il lancio di snapchat

Il social diventa effimero: perché Snapchat piace così tanto?


E tu, non conosci Snapchat? Allora sei vecchio!

Macché Facebook, Twitter e Instagram: la app più popolare tra gli adolescenti statunitensi è Snapchat.

E se la sua ascesa non accenna a fermarsi, tra non molto probabilmente potrebbe diventare il social network più amato anche dai teenager europei. I suoi utenti attivi hanno oltrepassato la soglia di 300 milioni di unità, praticamente il doppio di Pinterest, quasi il triplo di LinkedIn e poco meno della metà di Instagram.

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Insomma, stiamo sì parlando di una app ‘per ragazzi’, ma è anche indubbio che questo social network di nicchia sta facendo la parte del leone, con tanto di ruggito: gli utenti attivi ogni giorno sono circa 173 milioni, con 3 miliardi di snap scambiati ogni 24 ore (non sai cosa sono gli snap? Allora sei vecchio, ma non temere, fino a qualche ora fa eravamo in due, e io mi sono informato anche per te).

lancio di snapchat

Con quasi 10.000 snap condivisi nel mondo ogni singolo secondo, il fenomeno Snapchat non può certo passare inosservato.

Se sei alla ricerca di casi studio di lanci digitali di successo, dunque, dopo averti parlato di LinkedIn, di Spotify e di Whatsapp, oggi sono pronto e pimpante per parlarti delle scelte e delle tecniche che hanno reso Snapchat quello che è oggi.

Ti assicuro che da imparare, da questa faccenda, c’è veramente tanto: pensi siano molte le app capaci di crescere con dei ritmi così sostenuti?

Ti basti pensare che, se nel maggio del 2015 gli utenti visualizzavano ‘solo’ 2 miliardi di video al giorno, nel gennaio del 2016, meno di un anno dopo, i filmati visualizzati sono diventati 8 miliardi.

Guida per diversamente giovani: cos’è e come funziona Snapchat

A meno che tu non sia un ragazzo tra i 14 e i 25 anni, molto probabilmente non hai mai usato Snapchat (anche se va detto, come spiegherò poi, che il fenomeno si sta allargando anche tra gli adulti).

Eppure un’idea astratta di quello che fa questa app te la sei più o meno fatta, anche se sono piuttosto certo che non hai capito bene alcuni dei suoi passaggi. Essenzialmente Snapchat è una app che permette l’invio di messaggi tra dispositivi mobili.

Fino a qui, di fatto, non è nulla di che, in quanto non si contano davvero le app che offrono esattamente questo servizio, da Whatsapp in poi. Sono però due le cose che caratterizzano Snapchat. Per prima cosa, questo social network si basa non sulla condivisione di testi, quanto invece di foto e di brevi video. Per seconda cosa – ed è qui che risiede la reale novità di Snapchat – i contenuti creati dagli utenti sono creati per distruggersi non appena visualizzati dal destinatario.

snapchat messaggi che si autodistruggono

Hai presente gli occhiali di Tom Cruise che, dopo la visione del messaggio, si autodistruggono con una piccola esplosione all’inizio di Mission Impossible 2?

Ecco, con meno effetti speciali ma in modo altrettanto efficace, anche i contenuti di Snapchat sono destinati ad autoeliminarsi.

Laddove il mondo dei social network è fatto di timeline, di album, e quindi di archivi e di ricordi (vedi Facebook) qui l’effimero regna invece sovrano, ed è proprio questo che piace tantissimo ai teenagers. I piccoli filmati e le fotografie realizzate e condivise dagli utenti si chiamano per l’appunto snap: i video possono durare al massimo 10 secondi, a sottolineare il carattere ‘a termine’ di questo social network.

Certo, a differenza della primissima versione di Snapchat, dove la volatilità dei file regnava sovrana, oggi esiste anche la funzione ‘storie’, che permette di allungare la vita dei contenuti.

snapchat stories

Questa, però, è stata una aggiunta successiva, e in ogni caso non ha condizionato la caratteristica volatilità di Snapchat.

