Le regole del digitale stanno cambiando.
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In realtà, l’introduzione di queste opzioni per gli editori è una conseguenza diretta delle precise imposizioni dell’autorità britannica per la concorrenza, che ha richiesto maggiore trasparenza e controllo.
I nuovi controlli di Google per le sue AI Overviews nel Regno Unito non sono un'innovazione volontaria, ma una mossa obbligata dall'autorità garante della concorrenza (CMA). Questa apparente apertura alla trasparenza è in realtà una risposta a precise regole imposte per proteggere gli editori, sollevando interrogativi sul futuro della ricerca online e della SEO a livello globale.
Google in UK: nuovi strumenti per l’IA o una mossa obbligata?
Google sta testando nel Regno Unito nuovi strumenti di analisi e controllo per le sue funzioni di ricerca basate sull’intelligenza artificiale, le cosiddette AI Overviews. In pratica, ha iniziato a sperimentare due nuove funzionalità in Search Console, pensate apposta per dare agli editori un po’ più di visibilità su come i loro contenuti vengono usati dall’IA.
Da una parte un nuovo interruttore per decidere se apparire o meno nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale, dall’altra dei report che mostrano le “impression” ottenute in questi nuovi formati. Certo, per ora mancano i dati sui clic, come riportato su Search Engine Journal, il che significa che puoi vedere quante volte appari, ma non quanto traffico ti portano davvero.
Ma c’è da fidarsi?
Diciamocelo, quando una multinazionale di questa portata fa una mossa del genere, è sempre bene guardare dietro le quinte. Questo improvviso interesse per la trasparenza e il controllo concesso agli editori non è esattamente farina del suo sacco.
La vera domanda è: perché proprio ora e perché nel Regno Unito?
La risposta non è così scontata e, ti assicuro, cambia completamente la prospettiva sulla faccenda.
L’autorità britannica mette le cose in chiaro: regole ferree per Google
Ecco il colpo di scena.
Questa iniziativa di Google non nasce da un improvviso slancio di generosità. Al contrario, l’autorità britannica per la concorrenza e i mercati (CMA) ha di fatto messo Google con le spalle al muro, imponendogli una serie di requisiti formali.
In parole povere, l’hanno obbligato a offrire agli editori la possibilità di tirarsi fuori dai giochi dell’IA senza subire penalizzazioni.
Una mossa che, come descritto da The Next Web, è stata definita “un requisito unico al mondo”.
Le regole imposte sono chiare e dirette: Google deve permettere agli editori di disattivare la propria presenza nelle AI Overviews e nella “AI Mode” senza che questo danneggi il loro posizionamento nei risultati di ricerca tradizionali.
Deve garantire che i contenuti mostrati nelle risposte dell’IA siano correttamente attribuiti, con link chiari alle fonti.
E, punto fondamentale, deve consentire di negare l’uso dei propri contenuti per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale.
Questa presa di posizione così netta non arriva dal nulla, ma è la risposta a preoccupazioni molto concrete che stanno già avendo un impatto pesante sul traffico di molti siti, soprattutto in settori delicatissimi.
Dalla paura del “zero-click” al futuro della SEO: cosa ci insegna il caso UK
Pensa al settore della salute.
Organizzazioni non profit britanniche come Marie Curie e Macmillan Cancer Support hanno lanciato l’allarme: le sintesi dell’IA stanno riducendo le visite ai loro contenuti informativi, perché gli utenti ottengono la risposta direttamente da Google senza più cliccare.
Il loro report non usa mezzi termini, evidenziando non solo la perdita di traffico ma anche i rischi legati alla sicurezza e all’accuratezza delle informazioni mediche fornite dall’IA. Quando di mezzo c’è la salute delle persone, capisci bene che il problema diventa serio.
Questo braccio di ferro nel Regno Unito sta di fatto definendo un nuovo standard. Per chi si occupa di SEO, significa che non si tratta più solo di ottimizzare per i classici dieci link blu, ma di creare contenuti così approfonditi e ricchi di spunti unici da diventare la fonte preferita dall’IA, una pratica che alcuni iniziano a chiamare Generative Engine Optimisation (GEO).
Il Regno Unito, quindi, si trasforma in un laboratorio a cielo aperto.
Resta da vedere se queste regole diventeranno la norma a livello globale o se rimarranno un’eccezione.
Una cosa è certa: la partita per il futuro della ricerca è appena iniziata e le regole del gioco stanno cambiando sotto i nostri occhi.
