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Contattaci oraLo studio sviluppa il prodotto con OpenAI invece di comprare Harvey o Legora
Cooley ha lanciato GO Public, prodotto AI proprietario costruito sui modelli di OpenAI, rifiutando i layer verticali come Harvey e Legora. La scelta pesa perché lo studio domina le IPO venture-backed e diventa design partner di OpenAI, che prepara la propria quotazione con Cooley. Il dubbio resta: costruire in casa conviene davvero, o è un lusso per pochi?
Cooley non ha scelto Harvey né Legora. Lo studio che ha assistito più IPO sostenute da venture capital di qualsiasi altro negli ultimi oltre vent’anni ha annunciato ieri, 17 settembre 2026, il lancio di GO Public, un prodotto AI proprietario basato su ChatGPT Work. Il punto non è solo il prodotto. È la scelta di fondo: costruire in casa, sui modelli di OpenAI, invece di comprare un layer già pronto.
Il progetto ha ruoli precisi. David Wang è il Chief Innovation Officer di Cooley, Dave Peinsipp è partner e co-chair del gruppo global capital markets. Sono gli avvocati di capital markets e i legal engineer dello studio ad aver sviluppato l’offerta, pensata per essere usata con ChatGPT Enterprise. Ed è qui che arriva il passaggio che conta: Cooley è stata design partner di OpenAI per costruire la nuova esperienza GO Public, come riportato nel comunicato ufficiale dello studio. Essere design partner significa che gli avvocati di Cooley non si sono limitati a provare uno strumento già finito: hanno lavorato con OpenAI per definire come il prodotto risponde alle esigenze reali di chi prepara una quotazione. Non un semplice cliente, non un acquirente di licenze: un partner di progettazione.
Il peso dei numeri e la scelta di non comprare
Perché uno studio con questa esperienza decide di costruire invece di comprare? La risposta sta nei numeri. Nel 2025 Cooley ha assistito 180 operazioni a livello globale, per un volume complessivo superiore a 51,5 miliardi di dollari. Sono cifre che raccontano una macchina quotidiana: accordi transfrontalieri, diligence, coordinamento tra mercati diversi. Ogni passaggio può essere accelerato o rallentato dagli strumenti che lo studio mette in mano ai suoi professionisti. Con un flusso di lavoro di questa portata, dipendere da un fornitore esterno significa affidare una parte rilevante del proprio vantaggio competitivo a una mano terza. I fornitori verticali, intanto, valgono parecchio: ad aprile 2026 Harvey ha raggiunto una valutazione di 11 miliardi di dollari e Legora di 5,6 miliardi, come riportato da TechCrunch.
La mossa di Cooley va letta in questo quadro. Secondo il Center on the Legal Profession di Harvard Law School, lo studio ha costruito il proprio prodotto di AI legale direttamente sul modello di base di OpenAI, invece di acquistare un layer verticale come Harvey o Legora. In altre parole: uno degli studi più esposti al mercato delle quotazioni ha deciso che il valore non sta nel software di terzi, ma nel controllo diretto della tecnologia che usa ogni giorno.
E il mercato lo sta già registrando. I clienti API di OpenAI, tra cui Harvey e Legora, potranno costruire su Astra for Law, portando questa intelligenza nei propri prodotti e flussi di lavoro. La partita non è più tra uno studio e un fornitore. È tra chi costruisce sui modelli di base e chi rivende layer verticali già confezionati. Cooley ha scelto il primo lato.
OpenAI in fila per la IPO: il cerchio si chiude
E qui il cerchio si chiude. Lo stesso studio che prepara l’IPO di OpenAI usa la sua tecnologia per accelerare le IPO dei clienti. OpenAI ha scelto Cooley e Wachtell Lipton Rosen & Katz per preparare un’offerta pubblica iniziale che potrebbe arrivare già quest’anno, come riportato da Bloomberg Law. La società è valutata 730 miliardi di dollari in un round di finanziamento in corso.
È un paradosso interessante: lo studio che domina le IPO venture-backed diventa design partner della società di intelligenza artificiale più osservata al mondo, proprio mentre ne usa i modelli per snellire il lavoro quotidiano. La domanda finale non è se il legal tech cambierà. È chi resterà al tavolo.
Per chi fa impresa online e osserva il settore legale, il segnale è chiaro: gli studi leader non aspettano più i fornitori. Entrano nella partita dell’intelligenza artificiale con prodotti propri, progettati con chi li sviluppa. La prossima mossa da osservare è se Harvey e Legora risponderanno, o se il modello “build” diventerà il nuovo standard per i grandi studi.