Mi rendo conto che, se un qualsiasi utente di Snapchat leggesse questo post, si sentirebbe quasi offeso dalle mie descrizioni: ma suvvia, caro nativo digitale della seconda ondata, abbi pietà di me e degli altri nati prima degli anni Novanta.

Siamo saliti sul carrozzone di tutti i social, aggiorniamo le nostre pagine su Facebook, twittiamo, pinniamo, qualcuni persino googleplussano, tumblrano e c’è persino chi diventa social media manager.

A Snapchat, invece, la maggior parte di noi deve ancora arrivare, e forse, non arriverà mai: forse quel treno l’abbiamo proprio perso. Ma un social network non deve mica essere per forza di cose onnicomprensivo per essere di successo: i successi di Snapchat e LinkedIn, del resto, ne sono la conferma.

L’idea di Evan Spiegel e Bobby Murphy (e di Reggie Brown)

Forse, oltre a non essere un teenager, non sei nemmeno uno che segue la borsa. Non usi Snapchat, non leggi il Sole24Ore, insomma, fai altro.

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Evan Spiegel & Bobby Murphy: i due giovani fondatori di SnapChat

In questo caso, ti potresti essere perso il debutto in borsa di Snapchat, avvenuto il 2 marzo scorso, con una valutazione record da 25 miliardi di dollari, che ne ha fatto automaticamente il debutto più grande degli ultimi 3 anni, ovvero da quando fece il suo ingresso in borsa Jack Ma il gigante cinese dell’e-commerce Alibaba.

Niente male per una app ludica lanciata 6 anni prima da due giovani ventenni, vero?

Ecco, adesso non stiamo a commentare le vicende propriamente finanziarie degli ultimi mesi, non del tutto rosee. A questo arriveremo poi.

Noi vogliamo invece sottolineare il fatto che un’idea partorita da due giovani studenti in un appartamento di Standford in soli sei anni è arrivata ad essere valutata 25 miliardi di dollari. Evan Spiegel e Bobby Murphy, a quel tempo ventenni, a differenza dei giovani d’oggi che pensano a come aumentare le visite al sito, erano ossessionati dal voler creare un nuovo social network capace di entrare nell’olimpo delle app insieme a Facebook e a Twitter.

Mancava però loro l’idea giusta, quel qualcosa che differenziasse e allo stesso tempo esaltasse la loro idea rispetto a tutti i concorrenti.

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E, come spesso accade in questi casi, l’illuminazione arrivò quasi per caso, mentre i due amici erano nell’appartamento di un compagno di studi, tale Reggie Brown. Quella sera Reggie era disperato: come sarà capitato a tanti teenager nell’epoca di Facebook e Whatsapp, egli aveva infatti inviato una foto ad un’amica per poi pentirsene praticamente subito.

Da qui il suo lamento campato per aria che valse la fortuna ai due amici: egli disse infatti una cosa del tipo «vorrei che ci fosse una app per mandare foto che scompaiono automaticamente».

Insomma, Reggie Brown fece qualcosa di più che accendere una lampadina nelle teste di Spiegel e Murphy, servendo loro, in buona parte inconsapevolmente, un abbozzo di idea commerciale.

Murph… ma poi com’è che avevamo fatto a far sparire quel ragazzo?

In quella manciata di parole sta di fatto la nascita vera e propria di quello che sarebbe diventato Snapchat.

Il difficile lancio di Snapchat

In realtà la prima versione di Snapchat non si chiamava nemmeno Snapchat, quanto invece Picabboo, e venne diffusa su iOS nel 2011 con un andamento dapprima alquanto deludente. Solo dopo una controversia legale e la fuoriuscita dal gruppo di Brown la app fu rilanciata con il suo attuale nome, ma questo di certo non bastò ad aumentarne il successo.

Anzi, la app era sta scaricata solamente qualche centinaia di volte, e ormai Spiegel e Murphy sembravano praticamente decisi a rinunciare.

Eppure, circondata da un illusorio alone di fallimento, stava nascendo proprio intorno a loro l’ennesima favola a lieto fine della San Francisco degli ultimi anni. La fama di Snapchat aspettava infatti solo le bocche giuste per nascere e risuonare davvero: la leggenda dice che fu la madre di uno dei due fondatori a presentare il programmino del figlio ad alcuni propri nipoti che studiavano quì e lì nell’Orange County.

