
  • Guardare la dashboard una volta al mese. Il valore di questi tool è il pattern settimanale: cosa cambia quando pubblichi un articolo, quando ottieni una menzione su una testata, quando aggiorni la pagina chi siamo. Senza ritmo di lettura, è un costo fisso senza ritorno.

Cosa farei se dovessi scegliere oggi

Sintesi operativa dopo i 3 mesi sul cliente di Mestre:

  • Stai partendo, budget €100/mese: Peec. Setup veloce, numeri chiari, abbastanza per capire se esci o no.
  • Hai un blog attivo e vuoi capire quali contenuti l’AI cita: Otterly. La granularità sull’URL è quello che ti serve.
  • Hai già 50+ menzioni al mese e vuoi ottimizzare la strategia: Profound. Il co-citation graph fa la differenza.
  • Vuoi farlo a mano per 3 mesi prima di pagare: legittimo. 20 query x 4 motori x 1 volta a settimana = 320 controlli al mese. Si fa, costa solo tempo. Dopo 3 mesi sai se vale la pena automatizzare.

Questi sono comunque check entry level: l’analisi vera della tua visibilità nelle risposte AI richiede strumenti professionali combinati con lettura strategica dei dati, non solo dashboard.

Il filo: misurare serve solo se prima costruisci

Torno al punto iniziale. La visibilità nelle risposte AI è il risultato di un percorso preciso — entità riconosciuta, authority del dominio e degli autori, contenuti strutturati per l’estrazione. Questi tool misurano l’output di quel percorso. Non sono una scorciatoia, sono un cruscotto.

Per il cliente di Mestre, dopo 3 mesi di tool e 6 mesi di lavoro sui fattori a monte, le menzioni mensili sono passate da 4 a 19. Il rapporto col leader è sceso da 1:12 a 1:4. Il tool non ha fatto questo lavoro: lo ha solo reso visibile.

Nei prossimi nodi della serie ti racconto come si imposta una dashboard interna per la visibilità AI senza tool a pagamento, come si costruisce un set di query di test che abbia senso per il tuo settore, e come si legge il dato di share of voice AI senza farsi ingannare dai picchi di rumore.

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Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

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