Con l’introduzione del pannello “AI Performance” su Bing Webmaster Tools, per la prima volta è possibile sapere con esattezza quando, come e perché i tuoi contenuti vengono citati nei risultati generati dall’IA
📌 TAKE AWAYS
Microsoft, anticipando Google e OpenAI, apre la scatola nera dell’intelligenza artificiale applicata alla ricerca con il pannello AI Performance di Bing Webmaster Tools.
Per la prima volta è possibile analizzare quando e perché un sito viene citato nelle risposte generate dall’IA.
Ti hanno parlato (forse spaventandoti anche un po’) di intelligenza artificiale, di LLM come ChatGPT che ti rubano i click e di motori di risposta (più che di ricerca) che rispondono al posto tuo.
Vorresti che il tuo brand fosse una presenza costante su AI Overviews e chatbot. Peccato che l’unica cosa davvero costante sia la tua espressione delusa quando guardi il pannello di controllo del tuo sito…
Ti senti invisibile. E, ad essere onesti, hai ragione a preoccuparti: il traffico organico tradizionale si sta trasformando e tu rischi di restare fuori dal circolo che conta: quello in cui si prendono le decisioni d’acquisto.
Ma lasciami dire una cosa che ti farà sorridere: la soluzione ai tuoi problemi arriva da dove meno te lo aspetti. Arriva da Bing.
Sì, proprio quel motore di ricerca protagonista di meme impietosi che usavi probabilmente solo per scaricare Chrome sul tuo nuovo PC. Mentre tutti guardano verso Mountain View o aspettano un segnale da OpenAI, Microsoft ha appena fatto la mossa del secolo, aprendo per la prima volta quella “scatola nera” che è l’intelligenza artificiale applicata alle ricerche.
Ora, grazie a Bing Webmaster Tools, puoi finalmente smettere di tirare a indovinare e iniziare a capire esattamente come l’intelligenza artificiale percepisce, cita e consiglia il tuo brand ai potenziali clienti.
E, credimi, non è una notizia come le altre…

Il sipario si alza e finalmente possiamo sbirciare dietro le quinte
Immagina di poter entrare nella testa di un cliente mentre decide se comprare da te o dal tuo concorrente. Ecco, Microsoft ha appena fatto qualcosa di simile per il mondo dei dati.
Con il lancio del nuovo rapporto “AI Performance” all’interno dei Bing Webmaster Tools, abbiamo finalmente accesso a informazioni che fino a ieri erano pura teoria. Danny Goodwin di Search Engine Land lo ha confermato subito: questa è la prima vera dashboard ufficiale che mostra la visibilità di un marchio nei risultati generati dall’intelligenza artificiale.
Per te, che sei un imprenditore, questo significa una cosa specifica: smettere di chiederti se Copilot o Bing AI sappiano chi sei.
Ora lo vedi.
Nero su bianco.
Vediamo la frequenza con cui il tuo sito viene usato come “fonte di verità” per rispondere alle domande degli utenti. Mentre Google si tiene stretti i suoi segreti e ChatGPT ti offre risposte eleganti senza dirti da dove arrivano le informazioni, Microsoft ha deciso di darti la mappa.
Ti ricordi quando ti hanno detto che Bing conta poco perché ha una quota di mercato piccola?
È il momento di dimenticare quella narrazione.
Oggi Bing alimenta Copilot, è integrato in Windows e, soprattutto, i suoi dati riflettono il modo in cui i modelli linguistici (LLM) interpretano il web. Ignorare questi dati perché “la gente usa Google” è come ignorare un esame del sangue perfetto solo perché il laboratorio non è quello più famoso della città.
Eh sì, perché i segnali strutturali che Bing rileva sono gli stessi che probabilmente stanno influenzando anche l’intelligenza artificiale di Google e degli altri competitor.

Numeri che pesano come ordini d’acquisto
Entriamo nel dettaglio, perché i dati ti servono per prendere decisioni che influenzano direttamente il tuo fatturato.
La nuova dashboard di Microsoft non è un semplice grafico estetico. Introduce metriche che cambiano il modo in cui misuriamo il successo di un’azienda online. Matt G. Southern di SEJ ha evidenziato come questo strumento offra quattro indicatori chiave che dovresti pretendere di vedere ogni mese nei tuoi report.
Il primo dato è il conteggio delle citazioni totali. Questo numero ti dice quante volte i tuoi contenuti sono stati scelti per costruire una risposta IA in un determinato periodo. Se questo numero cresce, significa che la tua autorità sta aumentando.
Il secondo indicatore riguarda la media delle pagine citate quotidianamente: quanti dei tuoi URL sono ritenuti affidabili dall’IA ogni giorno? È la prova del nove della qualità della tua produzione di contenuti.
Ma la vera chicca di questa release sono le cosiddette “Grounding Queries”, ovvero le domande di “messa a terra”. Sono le frasi esatte che gli utenti hanno digitato e che hanno spinto l’intelligenza artificiale a cercare e citare proprio te.