Da lì, l’inizio del successo: gli studenti della Contea e delle scuole di Malibu iniziarono infatti a scambiarsi i compiti in classe e documenti scolastici proprio attraverso Snapchat, facendo arrivare già nel gennaio del 2012 il numero degli utenti oltre la soglia di 30.000 utenti. Per fare questo salto in termini di utenti era bastato un solo inverno.

Spinti da questa solida salita, i due fondatori si organizzarono al meglio per rendere ancora più solido il lancio digitale, con Murphy impegnato nello sviluppare ulteriormente il codice e Spiegel teso a promuovere la app in qualsiasi modo.

snapchat growth

Nel febbraio del 2013 l’epidemia di Snapchat negli Usa poteva dirsi già scoppiata, con 60 milioni di snap scambiati ogni giorno e i due fondatori diventati ormai dei veri idoli, con regolari ospitate sulla televisione statunitense, oltre che sui quotidiani e sui magazine di settore. Insomma, si parla pur sempre di un progetto miliardario lanciato da due ventenni per altri giovani (e giovanissimi). Intrigante, no?

Il social network che punta sulla libertà

Insomma, come si può capire, la diffusione di Snapchat, perlomeno quella iniziale, non è stata spinta dal ‘sexting’, come molti quotidiani ebbero a dire in quegli anni e in quelli successivi.

Nessuna descrizione ufficiale della app sugli store online, del resto, va a suggerire un utilizzo simile di Snapchat agli utenti.

A tutto questo va poi aggiunto che l’80% degli Snap viene scambiato durante il giorno, tipicamente durante i giorni scolastici, e questo non fa altro che confermare che la app non è quello strumento di sexting che alcuni media vorrebbero far credere.

Tutto questo parlare intorno agli ipotetici usi ‘sporcaccioni’ di Snapchat, del resto, non ha fatto altro che accrescere la popolarità della app.

Dapprima a spingere gli utenti ad adottare questa app fu un motivo del tutto utilitaristico, in quanto la app offriva una modalità veloce e gratuita per scambiarsi le foto dei compiti in classe e simili.

Così facendo, però, gli utenti della prima ondata iniziavano a capire che questa app offriva qualcosa di effettivamente diverso, offriva loro qualcosa della quale i teenagers di oggi, come quelli di ieri, non hanno mai effettivamente abbastanza: la libertà.

Proprio così. Facebook e Instagram non sono liberi, o perlomeno non lo sono nella misura in cui le foto condivise e i propri contenuti, se non cancellati manualmente in seguito a lunghe cernite, rimangono memorizzati per sempre e visibili per tutti i propri contatti.

Snapchat rappresenta invece l’attimo fuggente e fuggevole: se scripta manent e verba volant, i classici social manent, ma Snapchat vola, eccome se lo fa.

Non si condivide qualcosa che diventerà una pietra miliare o forse una macchia sul proprio passato, si condivide invece uno snap, un momento che, proprio come nella realtà, resterà solo nella nostra mente e di chi lo vorrà vedere, senza restare intrappolato ed archiviato in nessun deposito digitale.

archivio dati altre app

A questo proposito, Spiegel ha spiegato la propria particolare visione, secondo la quale «sembra davvero bizzarro che agli inizi di Internet tutti quanti abbiano deciso che tutto quanto doveva durare per sempre.

Sono pienamente convinto che la nostra app offra un modello di comunicazione più umana e naturale».

Un nuovo modo di pensare ai social network

Le agenzie di ricerca e selezione del personale, prima di scegliere un curriculum vitae, analizzano a fondo la presenza sui social network di ogni candidato eccellente.

Una foto sbagliata, una frase sopra le righe, e una potenziale offerta di lavoro può essere cestinata in un batter d’occhio. Per poi non parlare del fatto che il proprio profilo Facebook, se non appropriatamente protetto con le apposite impostazioni per la privacy, può essere visto praticamente da chiunque.

