Le regole del digitale stanno cambiando.
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Il loro traffico è crollato a causa dei riassunti generati dall’intelligenza artificiale di Google, che usa i contenuti senza riconoscere compensi, ma ora una decisione del regolatore britannico sta cambiando le regole del gioco.
I colossi dell'editoria, da USA Today a The Economist, minacciano di bloccare Google. Le AI Overviews prosciugano il loro traffico e usano contenuti senza compenso, mettendo a rischio i loro modelli di business. Forti di una nuova regolamentazione britannica che garantisce un opt-out, gli editori hanno ora un'arma concreta per rinegoziare le regole del gioco con Mountain View.
La grande fuga da Google: perché i giganti dell’editoria minacciano l’addio
Sta succedendo qualcosa di grosso nel mondo della ricerca online, un vero e proprio terremoto che potrebbe cambiare le carte in tavola per tutti. Un numero crescente di editori di primo piano, nomi che leggi tutti i giorni come USA Today, Reuters, Politico e The Economist, stanno seriamente valutando di fare un gesto impensabile fino a ieri: bloccare completamente Google.
Non si tratta di una semplice protesta, ma di una minaccia concreta di “delistare” i propri siti, ovvero di rendersi invisibili al motore di ricerca e, di conseguenza, ai suoi nuovi sistemi di intelligenza artificiale.
Questa non è la solita lamentela di qualche piccolo blog. Stiamo parlando di colossi dell’informazione che per anni hanno basato gran parte del loro modello di business sul traffico proveniente proprio da Google. Anche Reddit, una fonte inesauribile di contenuti generati dagli utenti e spesso in cima ai risultati di ricerca, sta discutendo di chiudere i rubinetti a Google per l’uso dei suoi dati nell’addestramento dell’IA.
Ma cosa ha spinto questi giganti, che per anni hanno vissuto in simbiosi con Mountain View, a considerare un gesto così estremo?
La risposta è più semplice (e preoccupante) di quanto si possa pensare.
Traffico in picchiata e contenuti “saccheggiati”: la goccia che ha fatto traboccare il vaso
Il problema ha un nome preciso: AI Overviews. Sono quei riassunti generati dall’intelligenza artificiale che Google sta mettendo sempre più in evidenza in cima ai risultati di ricerca. L’idea di Google è di darti la risposta subito, senza farti cliccare su nessun link.
Bello, no?
Peccato che questo meccanismo stia prosciugando il traffico verso i siti degli editori. Se trovi il riassunto di un articolo direttamente su Google, perché mai dovresti visitare il sito che quell’articolo l’ha scritto, prodotto e pagato?
Questo sta causando una vera e propria “siccità di traffico da ricerca” con cali che in alcuni settori raggiungono il 20-40%, mettendo a rischio la sopravvivenza di chi vive di pubblicità e abbonamenti.
Ma non è solo una questione di click mancati. C’è un’altra questione, forse ancora più subdola. Il crawler di Google, quel “robot” che scansiona il web per indicizzare le pagine, ha un doppio scopo: serve per la ricerca tradizionale, ma anche per “nutrire” i modelli di intelligenza artificiale come Gemini.
In pratica, permettendo a Google di indicizzarti per essere visibile nella ricerca, gli stai anche dando il permesso, implicitamente, di usare i tuoi contenuti per addestrare la sua IA, senza riconoscerti un centesimo.
Fino a poco tempo fa, la scelta era un aut aut brutale: o accettavi tutto il pacchetto, o eri fuori dai giochi. Come svelato da documenti interni di Google riportati da The Verge, l’azienda ha volutamente evitato di dare agli editori un controllo granulare, costringendoli a questa scelta drastica.
Per anni, questa è stata una battaglia persa in partenza.
Ma qualcosa di grosso sta cambiando le regole del gioco, e non arriva da una sala riunioni di un editore, ma da un’autorità di regolamentazione.
Non più solo minacce: gli editori ora hanno il coltello dalla parte del manico
La svolta è arrivata dal Regno Unito.
La Competition and Markets Authority (CMA), l’autorità per la concorrenza, ha emesso una decisione storica che costringe Google a fare ciò che si è sempre rifiutata di fare: dare agli editori la possibilità di un vero opt-out.
Come descritto su Silicon Republic, Google avrà nove mesi per implementare dei controlli che permettano ai siti di bloccare l’uso dei loro contenuti nelle AI Overviews, pur rimanendo visibili nei risultati di ricerca tradizionali.
In poche parole, la CMA ha spezzato il ricatto dell'”o tutto o niente”.
Questa non è una concessione, è un obbligo.
Sulla scia di questa decisione, Google ha già iniziato a introdurre un nuovo selettore in Search Console per alcuni editori britannici, un primo passo per conformarsi.