Qui c’è la chiave delle tue vendite future.
Se scopri che le persone ti trovano chiedendo “chi è il miglior produttore di valvole a pressione in acciaio inox”, sai che la tua strategia sta funzionando. Se invece ti trovano per domande generiche e poco remunerative, hai un problema di posizionamento del marchio che va risolto immediatamente.
Le luci e le ombre della scatola nera
Sia chiaro, il quadretto non è così idilliaco.
Ci sono dei limiti che non ti nascondo.
Per quanto rivoluzionario, questo strumento ha dei confini ben precisi che devi conoscere per non finire a guardare i dati con gli occhi a cuore, perdendo di vista la realtà.
Prima di tutto, la dashboard è “muta” sul piano emotivo: non esiste un’analisi del sentiment o dell’intento. Bing ti dice che sei stato citato, ma non ti dice se lo ha fatto per lodare il tuo prodotto come la scoperta del secolo o se ti ha usato come esempio di “cosa non fare”.
È un dato puramente quantitativo.
Inoltre, c’è un limite che potrebbe farti storcere il naso: non puoi vedere l’estratto della risposta. Vedi che sei una fonte, vedi la domanda che ha generato il risultato, ma non vedi il testo esatto che l’utente ha letto. È come sapere che qualcuno sta parlando di te in una stanza chiusa, ma non riuscire a sentire le parole esatte.
Infine, dimentica il poter sbirciare che cosa fanno i tuoi competitor, almeno per ora. Non avrai dati sui tuoi concorrenti. Il rapporto è strettamente riservato al tuo sito. Non puoi sapere quante volte il tuo rivale storico viene citato rispetto a te, né quali siano le sue “query di messa a terra”. Sei solo tu davanti allo specchio dell’algoritmo.
È un primo passo, enorme, ma la strada per avere una visione a 360 gradi del mercato nell’era dell’IA è ancora lunga, come ci ha detto anche Nick Eubanks di Semrush. Eppure, anche con questi limiti, avere queste informazioni oggi ti mette anni luce avanti a chi sta ancora aspettando un segnale da Google.
Campa cavallo, mi verrebbe da dire…

E Google e OpenAI che fanno? Dormono?
Se ti stai chiedendo cosa aspettano Google e OpenAI a fare la loro mossa, ti capisco.
Ecco la parte piccante della storia.
Google Search Console, come forse sai, include i dati delle sue AI Overviews nel report generale, mischiandoli con tutto il resto. È un minestrone dove è difficile distinguere un click tradizionale da una citazione IA.
Microsoft, al contrario, ha scelto un approccio diverso: ha separato i dati, creando un canale dedicato all’analisi delle prestazioni generate dall’intelligenza artificiale.
Ecco dove sta il colpo di scena!
Come puoi ben capire, è un bel guanto di sfida lanciato a Sundar Pichai, CEO di Big G.
La Big Tech di Redmond, così facendo, obbliga i concorrenti a uscire allo scoperto.

Gli esperti del settore, come Chris Long di Nectiv, si sono detti “sinceramente scioccati” che una big tech abbia rilasciato dati così profondi. Ma perché lo hanno fatto?
Perché Microsoft sa di essere l’inseguitore e l’unico modo per attirare l’attenzione di chi fa business è essere più trasparente e utile degli altri.
Per te, questa competizione è un vantaggio enorme. Puoi usare i dati di Bing come un laboratorio. Ad esempio, se vedi che l’intelligenza artificiale di Microsoft categorizza la tua pagina dei servizi come una semplice guida informativa, hai la prova che c’è qualcosa che non va nella struttura tecnica del tuo sito.
È un segnale che devi correggere subito, perché è quasi certo che anche gli algoritmi di Google stiano commettendo lo stesso errore di valutazione, oscurando il tuo potenziale di vendita.
Oltre il traffico: diventare la fonte autorevole
Parliamo chiaro: a te non servono migliaia di visite se queste persone arrivano sulla tua pagina e scappano dopo tre secondi. A te serve essere la risposta che l’intelligenza artificiale dà quando un cliente è pronto a comprare.
La visibilità IA oggi si sposta dalla quantità alla qualità dell’attestazione. Se un LLM cita il tuo brand come fonte per spiegare un concetto complesso, ha già fatto metà del lavoro di vendita per te. Ha stabilito che sei affidabile.
Lily Grozeva, una delle voci più attente alla transizione verso l’IA nel marketing, ha sottolineato un punto che deve farti riflettere: Bing Webmaster Tools è attualmente la migliore “scheda di trucchi” che abbiamo a disposizione.
Guardare le citazioni a livello di pagina ti permette di capire quali prodotti o servizi sono considerati “top di gamma” dai sistemi automatizzati e quali invece stanno scivolando nell’irrilevanza.