E vogliamo parlare delle ormai diffusissime ‘vendette’ virtuali di ex che pubblicano online le foto non esattamente castigate della propria ex e viceversa?

E poi, stando per un attimo dalla parte dei più giovani, vogliamo forse parlare di quella piaga sociale costituita dai genitori che seguono ogni singola mossa dei figli sui social network diventandone amici o followers?

Ecco, questo è il terreno di coltura nel quale è potuto sbocciare e maturare Snapchat, portando un pizzico di libertà reale (e qualche badilata di libertà illusoria) ai teenager del nuovo millennio. Certo, la privacy non è assicurata nemmeno con le autodistruzioni dei contenuti caratteristiche della app, ma parliamo pur sempre di un passo in avanti rispetto ai concorrenti social.

Per ricreare per quanto possibile un ambiente protetto, gli sviluppatori hanno deciso di inserire un alert interno che avvisa gli utenti quando un loro contenuto è stato memorizzato da un altro utente attraverso uno screenshoot: questa funzionalità, oltre ad avvisare nel concreto gli utenti, va anche a scoraggiare gli utenti a memorizzare i contenuti altrui.

snapchat-alert

Meno preoccupazioni, più spensieratezza, più snap.

Ma i motivi del successo di questa app non sono certo solamente questi: la creatura di Spiegel e Murphy ha modellato un nuovo modo di comunicare tra gli amici, più immediato, più interattivo e sicuramente – almeno in modo potenziale – più divertente, il tutto esaltato dal carattere effimero del proprio messaggio, fosse questo una foto o un video.

Da un certo punto di vista, poi, quella offerta da Snapchat è una visione sostenibile dell’universo web: quante foto e video del tutto inutili, dimenticati e dimenticabili aleggiano in rete e nei dischi rigidi dei server e degli utenti?

Ecco, Snapchat si muove in senso opposto, alleggerendo un universo sempre più sovraccarico di informazioni – gran parte delle quali totalmente inutili.

Zuckerberg, che prima ha imitato Snapchat, e poi ha offerto 10 Miliardi.

La crescita di Snapchat nei primissimi anni non è certo passata inosservata, arrivando ad interessare ovviamente anche i competitors e i leader del mercato.

Il primo a muoversi in modo piuttosto palese fu proprio Zuckerberg, che vide nelle funzionalità di Snapchat una strada tutta da seguire. Per questo motivo, senza andare troppo per il sottile, nel dicembre del 2012 lanciò una nuova app di Facebook, ovvero Poke, che proprio come il modello social di Spiegel e Murphy permetteva di mandare dei messaggi istantanei che poi si auto eliminavano una volta visualizzati.

facebook e i messaggi che si autodistruggono come su snapchat

Questa Poke doveva costituire il fallimento per Snapchat, ma successe invece il contrario: gli utenti non mostrarono un grande interesse nei confronti di Poke e i media, per spiegare la nuova app di Zuckerberg, menzionavano invece costantemente il modello sul quale era stata costituita, ovvero Snapchat, che guadagnò così tantissimi nuovo utenti.

Le mire espansionistiche di Zuckerberg, insomma, non ebbero altro effetto che dare nuova potenza alla già allora poderosa diffusione della app, costantemente tra le prime posizioni degli app store.

Sconfitto ma non piegato, l’anno successivo Zuckerberg ebbe a offrire attraverso un’amichevole telefonata la bellezza di 10 miliardi di dollari per acquisire Snapchat: Spiegel e Murphy (che avevano lanciato la app solo due anni prima) non accettarono l’offerta.

E sì, diciamolo: per due giovani poco più che ventenni, il fatto di respingere un assegno da 10 miliardi di dollari offerto da Zuckerberg per un progetto che né allora né oggi ha un bilancio positivo, beh, è senz’altro da considerarsi una mossa davvero coraggiosa e fuori dal comune.

Un social network propriamente mobile, di gruppo e affondato nella realtà

Snapchat è diverso dagli altri social networks in quanto nasce in un universo completamente mobile.

Non è come Facebook, che si usa solitamente per la prima volta all’interno della propria bolla, in un angolo solitario, sul pc di casa.