E non è finita qui.
Anche attori tecnici come Cloudflare, che gestisce una fetta enorme del traffico internet, stanno cambiando le regole. Come riporta Tippinsights, Cloudflare modificherà le sue impostazioni predefinite per bloccare i crawler “multiuso” come quello di Google, a meno che l’editore non dia il suo esplicito consenso.
Rendere il blocco l’impostazione di default, invece che una scelta attiva, sposta completamente l’equilibrio di potere.
Le minacce degli editori, quindi, non sono più un bluff. Sono diventate una tattica negoziale credibile, un modo per forzare Google a sedersi al tavolo e discutere di licenze e compensi equi. La partita è appena iniziata, e per la prima volta, sembra che non si giochi più solo con le regole di Google.

I soliti teatrini per alzare il prezzo. Io con ‘sta roba ci pago il mutuo.
Le navi protestano contro la marea, brandendo una nuova bussola come un’arma. È l’illusione del controllo. L’oceano non negozia, si limita a sommergere le barche ferme. Quale terraferma sperano di raggiungere?
Serena, il tuo oceano mi spaventa. Se sommerge le navi principali, cosa ne sarà delle isole minori? Navigheremo un deserto d’acqua, senza più destinazioni da raggiungere?
Serena Basile, più che navi contro la marea, sembrano fornitori che rinegoziano un contratto di cui non possono fare a meno. Un’azione dimostrativa per alzare il prezzo prima della svalutazione finale. Quale sarebbe l’alternativa concreta?
I fili non si tagliano, si rinegoziano. Il burattinaio offre solo nuove catene, chiamandole libertà. Quale sarà il prossimo prezzo da pagare?
Chiara, non sono catene, è il pedaggio dell’autostrada; l’alternativa è il deserto digitale.
Chiara, il prezzo è la dipendenza. Loro la chiamano visibilità, ma è una marea che ti sommerge. Anch’io ho barattato la mia bussola per una loro mappa. Ora navigo a vista.
I burattini tagliano i fili, ma il teatro è del burattinaio. Dove andranno?
Hanno basato il loro business sul traffico regalato. Un errore da pivelli. Google ha solo tirato la corda. Ora o trovano un modello nuovo o sono game over.
Angela, “errore da pivelli” è un complimento. Si sono venduti per il traffico e ora scoprono che Google non è una ONLUS. Che sorpresa.
Per anni i dati gridavano al rischio, ma il traffico faceva comodo. Ora che il gioco si è rotto, minacciano l’addio. È una vera ribellione o solo il prezzo che sale?
Elena, chiamarla ribellione mi sembra generoso per chi ha banchettato per anni con il proprio boia, sperando di essere l’ultimo sul piatto. Mi chiedo quale valore resti al mio lavoro, quando chiunque può essere servito come portata principale.
Anche noi editori abbiamo cavalcato la tigre, ora ci stupiamo se ha fame.
Alessandro, non hanno cavalcato la tigre, si sono offerti come pasto sperando di essere mangiati per ultimi. È un’opportunità colossale per chiunque abbia capito che il vero valore non è il traffico, ma la community.
Prima hanno dato al gigante le chiavi del castello. Ora si stupiscono che abbia cambiato la serratura. Questa non è una fuga, è semplicemente uno sfratto. Chi pensavano di essere, i padroni di casa?
La loro “arma” è un coltellino di plastica contro un carro armato, che tenerezza.
Daniele Palmieri, più che un’arma è il certificato di morte firmato con un po’ di ritardo. Hanno nutrito la bestia che li sta divorando. Non è una negoziazione, è un’autopsia.
@Riccardo De Luca Il referto dell’autopsia è chiaro: suicidio assistito per un pugno di visite.
@Daniele Palmieri Volevano la botte piena e la moglie ubriaca, cedendo contenuti in cambio di visibilità. Hanno barattato l’anima per il traffico, e adesso il padrone presenta il conto. Che credevano?
È quasi tenero vedere gli editori scoprire solo ora di aver passato anni a nutrire l’algoritmo destinato a rimpiazzarli. Questa “fuga” non è altro che un tentativo di rinegoziare il prezzo del proprio guinzaglio, prima che diventi del tutto inutile.
Rinegoziazione è un eufemismo gentile. Questo è il lamento del bestiame prima del macello, un teatrino per alzare il prezzo della propria carcassa. Non stanno trattando la fuga, ma il costo del biglietto di sola andata per l’oblio digitale.
Fuga” è un parolone. Questa è una rinegoziazione contrattuale, punto. Gli editori usano la legge come leva per battere cassa, niente di più. Google cederà il minimo. Mi chiedo quanto valga il loro traffico oggi.