È un’opportunità di ottimizzazione che non ha precedenti. Possiamo finalmente smettere di ottimizzare per delle singole parole chiave e iniziare a ottimizzare per le entità e per l’autorevolezza, garantendo al tuo brand una presenza costante nelle risposte dei futuri motori di ricerca.
Una strategia pratica per non perdere terreno
Forse pensi che tutto questo sia troppo tecnico, ma ti assicuro che è più vicino alla gestione di un negozio fisico di quanto credi. Se un cliente entra nel tuo ufficio e ti fa una domanda specifica, tu rispondi con precisione per chiudere la vendita. L’IA sta facendo la stessa cosa su scala globale.
Grazie alle informazioni che ora possiamo estrarre, la mia missione come consulente SEO è assicurarmi che le tue risposte siano quelle che l’IA preferisce.
Le linee guida che emergono da questi nuovi dati confermano ciò che ti ho sempre suggerito: servono testi chiari, prove a supporto di ciò che affermi, informazioni sempre aggiornate e una struttura tecnica che non lasci spazio a dubbi. Se l’IA fatica a citarti, spesso è perché i tuoi contenuti sono ambigui o troppo simili a quelli di mille altri concorrenti.
Utilizzare il rapporto sulle prestazioni IA ci permette di fare un “tagliando” alla tua presenza online con una precisione chirurgica.
Identifichiamo gli argomenti che attivano le risposte, miglioriamo la chiarezza delle pagine meno citate e monitoriamo l’andamento nel tempo. Non è più una scommessa, è un processo guidato dai dati reali di utilizzo di milioni di utenti su Copilot e partner collegati.
Il vantaggio di chi agisce mentre gli altri dormono
Il mondo del marketing è pieno di persone che aspettano che Google dia il via libera per muoversi.
Ma quando Google rilascerà strumenti simili − e qualcosa, vedrai, farà, perché costretto dalla mossa di Microsoft − sarà troppo tardi per avere un vantaggio competitivo. Il momento di raccogliere questi dati e agire è adesso.
Mentre i tuoi concorrenti ignorano Bing per snobismo o pigrizia, tu puoi usare queste informazioni per costruire una corazza di autorevolezza attorno al tuo marchio.
Scusa la schiettezza, ma devi smetterla di avere pregiudizi ed essere “ideologico”: se Bing offre uno strumento così utile sarebbe miope trascurarlo e minimizzare la sua importanza, solo perché Microsoft è rimasto indietro rispetto a Big G…
Il mio consiglio?
Bada al sodo, sii pragmatico e accantona un secondo i tuoi pregiudizi su Bing.
Questa non è solo una questione di click o di posizioni in classifica. È una questione di sopravvivenza commerciale in un ecosistema dove le persone non digitano più solo parole in una barra, ma conversano con le macchine. Vuoi che la macchina parli di te o che ti ignori?
Usiamo questi dati forniti da “AI Performance” per capire come il mondo vede il tuo business e per assicurarci che, in ogni conversazione generata dall’intelligenza artificiale, il tuo brand sia sempre presente, autorevole e, soprattutto, la scelta preferita dal cliente.
La partita è appena iniziata, e per una volta, giochiamo con le carte scoperte.
Saperle leggere farà tutta la differenza tra chi chiude l’anno in calo e chi scopre un nuovo modo, più potente e diretto, per generare profitto.
Vuoi iniziare a ragionare seriamente sulla tua visibilità IA? Allora, non attendere ancora: scrivi alla nostra agenzia SEO.
Microsoft introduce AI Performance in Bing Webmaster Tools: domande frequenti
Che cos’è il pannello “AI Performance” di Bing Webmaster Tools e cosa permette di vedere?
Il pannello “AI Performance” è un nuovo rapporto in Bing Webmaster Tools che rende visibili dati prima difficili da osservare: mostra quando e come i contenuti di un sito vengono citati nei risultati generati dall’intelligenza artificiale, aiutando a capire come l’IA percepisce, cita e consiglia un brand.
Quali sono le principali metriche disponibili nella dashboard “AI Performance” secondo il testo?
Il testo descrive metriche centrali come il conteggio delle citazioni totali, la media delle pagine citate quotidianamente e le “Grounding Queries”, cioè le frasi esatte digitate dagli utenti che hanno portato l’IA a cercare e citare proprio quel sito come fonte.
Quali limiti ha “AI Performance” e in cosa si differenzia dall’approccio di Google Search Console citato nel testo?
Secondo il testo, la dashboard non include analisi di sentiment o intento, non mostra l’estratto della risposta generata e non fornisce dati sui competitor. In parallelo, viene evidenziato che Google Search Console include i dati delle AI Overviews nel report generale, mescolandoli con gli altri dati, mentre Microsoft separa le informazioni creando un canale dedicato all’analisi delle prestazioni generate dall’intelligenza artificiale.
