Google Leak: la breve storia di uno scandalo (che forse non lo era)

Il recente scandalo "Google Leak" ha rivelato 2500 documenti interni di Google, sollevando inizialmente reazioni apocalittiche tra media, utenti e perfino specialisti SEO. Molti hanno parlato di evento senza precedenti che ha smascherato una serie di menzogne e pratiche illecite mai viste. Alcuni hanno perfino sostenuto che questo avrebbe posto fine all'egemonia di Big G ma com'è andata davvero la storia?

La rivelazione di documenti segreti che avrebbe dovuto spaventare Big G, ma siamo sicuri non gli ha fatto appena il solletico?

Questi ultimi giorni avrai sicuramente sentito parlare di Google Leak.

La fuga di notizie riservate, apparentemente senza precedenti, che avrebbe dovuto mettere in ginocchio Google.

Molti editorialisti, anche addetti ai lavori, per la fretta di scriverne si son lasciati andare a toni apocalittici, paventando rivoluzioni.

Ora, è comprensibile (perfino giustificabile) che i media mainstream e gli utenti non esperti del tema si siano fatti travolgere dall’ondata catastrofista, ma fa riflettere il fatto che anche alcuni cosiddetti esperti si siano accodati alla folla urlante.

Nell’era dei social spesso si commenta una notizia in modo impulsivo, per l’ansia di arrivare primi e dare il proprio contributo al dibattito. Qualcuno lo fa genuinamente, qualcun altro per lucrarci con titoli a effetto, contribuendo a generare panico, spesso immotivato.

Ma ragionare a mente fredda è sempre la soluzione migliore. E, ancora una volta, chi è stato prudente, non ha sbagliato.

Ma andiamo con ordine, cos’è stato Google Leak?

post di Erfan Azimi su LinkedIn in cui parla del Google Leak del 3 Giugno 2024

La fuga di notizie da cui tutto cominciò…

L’espressione “Google Leak” si riferisce alla divulgazione non autorizzata di 2500 documenti interni riguardanti il funzionamento del motore di ricerca e degli algoritmi di ranking.

Tutto è iniziato quando Erfan Anzimi, esperto di SEO e marketing digitale, è venuto a conoscenza di una mole incredibile di dati riservati che ha condiviso su un repository pubblico di GitHub.

In seguito poi ha deciso di contattare Michael King di iPullRank e Rand Fishkin di SparkToro che per primi hanno diffuso la notizia.

(A questo proposito può essere molto utile l’articolo di Fishkin in cui si rievoca tutta la vicenda).

Appena ho letto la notizia, anch’io, come tutti, mi sono stupito, ma mi son detto, “attento, la prima reazione, quella di pancia, può portarti fuori strada“, allora ho fatto qualcosa di rivoluzionario:

mi sono fermato un attimo a pensare e non ho espresso subito un mio parere.

Intanto, intorno a me vedevo tutti sbraitare e stracciarsi le vesti, attrezzare il proprio bunker antiatomico e rimpinguare le proprie riserve alimentari in attesa della fine del mondo

Ma fortunatamente non ero il solo, infatti molti esperti in campo SEO, stavano già ridimensionato l’accaduto e tentando di raffreddare gli animi della loro bolla.

Anche loro, a mente fredda, hanno notato come molte delle “rivelazioni sconvolgenti” non fossero altro che sospetti antichi e fatti risaputi da tempo, come sostiene per esempio Giorgio Taverniti, co-fondatore di Network di Search On Media Group.

Un viaggio nel multiverso: la fine di Google

Nelle ore successive allo “scandalo” molti hanno immaginato una realtà alternativa in cui Big G era in preda al panico per la rivelazione di documenti segretissimi.

Qualcuno ha perfino sostenuto (pensa l’immaginazione, neanche nell’universo Marvel!), che i principali competitor, grazie alla fuga di notizie, avrebbero presto soppiantato Google e posto fine alla sua egemonia (per poi svegliarsi tutti sudati!)

Sì, perché anche se il colosso di Mountain View ha sempre negato alcune pratiche, come l’uso dei click per il ranking, l’uso della “domain authority” e l’impiego di dati raccolti con Chrome, questo per gli specialisti SEO era noto da tempo, come ha ben scritto Aleyda Solís sulla newsletter di SEOFOMO.

Infatti, a riprova di ciò, la società con grande self control ha confermato l’autenticità dei documenti e minimizzato l’importanza delle rivelazioni senza scomporsi eccessivamente.

