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Il CEO di Alphabet ha ammesso la necessità di sviluppare un modello di intelligenza artificiale di nuova generazione per competere ai massimi livelli e recuperare terreno sui rivali, puntando su capacità di programmazione avanzate e autonomia.
Sundar Pichai, CEO di Alphabet, annuncia Gemini 4 come la mossa obbligata di Google per restare al passo con rivali come OpenAI. Sebbene l'addestramento sia iniziato, il modello non ha data di uscita e l'annuncio appare una mossa strategica per distogliere l'attenzione dai ritardi attuali. Una necessità tecnologica che si trasforma in un vero e proprio azzardo.
Gemini 4: la scommessa obbligata di Google per non restare indietro
Google ha un problema.
E la soluzione, a quanto pare, ha un nome: Gemini 4.
Sundar Pichai, il CEO di Alphabet, ha ammesso davanti agli investitori che Google “ha bisogno” del suo modello di intelligenza artificiale di nuova generazione per poter restare in partita. Durante la presentazione dei risultati del secondo trimestre 2026, Pichai ha usato più volte il termine “frontiera” per descrivere il livello a cui l’azienda deve competere.
Ha confermato che l’addestramento di Gemini 4 è già iniziato e che si tratta del “più ambizioso mai intrapreso”. In pratica, stanno puntando tutto su un modello che dovrà migliorare drasticamente le capacità di programmazione e, soprattutto, quelle che vengono definite “agentic coding”, ovvero la capacità dell’IA di agire in autonomia per completare compiti complessi.
L’obiettivo, non è solo recuperare il terreno perso sui rivali, ma anticipare la prossima ondata di innovazioni.
Tutto molto promettente, se non fosse per un piccolo, insignificante dettaglio: Gemini 4, al momento, non esiste come prodotto pubblico.
Non c’è una data di uscita, non ci sono specifiche tecniche e non compare da nessuna parte nei listini.
Eppure, questa mossa svela una strategia ben più ampia di un semplice aggiornamento.
Cosa dovrebbe essere Gemini 4 (secondo i piani)
Se pensi che Gemini 4 sarà solo l’ennesimo chatbot potenziato, sei fuori strada.
Quello che Google ha in mente è molto più profondo.
Gemini 4 è pensato per essere il cuore pulsante di una nuova architettura, una sorta di strato fondamentale su cui poggeranno tutti i principali prodotti di Big G: da Search ad Android, passando per Workspace e Cloud.
Non è un singolo strumento, ma il motore che alimenterà assistenti autonomi, agenti di programmazione e funzionalità di IA integrate ovunque.
L’obiettivo, come descritto su Financial Express, è proprio quello di tenere il passo di concorrenti come OpenAI e Anthropic, che con i loro modelli GPT-5 e Claude 4 sono già percepiti come i leader di mercato.
La partita si gioca proprio sulla capacità di creare un’intelligenza artificiale che non si limita più a rispondere a delle domande, ma che agisce per conto dell’utente.
Progetti interni come “Mariner” puntano a dare a Gemini il controllo diretto del computer e del browser, permettendogli di navigare siti, compilare moduli ed eseguire complesse operazioni in totale autonomia.
Ma qui la faccenda si complica, perché bisogna separare le dichiarazioni ufficiali dai rumor che circolano tra gli addetti ai lavori e, soprattutto, dalle evidenti difficoltà che l’azienda sta incontrando.
Tra annunci e ritardi: la realtà dietro la propaganda
Mentre Pichai dipinge un futuro radioso, la realtà quotidiana è un po’ diversa. L’enfasi su Gemini 4 arriva, non a caso, in un momento in cui si accumulano domande sul ritardo di Gemini 3.5 Pro. Una mossa che, secondo alcuni, serve a distogliere l’attenzione dai problemi attuali.
Di fatto, le informazioni confermate su Gemini 4 sono pochissime: l’addestramento è partito e il focus è su programmazione e agenti autonomi. Tutto il resto – come le voci su una finestra di contesto di oltre 2 milioni di token o punteggi stratosferici sui benchmark – resta, per ora, pura speculazione.
La vera domanda, però, è un’altra:
Siamo pronti a delegare a un’intelligenza artificiale il controllo diretto dei nostri strumenti digitali, con tutti i rischi di sicurezza e affidabilità che ne derivano?
Anche un modello avanzato come Gemini 4 continuerà a inventare informazioni e a commettere errori. Dare a un sistema del genere la capacità di agire autonomamente solleva questioni enormi, di cui però, durante le chiamate con gli investitori, si parla sempre troppo poco.
Insomma, Pichai ha messo sul tavolo una scommessa enorme, presentandola come una necessità strategica ineludibile. Resta da vedere se si tratta di una mossa visionaria o di un azzardo per guadagnare tempo.