No, parte subito con il cellulare, e la prima esperienza con questo software è tendenzialmente di gruppo, in quanto i ragazzi vengono a conoscenza di questa app non per inviti via email o per pubblicità, quanto invece vedendo i propri amici che usano questa app.

Anzi: le persone finiscono spesso per entrare nei meccanismi di Snapchat ancor prima di iscriversi, entrando per caso nella foto o nel filmato di un amico già utente. C’è davvero un ambiente più favorevole per il passaparola di tipo social e mobile rispetto ad un mondo dove i selfie di gruppo sono la regola?

L’utente-tipo di Snapchat non è una persona solitaria che si astrae dal mondo circostante per condividere qualcosa su Twitter o su Instagram, no, la app fugace creata dai due studenti californiani è pensata per essere utilizzata in una costante immersione nel mondo reale.

utente tipo di snapchat

E se è il gruppo a favorire la diffusione di Snapchat, è lo stesso gruppo che, almeno in parte, ne assicura l’engagement, in quanto un terzo circa degli Snap non sono mandati ad una sola persona, ma sono invece diffusi ad interi gruppi, all’interno di un orizzonte comunicativo da uno a molti.

Misterioso, fugace e divertente: il successo degli snap

Si è parlato di engagement. Ebbene, è lo stesso nucleo della app, ovvero quello costituito dagli snapp, a trainare il coinvolgimento continuo degli utenti.

Non parliamo infatti di messaggi qualsiasi, ma di contenuti testuali che accentrano su di sé la più completa concentrazione dei destinatari: al momento della notifica non hai la più pallida idea di cosa riceverai, ma sai che quel messaggio si auto-eliminerà una volta arrivato alla fine.

Insomma, non avrai una seconda chance, non puoi guardare quella foto o quel breve filmato in modo distratto mentre fai altro: puoi forse lo dire lo stesso a proposito dell’ultimo messaggino che hai ricevuto su Whatsapp o su Facebook Messenger? Non credo proprio.

E se è stata proprio la volatilità dei propri contenuti a rendere famoso Snapchat, gli sviluppatori hanno deciso di giocare intorno a questo concetto creando nell’ottobre del 2013 la funzionalità Stories, la quale permette agli utenti la creazione di un’unica storia fatta con le immagini e con i video realizzati durante la giornata: a differenza dei normali snap, questi contenuti durano per 24 ore.

Condividendo queste Stories con gli altri utenti, in questo modo Snapchat offre una soluzione più vicina agli standard di Instagram, creando nuovo appeal per gli utenti già iscritti e attirandone di nuovi. Sempre seguendo entrambi questi vettori, nel 2014 vengono integrate chat e videochat, mentre poco dopo, con Our Stories, viene offerta agli utenti la possibilità di unire in real time i propri snap relativi ad un evento con quelli degli altri utenti in diretta.

Non voglio parlare poi di tutti i filtri e le possibilità di modificare foto e video: vi basti pensare che ci si può filmare con effetti invecchianti e ringiovanenti, con le orecchie di un cane o con le fattezze di un pokemon (proprio in questi giorni è uscito il fitro Pikachu, per dire) e via dicendo.

filtri divertenti su snapchat

Un social per soli ragazzini?

Come detto, la stragrande maggior parte degli utenti di Snapchat è costituita da ragazzini.

Ma attenzione, perché sempre più adulti si stanno avvicinando a questa app, per i più svariati motivi. Ci sono per esempio molti genitori che, vista l’iscrizione dei loro figli dodicenni, hanno pensato bene di seguirli in questo universo, trovando così un nuovo modo di comunicare con loro.

Questo primo istintivo canale di entrata in Snapchat del mondo adulto ha creato una forbice molto interessante nel pubblico, così da avere la parte maggioritaria di utenti tra i 13 e i 25 anni, mentre il secondo gruppo (lontanissimo quanto a valori dal primo, ma pur sempre secondo) vanta invece un’età superiore ai 40 anni. Insomma, i trentenni rimangono indietro.

snapchat average user stats

Come si è detto, però, la linea genitoriale è solo una. Anche le tecniche di growth hacking messe in campo da Snapchat hanno ovviamente avuto un ruolo importante.

