Il traffico dagli strumenti AI resta allo 0,47%, ma la visibilità nei risultati di Google sta cambiando forma
Lo 0,47% è il numero che dovrebbe chiudere il dibattito sul traffico proveniente dall’intelligenza artificiale. A maggio di quest’anno, secondo i dati di Great Jakes citati nel report di LawFuel sul traffico AI, le visite arrivate da strumenti di ricerca basati sull’AI rappresentavano in media lo 0,47% delle sessioni sui siti dei clienti monitorati. Per gli studi più grandi, la percentuale era ancora più bassa. In pratica, quasi niente. Un numero che sembra dire: l’AI non porta traffico, il dibattito è chiuso. Peccato che la storia non finisca lì.
Tra dicembre 2024 e dicembre 2025, le visualizzazioni di pagina da Google Search sono diminuite del 34%, secondo i dati di Chartbeat ripresi da Search Engine Journal. E Google Discover, l’altra grande fonte di traffico di riferimento, è sceso del 15% nello stesso periodo. Messi in fila, i due numeri raccontano qualcosa di più interessante del dibattito su quanto traffico porta l’AI: raccontano che il traffico dall’AI è quasi nullo, ma la visibilità garantita dalla ricerca tradizionale sta scomparendo. Il colpevole non è il clic che arriva, ma quello che non scatta più.
Il paradosso dello 0,47%
A dicembre 2025, lo studio di Ahrefs ha confrontato 150.000 keyword che attivano un AI Overview — il riquadro generato dall’intelligenza artificiale che Google mostra in cima ai risultati — con 150.000 che non lo attivano, usando dati aggregati di Search Console da dicembre 2023 a dicembre 2025. L’obiettivo era capire se questi riquadri cannibalizzano davvero i clic sui risultati classici. Il punto è che il fenomeno non colpisce tutti allo stesso modo.
Chartbeat, analizzando più di 2.500 siti di editori, ha rilevato che i siti piccoli sono calati di circa il 60%, mentre quelli grandi del 22%. Il traffico totale verso quegli editori è rimasto approssimativamente stabile: altri canali hanno assorbito la differenza. Il che conferma il paradosso di partenza: non stiamo parlando di un travaso di traffico dalla ricerca all’AI, ma di una redistribuzione della visibilità dentro e fuori Google, che penalizza i siti piccoli molto più di quelli grandi.
La spiegazione: il CTR crolla del 58% e la SERP sparisce sotto la piega
La risposta al paradosso non sta nei log dei referral — i registri che tracciano da dove arrivano le visite — ma nella SERP, cioè nella pagina dei risultati di Google. È lì che si decide la visibilità. Secondo i dati Ahrefs, la presenza degli AI Overviews riduce il tasso di clic sulla posizione 1 di circa il 58%. In pratica, chi è primo nei risultati classici perde più della metà dei clic quando sopra compare il riquadro generato dall’intelligenza artificiale. Non serve che il riquadro AI rubi il clic: basta che sposti l’attenzione abbastanza in alto da rendere invisibile ciò che sta sotto.
Nel frattempo, la copertura di questi riquadri è cresciuta. Secondo i dati BrightEdge, gli AI Overview sono passati dal coprire il 30% al 48% delle query tracciate nell’ultimo anno, un aumento del 58%. E quando compaiono, superano ormai i 1.200 pixel di altezza: su uno schermo standard, i risultati organici finiscono completamente sotto la piega, cioè fuori dallo schermo prima di iniziare a scorrere.
È qui che si perde la visibilità, non nei clic che l’AI genera direttamente. Un riquadro che copre quasi metà delle ricerche tracciate, che supera i 1.200 pixel e che riduce il tasso di clic sulla prima posizione del 58% non ha bisogno di produrre traffico proprio: basta che impedisca agli altri risultati di riceverne.
Chi perde e chi perde di meno: healthcare 88%, finance 21%
Ma questa pressione sulla visibilità non si distribuisce in modo uniforme. I dati BrightEdge mostrano una mappa a due velocità: la copertura degli AI Overview nell’healthcare è dell’88%, mentre nella finance si ferma al 21%, come risulta dal BrightEdge Generative Parser. Lo stesso strumento conferma in modo indipendente il dato dell’88% per la sanità.
La distanza è enorme. Quasi nove interrogazioni su dieci nel settore sanitario mostrano un riquadro AI sopra i risultati, mentre nella finanza accade in circa una su cinque. Per chi pubblica online questo ridisegna le priorità. Chi opera nella sanità deve convivere quasi sempre con una risposta generata dall’AI sopra i propri contenuti. Chi opera nella finanza ha un margine più ampio, ma la direzione è la stessa: più visibilità AI, meno spazio per i risultati classici.
Il quadro è completo. Inseguire il traffico referral AI è quasi inutile: è lo 0,47%. Difendere lo spazio sopra la piega e monitorare la copertura degli AI Overview nel proprio settore, invece, è il punto su cui si decide la visibilità futura. I numeri di Great Jakes, Ahrefs, Chartbeat e BrightEdge, letti insieme, indicano che il fenomeno non rallenta: la ricerca sta cambiando forma, non volume. E chi pubblica deve capire dove si trova sulla nuova mappa.