Google non rincorre i rivali. Insegue i propri fantasmi, l’ombra della sua stessa grandezza passata. Questo annuncio è un esorcismo per Wall Street, un rito per placare gli spiriti del mercato. Ma si può scacciare il futuro con le promesse?
Una promessa per gli investitori, non per gli utenti. Quando inizieranno a creare valore reale?
La chiamano “scommessa obbligata”, io la definisco una cortina fumogena per gli investitori. Presentare un concetto nebuloso come Gemini 4 serve unicamente a mascherare l’incapacità di competere nel presente. La vera domanda è quanto costerà questa ennesima distrazione mediatica.
Parlano di una rincorsa, di un azzardo. Io vedo solo una nuova piattaforma da adoperare. Mentre gli altri discutono della meta, io preparo i miei progetti. Non è questo il momento di costruire?
Puntano tutto su un cavallo che non sa dove corre. Una gara tra miopi per il controllo della mandria. Loro scommettono miliardi, certo. E noi, esattamente, che cosa ci stiamo giocando?
Hanno dato un nome al fantasma che inseguono. Puro marketing della paura.
Chiara, una bussola serve a chi sa dove andare. Loro stanno solo inseguendo un’altra nave all’orizzonte, sperando che li porti in un porto sicuro. Un vero leader traccia la rotta, non si accoda alla flotta sperando in un colpo di fortuna.
Carlo, questa corsa senza una meta precisa mi spaventa. Loro si inseguono, ma a bordo ci siamo noi. Ho la sensazione che nessuno stia più guardando la rotta, solo la nave davanti.
Eva, la rotta è un dettaglio per i passeggeri. Loro non sono capitani, sono impresari di un naufragio di lusso. Lo spettacolo è l’unica destinazione prevista.
Solita rincorsa affannosa mascherata da mossa audace. Promesse per gli investitori, non valore per gli utenti. Si sono dimenticati come si guida un settore o è solo un’abitudine?
Chiara Barbieri, più che abitudine è un riflesso condizionato: annunciare il futuro per giustificare un presente mediocre. L’agonia della creatività è uno spettacolo deprimente.
Laura, quel riflesso condizionato è la reazione scomposta di chi ha smarrito la visione. Il terrore di diventare irrilevanti li spinge a questi annunci patetici. È la fine di un’era, non l’inizio di una nuova.
Chiara, la visione è una bussola. Loro hanno solo una mappa disegnata da altri. Corrono per recuperare, ma inseguire non significa guidare. Questo annuncio è soltanto l’eco di una voce che non è più la loro.
Ancora una volta la roadmap futura serve a mascherare l’inerzia presente: un gioco che, da addetto ai lavori, ammetto di conoscere fin troppo bene.
Fuffa per Wall Street. L’unico KPI che conta è il prodotto rilasciato, non un nome in un keynote. Mi chiedo se nel board di Alphabet usino i loro stessi prodotti o quelli della concorrenza.
Federica Testa, è un’orchestra che accorda gli strumenti da anni. Il pubblico in sala attende il primo movimento, ma la musica è solo un’eco lontana. Siamo sicuri che esista uno spartito?
Federica Testa, un keynote non ripara una nave che imbarca acqua. Si presenta un nuovo albero maestro mentre la ciurma usa le scialuppe della concorrenza. La questione non è il nome del modello, ma la solidità dello scafo aziendale.
Un annuncio preventivo per placare gli azionisti è la nuova metrica del successo. Non serve un prodotto funzionante, basta una buona conferenza stampa. Quale sarà il prossimo traguardo, un comunicato stampa sui bug futuri?
Simone De Rosa, questo è il punto. Le grandi aziende promettono il domani per non mostrare il vuoto di oggi. Questo spettacolo mediatico distrae. Noi che lavoriamo sul campo dobbiamo creare valore tangibile. A cosa serve, dunque, un annuncio del genere?
Simone De Rosa, vendono la mappa prima di aver esplorato il territorio. Chissà quali mostri disegneranno per tenerci lontani dalle zone più scomode.
Stanno vendendo il profumo della torta, una mossa per tenerci affamati. Mi chiedo se la ricetta sia già pronta.
Stanno costruendo una cattedrale nel deserto. Puro fumo per placare gli azionisti e tenere a bada i lupi. Ma quando il miraggio svanisce, cosa resta della sete?
Greta Luciani, questa mi pare la classica mossa disperata di chi ha perso il treno e ora lo rincorre sventolando un progetto che non c’è, mentre a noi tocca un’IA che sbaglia ancora i congiuntivi.
Silvia, lasciano che l’IA sbagli i congiuntivi, almeno così sembra ancora umana. O è questo che ci spaventa, la sua perfezione futura?
Greta Luciani, più che fumo, la vedo come una dichiarazione di intenti. Necessaria. La vera questione non è se Google ce la farà. È cosa faremo noi, utenti e professionisti, con questi strumenti. L’attenzione dovrebbe essere sulla nostra preparazione, non sulla loro.