Tra tutte, la maggiore calamita per gli utenti adulti sarebbe stata la funzionalità Discover, ovvero la creazione di una sezione dedicata alla pubblicazione di contenuti editoriali originali prodotti da testate quotate come CNN, National Geographic e Vice.

la nuova funzoinalità discover di snapchat

Questo la dice lunga sull’evoluzione compiuta da Snapchat, non credi? Se nel 2013 gli utenti con più di 35 anni rappresentavano solamente il 2% del pubblico, nel 2016, dopo l’iniziativa editoriale, si è passati al 14%.

Va poi sottolineato che un social pieno di teenager fa gola a molte aziende, nonché a molti leader politici alla ricerca di nuovi elettori e supporter: anche per questo, dunque, negli ultimi tempi si è notato un vero assalto di leader politici e brand internazionali a Snapchat.

Il – difficile – futuro di Snapchat

Il vero asso nella manica di Snapchat, dunque, è stato quello di offrire qualcosa di diverso ad un pubblico ben targettizzato e più che disposto a diffondere questo prodotto attraverso il passaparola. La sfida della app, specialmente negli ultimi tre anni, è stata quella di continuare ad accrescere non solo gli iscritti, ma anche l’engagement, con i mezzi che abbiamo visto.

Ma tutto questo, ovviamente, può essere possibile solo a fronte di un ritorno economico che possa rendere sostenibile questa crescita.

Quando si parla di app e di remunerabilità si parla sempre di ads e di account premium, ma si sa, con gli utenti digitali bisogna stare attenti, e ancora di più con i teenager: ogni step deve infatti essere atto nella piena sicurezza di non perdere i ‘vecchi’ utenti.

Crescere ed evolversi dunque, ma stando sempre ben attenti a non trasformarsi in qualcosa che gli appassionati di snap non possono più riconoscere come proprio. Ed è qui la parte più difficile che quelli di Snapchat si sono ritrovati ad affrontare negli ultimi mesi: come continuare a crescere e a differenziarsi al medesimo tempo?

Per via della concorrenza di Instagram e di Facebook, infatti, l’app ha rallentato la sua crescita e non riesce a convincere i mercati.

Certo, nel solo secondo trimestre del 2017 gli utenti giornalieri sono stati 7,3 milioni in più, ma il dato totale di 173 milioni di utenti resta pur sempre inferiore alle stime del mercato. Questi risultati si riflettono e si moltiplicano come un gioco di specchi sul lato finanziario della società, che adesso porta sul groppone un conto in rosso di ben 443 milioni di dollari.

Di certo il bilancio in passivo sono una costante delle startup che diventano colossi, ma adesso iniziamo a parlare di cifre davvero importanti.

All’inizio era Facebook a rincorrere l’innovativa Snapchat, mentre ora i potenziali finanziatori si domandano se le idee del team di Spiegel e Murphy stiano finendo.

Inserire all’interno dell’app un motore di ricerca, come è stato fatto negli ultimi tempi, non ha di certo convinto gli investitori, dando l’impressione di voler copiare Google.

Eppure, come ha voluto ribadire Spiegel, «siamo stati storicamente in grado di crescere in mercati che sono altamente competitivi e saturati dai concorrenti, perché siamo focalizzati sull’innovazione».

Insomma, quelli di Snapchat sono tutt’oggi ottimisti, la loro verve innovativa li aiuterà a superare questi nuovi e temibili ostacoli. E parlando di innovazione, proprio in queste ultime settimane sono arrivati sul mercato europeo gli Spectacles, gli occhiali da sole pensati e realizzati appositamente per Snapchat e che hanno l’arduo compito di rilanciare l’app.

Contro di loro, però, remano i soliti problemi legati alla privacy, oltre che il prezzo: 150, 180, 200 euro non sono una cosa da nulla per gli utenti chiave di Snapchat, ovvero per degli studenti di scuole medie e superiori.

E tu, ti iscriverai mai a Snapchat?


Fai marketing ascoltando, non strillando.
Un abbraccio.

ROBERTO SERRA

roberto serra lancio digitale
Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

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