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Oltre 550 giornali hanno citato OpenAI e Microsoft

Scritto da
Anita Innocenti
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Testate locali accusano le due aziende di aver usato articoli protetti per addestrare l’IA

Oltre 550 testate hanno citato OpenAI e Microsoft, portando a 143 le cause per copyright contro le aziende di intelligenza artificiale. Il contenzioso, avviato dal New York Times nel 2023, conta anche accuse ai sensi del 17 U.S.C. § 1202. Il peso ricade sui giornali locali, ma l'esito dipende dalla richiesta di assoluzione: se accolta, azzererebbe le accuse.

Ieri, 16 settembre 2026, mentre un giudice federale di New York valuta se archiviare tutte le accuse di violazione del copyright contro OpenAI e Microsoft, un’altra coalizione di giornali ha citato in giudizio le due aziende nel Southern District di New York. È la causa per copyright numero 143 contro le aziende di intelligenza artificiale, come documenta ChatGPT Is Eating The World con un conteggio non ufficiale che registra anche la causa numero 27 contro OpenAI e la numero 15 contro Microsoft.

Il fascicolo verrà probabilmente assegnato al giudice Stein nell’ambito del contenzioso multidistrettuale, il meccanismo che riunisce tutte le cause simili davanti a un solo giudice, e resterà congelato in attesa della risoluzione delle mozioni di summary judgment. Tra le rivendicazioni c’è anche un’accusa ai sensi del Digital Millennium Copyright Act per la rimozione delle informazioni sul copyright, il 17 U.S.C. § 1202, presentata da tutti gli attori contro il gruppo OpenAI.

Centoquarantatré cause. Non è più una statistica: è un’onda.

Dal New York Times ai 550 editori locali

Come si è arrivati a questo punto? La risposta porta a una data precisa: il 27 dicembre 2023, quando il New York Times ha presentato la prima grande causa di questo tipo, come ricostruito nella documentazione del caso. La stessa testata afferma di essere la prima grande organizzazione giornalistica ad aver citato OpenAI e Microsoft per presunte violazioni del copyright.

Da quel momento la battaglia ha cambiato volto. Non è più una partita tra grandi marchi. L’ultimo deposito porta a oltre 550 il numero di testate ed editori rappresentati dallo studio Platkin LLP in questa azione legale, come riportato da Insider NJ. La coalizione di editori locali e regionali sostiene che OpenAI e Microsoft si sono appropriate illegalmente di contenuti giornalistici originali per costruire i loro prodotti di intelligenza artificiale, violando il Copyright Act e mettendo a rischio il giornalismo locale negli Stati Uniti, come descritto da Courthouse News.

Il dato che fa riflettere è proprio questo: sono i giornali di provincia, non i colossi dell’editoria, a essersi coalizzati. Testate che chiudono redazioni e tagliano reporter, e che ora devono difendere i propri archivi dalle stesse tecnologie addestrate sui loro contenuti.

Il giudice, le licenze e la prossima mossa

La richiesta di assoluzione non è un dettaglio. Nei giorni scorsi Microsoft e OpenAI hanno chiesto a un giudice federale di New York di essere assolte da tutte le accuse di violazione del copyright per l’addestramento dei loro modelli di intelligenza artificiale su opere protette, come riportato da Bloomberg Law. Se accolta, azzererebbe la valanga di cause, compresa quella depositata ieri. Ecco perché il summary judgment è il vero punto di svolta.

Mentre i tribunali decidono, il mercato dei contenuti corre per conto suo. Axel Springer e OpenAI hanno annunciato una partnership globale per rafforzare il giornalismo indipendente con l’avanzare dell’intelligenza artificiale, come si legge nella nota ufficiale di OpenAI. L’iniziativa arricchirà l’esperienza degli utenti di ChatGPT aggiungendo contenuti recenti e autorevoli su una vasta gamma di argomenti.

E i numeri danno la misura del divario. OpenAI offre tra 1 e 5 milioni di dollari all’anno per licenziare articoli di giornale protetti da copyright per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale, come riportato da The Verge. Da un lato c’è chi fa causa, dall’altro chi firma accordi. La battaglia legale convive con un’economia dei contenuti già in movimento, e i due binari non corrono alla stessa velocità.

Per chi costruisce prodotti o contenuti online, la partita sui diritti non è più un rumore di fondo. Nelle prossime settimane può cambiare le condizioni di accesso ai dati e il valore dei contenuti originali.

L'autore

Anita Innocenti

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