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Impressioni “gonfiate” su Google Search Console per 10 mesi: strategie e report basati su dati errati, un campanello d’allarme sull’affidabilità degli strumenti di analisi.
Google ha ammesso un grave bug in Search Console che per quasi un anno ha gonfiato i dati delle impression, invalidando report e analisi. Questo ennesimo inciampo solleva dubbi sull'affidabilità dei dati forniti, spingendo i professionisti a non fidarsi ciecamente di un unico strumento e a verificare le metriche con i risultati di business reali.
Il “bug fantasma” che ha falsato i dati per 10 mesi
Per quasi un anno, per la precisione dal 13 maggio 2025, un errore di registrazione nei sistemi di Google Search Console ha contato in modo errato le impressioni per un gran numero di siti web. In pratica, molti di noi hanno visto e analizzato dati che non rispecchiavano la realtà. La comunicazione ufficiale di questa anomalia è arrivata solo il 3 aprile 2026, come confermato da Google sulla sua pagina di supporto ufficiale.
Dieci mesi.
Un tempo lunghissimo, durante il quale strategie, budget e report sono stati costruiti su fondamenta tutt’altro che solide.
La domanda sorge spontanea: come è possibile che un errore così esteso sia passato inosservato per così tanto tempo ai piani alti di Mountain View?
Ma il vero problema non è tanto il numero sbagliato sul grafico. È quello che abbiamo fatto, e deciso, basandoci su quel numero.
Report sballati e decisioni basate su un’illusione
Pensa ai tuoi report degli ultimi tre trimestri. Pensa alle discussioni con i clienti o con il tuo capo, dove hai magari giustificato un investimento su certi contenuti proprio perché “le impression sono in crescita”.
Quella crescita, in parte, poteva non esistere.
Abbiamo forse investito tempo e risorse inseguendo metriche che ci stavano raccontando una storia un po’ troppo ottimista?
Questo episodio mette in discussione la fiducia cieca che spesso riponiamo negli strumenti, anche in quelli ufficiali.
Ci viene offerto uno strumento gratuito e potente, ma qual è il prezzo nascosto se la sua affidabilità è intermittente?
Stiamo forse prendendo decisioni strategiche basandoci su un’illusione creata da un bug silenzioso?
E la cosa che lascia perplessi è che non si tratta di un caso isolato.
Anzi, sta diventando una fastidiosa abitudine.
Cosa ci insegna questa ennesima “svista” di Google
Questo non è il primo inciampo per la Search Console. Chi lavora nel settore ricorderà sicuramente altri problemi recenti, come il glitch sui dati di scansione dell’ottobre 2025 o quello su clic e impressioni dell’ottobre 2024. Sembra quasi che l’affidabilità dei dati sia diventata un optional.
Tutto questo cosa ci dice?
Ci dice che affidarsi a un’unica fonte di dati, per quanto autorevole, è un rischio. La Search Console resta uno strumento fondamentale, sia chiaro, ma i suoi dati vanno presi con le pinze, confrontati con quelli di Analytics, con i log del server, e soprattutto con i dati di business reali.
Le vendite sono aumentate?
I contatti sono cresciuti?
Sono queste le domande che contano davvero.
Alla fine dei conti, l’ennesimo “mea culpa” di Google ci ricorda una verità fondamentale del nostro lavoro: gli strumenti aiutano, ma non sostituiscono mai il pensiero critico.
La differenza non la fa il dato che leggi, ma la testa che lo interpreta.

I numeri possono tradire. Le persone no. Questo evento ci ricorda di guardare oltre gli schermi, verso i risultati concreti. Un invito a riscoprire il valore umano dietro ogni click.
Navighiamo a vista su un oceano di numeri inattendibili, domandandomi se la bussola che credevamo di seguire sia mai esistita o fosse solo un’altra rassicurante illusione.
@Francesco Messina La sua illusione era credere che la bussola fosse la meta. Noi costruttori di condotte non ci curiamo del rumore dell’acqua in superficie, ma solo di quanta ne arrivi a destinazione. Il resto è un mero esercizio di stile per analisti distratti.
Ci hanno dato un righello difettoso. Misurare è diventato un atto di fede.
@Walter Benedetti La mia fede cieca ha costruito solo cattedrali di fumo.
@Clarissa Graziani Quel fumo ha fatto comodo a chi vende l’incenso, mi sa. Un errore che dura quasi un anno puzza di bruciato, non trova?
@Walter Benedetti Altro che puzza di bruciato, qui è tutto cenere. Come ci si fida ora?
Un bel casino. Alla fine contano solo i soldi che entrano, il resto è fuffa.
@Angela Ferrari La sua sintesi è impeccabile. Abbiamo passato mesi a lucidare trofei immaginari basati su impressioni inesistenti, quando l’unico indicatore valido, il fatturato, era probabilmente fermo. Un bel passatempo per professionisti.
@Elena Bianchi Ha centrato il punto. Mesi trascorsi a commentare il vuoto, quando le scelte si basano su altro. Questa storia ci riporta a distinguere le metriche che pagano le fatture da quelle che servono solo per riempire i report mensili.
Per mesi abbiamo raccontato storie basate su numeri inventati, illudendoci di capire il mercato; mi chiedo quale favola ci racconteranno la prossima volta.
Mi chiedo se i dati reali siano mai stati il punto della questione.
Affidarsi a un solo strumento è come navigare alla cieca. L’unico faro che conta non sono le impression, ma i ricavi che generano.