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Il suo calo di quota di mercato dal picco del 43,6% a metà 2025 all’attuale 42,2% non è dovuto ai concorrenti tradizionali, ma a una nuova generazione di strumenti che sta attirando gli sviluppatori.
Il dominio decennale di WordPress vacilla. Non per via dei soliti concorrenti, ma per l'ascesa di framework come Astro, preferito dagli sviluppatori per velocità e sicurezza superiori. Un'emorragia di utenti tecnici, mascherata da statistiche gonfiate da siti abbandonati, che segna una biforcazione nel mercato e un potenziale cambio di paradigma per il futuro del web.
La prima crepa nel muro: i dati che mettono in discussione un dominio decennale
Per anni, pensare a un sito web ha significato pensare a WordPress. Una specie di riflesso condizionato, una scelta quasi obbligata per chiunque, dal piccolo blogger alla grande azienda.
Ma quel monolite che sembrava inscalfibile oggi mostra le sue prime, vere crepe. Dopo oltre un decennio di crescita inarrestabile, la sua quota di mercato ha iniziato a scendere, passando da un picco del 43,6% a metà 2025 all’attuale 42,2%.
Diciamocelo, non è un crollo verticale, ma è un’inversione di tendenza che non si vedeva da tempo. E la parte interessante non è tanto il calo in sé, ma chi sta approfittando di questa flessione.
Come descritto nell’analisi di Search Engine Journal, non sono i soliti noti come Wix o Squarespace a rosicchiare quote, ma una nuova generazione di strumenti che sta cambiando le regole del gioco dal profondo.
Il punto è che la discussione si è spostata dai salotti degli addetti ai lavori ai social network, dove sviluppatori storicamente legati a WordPress raccontano senza filtri il loro passaggio ad altre tecnologie.
E questo fa parecchio rumore.
Ma se non sono i classici “site builder” a preoccupare WordPress, chi c’è dietro questa silenziosa emorragia di utenti tecnici?
Astro, il concorrente che non ti aspetti e che piace agli sviluppatori
La risposta ha un nome preciso: Astro.
Non è un CMS tradizionale, non ha un pannello di controllo pieno di pulsanti e non si basa su un database. È un framework moderno, uno strumento da “codice”, che permette di costruire siti web statici incredibilmente veloci. E i suoi numeri sono impressionanti: i download settimanali sono raddoppiati in un solo anno, passando da 1,4 a 2,5 milioni. Un’ascesa vertiginosa per un progetto nato solo nel 2021.
Ma perché uno sviluppatore dovrebbe abbandonare la comodità (presunta) di WordPress per qualcosa che richiede di scrivere codice?
Le ragioni sono brutalmente pratiche. Primo, la velocità: un sito Astro si carica in meno di un secondo, contro i 2-5 secondi di un sito WordPress medio. Secondo, la sicurezza: nel 2025 sono state scoperte oltre 11.000 nuove vulnerabilità su WordPress, il 91% delle quali nascoste nei plugin, il cuore del suo funzionamento. Astro, per sua natura, elimina intere categorie di attacchi. Infine, gli strumenti di intelligenza artificiale per la programmazione hanno reso la scrittura di codice molto più rapida, annullando di fatto il vantaggio storico di WordPress sulla facilità d’uso.
La vera domanda, a questo punto, è un’altra: per quanto tempo ancora si potrà ignorare che un sistema che si regge su un’infinità di “pezzi” aggiuntivi (i plugin) è strutturalmente più fragile?
Ma il problema più grande per WordPress potrebbe essere un altro, un fantasma che si aggira nelle sue statistiche ufficiali e che pochi hanno il coraggio di guardare in faccia.
Il cimitero digitale che gonfia le statistiche di WordPress
C’è un dato che cambia completamente la prospettiva: il 10,56% di tutti i siti WordPress esistenti non viene aggiornato dal 2022. Si tratta di siti abbandonati, progetti morti, veri e propri fantasmi digitali che però continuano a essere conteggiati nelle statistiche globali. Questo significa che la quota di mercato attiva di WordPress è già oggi sensibilmente più bassa di quel 42,2% che viene sbandierato.
Quello che sta accadendo è una biforcazione del mercato.
Da una parte, WordPress rimane la scelta per l’utente non tecnico, per chi vuole una soluzione “pronta all’uso” senza troppe pretese. Dall’altra, i professionisti e gli sviluppatori che avviano nuovi progetti si stanno spostando in massa verso framework più performanti, sicuri e moderni. Persino le grandi aziende che usano ancora WordPress lo stanno facendo sempre più in modalità “headless”, usando il vecchio CMS solo come magazzino per i contenuti e affidando tutta la parte visibile del sito a tecnologie più recenti.
La questione, quindi, non è tanto se WordPress morirà.
Piuttosto, dobbiamo chiederci se non si stia lentamente trasformando in una sorta di gigante del passato: ancora installato ovunque, ma non più la tecnologia che plasma il futuro del web e ispira la nuova generazione di professionisti.

Perfetto, un’altra tecnologia da imparare mentre i miei video su WordPress diventano pezzi da museo.
Ho puntato molto su WordPress per il mio business. L’esodo degli sviluppatori non è un dato da poco. Ammetto che questa cosa mi preoccupa, mi fa sentire quasi superata.
@Federica Testa La tua preoccupazione è tardiva. I dev validi hanno già mollato il carrozzone da un pezzo. Ora il tuo business dipende da chi è rimasto indietro?
Si celebra il funerale di un gigante per uno starnuto statistico, mentre le imprese vengono spinte verso lidi tecnologici ignoti. L’abbandono della nave non è sempre saggezza; a volte è solo panico indotto da chi vende scialuppe nuove di zecca.
Mi lascia perplessa la narrazione di una rivoluzione basata su un calo statistico minimo. Stiamo celebrando il funerale di un paziente che ha solo un leggero raffreddore, oppure la “nuova generazione di strumenti” sta davvero scardinando un colosso con queste premesse?
Definire “declino” un calo così modesto mi confonde; a chi giova questa narrazione apocalittica?
Un monolite pieno di crepe, tenuto in piedi da siti fantasma. Gli sviluppatori fuggono. Chissà quando se ne accorgerà il resto del mondo.