Ricordate Mario Brega nel film di Carlo Verdone quando racconta dell’aggressione subita da due giovanotti cosa risponde? “Ma niente, due de passaggio!”

Ma non solo, non contento, Google ha sottolineato che le informazioni divulgate non rappresentano una minaccia per la sicurezza dei dati degli utenti e che le pratiche descritte nei documenti sono in linea con le sue politiche di trasparenza e privacy.

Tutto è bene, ciò che finisce bene, quindi?

Aadit Sheth esperto SEO su Twitter ridimensiona lo scandalo google leak 3 giugno 2024

Qual è la morale di questa storia?

Nonostante la sicurezza ostentata, sempre di fuga di notizie si è trattato, e non si può trascurare il fatto che la sicurezza interna di Google abbia deluso i dirigenti per primi.

Inoltre penso che la sua comunicazione vada svecchiata, molti veterani forse appaiono inadatti a rispondere alle domande di alcuni commentatori, sempre più scomode e centrate.

La fiducia degli specialisti SEO è già abbastanza compromessa e anche il disincanto con il quale molti di noi hanno reagito alla notizia è indicativo.

Eli Schwarts su Twitter critica i catastrofisti del Google Leak 31 Maggio 2024

Ma cosa ti aspetti da una multinazionale che fa i suoi interessi?

Non stiamo parlando d’altronde di un ente benefico, come giustamente sottolinea la specialista SEO Valentina Lepore nell’articolo “Google Leaks: alcune riflessioni per una SEO politica“.

L’ingenuità con cui molti hanno reagito però, paventando davvero la fine di Google, è giustificabile solo se si tratta di non addetti ai lavori.

Ma quando sento toni apocalittici da cosiddetti “espertoni”, non capisco se si faccia per click-bait, o per impreparazione.

Koray Gubur esperto SEO su Twitter 30 Maggio critica gli allarmisti e i catastrofisti del google leak

Takeaways

  • La divulgazione di 2500 documenti interni di Google riguardanti il funzionamento del motore di ricerca e degli algoritmi di ranking ha destato grande clamore, ma si è rivelata meno rivoluzionaria di quanto inizialmente percepito.
  • Molti editorialisti e addetti ai lavori hanno reagito in modo impulsivo, generando panico con toni apocalittici. Tuttavia, riflettere a mente fredda ha dimostrato che molte delle “rivelazioni sconvolgenti” erano già sospetti noti agli esperti SEO.Google ha confermato l’autenticità dei documenti ma ha minimizzato l’importanza delle rivelazioni, sostenendo che le pratiche descritte sono in linea con le sue politiche di trasparenza e privacy, e che non rappresentano una minaccia per la sicurezza dei dati degli utenti.
  • Google ha confermato l’autenticità dei documenti ma ha minimizzato l’importanza delle rivelazioni, sostenendo che le pratiche descritte sono in linea con le sue politiche di trasparenza e privacy, e che non rappresentano una minaccia per la sicurezza dei dati degli utenti.
  • Nonostante la minimizzazione, la fuga di notizie ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza interna di Google e ha evidenziato la necessità di svecchiare la comunicazione aziendale, soprattutto nella gestione delle crisi.
  • L’episodio ha mostrato come, nell’era dei social, sia facile cadere in reazioni impulsive e catastrofiste. La morale è che ragionare a mente fredda e non cedere alla tentazione del click bait è sempre la soluzione migliore, come dimostrato dai veri esperti del settore.

FAQ

Cos’è stato Google Leak?

Google Leak si riferisce alla divulgazione non autorizzata di 2500 documenti interni riguardanti il funzionamento del motore di ricerca e degli algoritmi di ranking di Google. La fuga di notizie è iniziata quando Erfan Anzimi ha condiviso questi dati riservati su un repository pubblico di GitHub.

Quali sono state le reazioni allo scandalo Google Leak?

Molti editorialisti e addetti ai lavori hanno reagito in modo impulsivo, generando panico con toni apocalittici. Tuttavia, gli esperti SEO hanno notato che molte delle rivelazioni non erano altro che sospetti già noti, ridimensionando l’accaduto.

Qual è stata la risposta di Google alle rivelazioni di Google Leak?

Google ha confermato l’autenticità dei documenti, minimizzando però l’importanza delle rivelazioni. Ha sottolineato che le pratiche descritte nei documenti sono in linea con le sue politiche di trasparenza e privacy e che non rappresentano una minaccia per la sicurezza dei dati degli utenti.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

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