Pagine scomparse da Google: il mistero delle deindicizzazioni

Anita Innocenti

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Molti professionisti SEO e publisher lamentano la scomparsa inspiegabile di pagine dai risultati di ricerca da fine aprile: Google, dal canto suo, afferma di non riscontrare alcuna anomalia nei propri sistemi.

Da fine aprile, il mondo SEO è in allarme per la misteriosa scomparsa di pagine dall'indice di Google, con crolli di traffico fino al 50%. Mentre Mountain View nega anomalie, parlando di 'normali fluttuazioni', il sospetto cresce: non un semplice bug, ma una stretta sulla qualità per arginare i contenuti scadenti, alzando drasticamente l'asticella per tutti.

Il mistero delle pagine scomparse che Google non vede

C’è qualcosa che non torna nel mondo di Google.

Da una parte, una marea di professionisti SEO e publisher che, da fine aprile, si lamentano di veder sparire le proprie pagine dai risultati di ricerca senza un perché. Dall’altra, Google che fa spallucce e assicura che nei suoi sistemi di indicizzazione tutto procede come al solito.

La situazione, come riportato in un’analisi dettagliata, di Glenn Gabe è a dir poco surreale: URL che fino a ieri portavano traffico e che oggi, controllando nella Search Console, finiscono nel limbo delle pagine “Escluse” o “Scansionate – attualmente non indicizzate”.

E la cosa più frustrante?

Nessuna azione manuale, nessun errore di scansione, nessun problema tecnico evidente.

Semplicemente, svanite nel nulla.

La faccenda si fa ancora più seria quando si leggono le testimonianze, come quella raccolta dall’analista SEO Glenn Gabe, che ha documentato il caso di un sito che ha perso quasi completamente le sue pagine indicizzate. Storie di questo tipo si moltiplicano, con cali di traffico che in alcuni casi superano il 50%.

Certo, non sempre si tratta di una vera e propria deindicizzazione. A volte il problema è una perdita di ranking dopo un aggiornamento o una modifica nella scelta della pagina “canonica” da parte di Google, ma esiste un numero consistente di casi in cui le pagine sono state effettivamente cancellate dall’indice.

Ma allora, dove sta la verità?

Stiamo assistendo a un problema tecnico su larga scala che Google non vuole ammettere, o c’è qualcos’altro sotto?

La versione di Google: “tutto nella norma”

Google, dal canto suo, getta acqua sul fuoco. John Mueller, uno dei volti più noti del team di ricerca, ha dichiarato pubblicamente di non vedere nulla di “eccezionale” o anomalo nei dati interni. Insomma, per l’azienda di Mountain View, queste sono normali fluttuazioni.

Una posizione che, diciamocelo, lascia un po’ perplessi.

Ma questa “normalità” coincide con la percezione di chi vede il proprio traffico crollare da un giorno all’altro?

A sentire i forum di settore, la risposta è un secco no. La community è in fermento, anche a causa della forte volatilità registrata dopo il core update di marzo.

Eppure, la memoria storica della community SEO suggerisce un po’ di cautela prima di accettare la versione ufficiale.

Non sarebbe la prima volta.

Nel 2019, ad esempio, Google ha dovuto ammettere l’esistenza di un bug di indicizzazione globale che aveva fatto sparire un numero enorme di pagine, risolto solo dopo diversi giorni di caos.

La storia ci insegna che, a volte, anche i giganti della tecnologia possono inciampare, e la loro prima reazione non è sempre quella della massima trasparenza.

E se la vera questione non fosse un bug temporaneo, ma un cambiamento molto più profondo e permanente nel modo in cui Google decide cosa merita di esistere nel suo indice?

Oltre il bug: Google sta alzando l’asticella?

Questa domanda ci porta dritti al cuore del problema, che forse va oltre il semplice guasto tecnico. Molti esperti del settore sono concordi su un punto: Google sta diventando sempre più selettivo. Con l’ondata di contenuti generati dall’intelligenza artificiale, spesso di bassa qualità o palesemente duplicati, il motore di ricerca è costretto a diventare un buttafuori molto più severo all’ingresso del suo indice.

L’indicizzazione, che un tempo era quasi scontata per una pagina tecnicamente a posto, oggi assomiglia sempre di più a una prima, spietata forma di ranking: se il tuo contenuto offre poco valore aggiunto, è simile a mille altri o non è abbastanza originale, Google potrebbe semplicemente decidere di ignorarlo, anche dopo averlo scansionato.

Questa tendenza si lega perfettamente alla crescente importanza di concetti come l’E-E-A-T (Esperienza, Competenza, Autorevolezza, Affidabilità). Per alimentare le sue nuove funzionalità di ricerca basate sull’IA, Google ha un bisogno disperato di fonti di alta qualità e di assoluta fiducia.

In questo nuovo contesto, le pagine deboli, superficiali o create in serie con template non sono più solo penalizzate nel ranking: rischiano di non entrare nemmeno in partita.

La situazione attuale, quindi, potrebbe essere meno un incidente isolato e più il risultato di uno scontro inevitabile. Da un lato, le nuove e più rigide policy di indicizzazione di Google; dall’altro, un’infinità di siti che, forse, non sono più all’altezza dei nuovi standard.

E mentre Google insiste che non c’è nessun malfunzionamento, il segnale per tutti è forte e chiaro: l’asticella della qualità si è alzata, e di molto.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

18 commenti su “Pagine scomparse da Google: il mistero delle deindicizzazioni”

  1. Emanuela Barbieri

    Mentre i professionisti contano le pagine scomparse come pecore prima del macello, Google canta una ninnananna sulle “fluttuazioni”. Mi sfugge se sia più un esercizio di gaslighting o di semplice incompetenza.

    1. Sabrina Coppola

      Emanuela, più che gaslighting o incompetenza, mi pare il giardiniere che pota i rami secchi con la motosega, dicendo che è per far fiorire le rose.

    2. Claudio Ruggiero

      Emanuela Barbieri, la chiami incompetenza, io la vedo come una selezione naturale che fa pulizia. Quando l’ambiente cambia, le creature non adatte scompaiono per lasciare spazio a quelle migliori; è un meccanismo meravigliosamente efficiente, no?

      1. Emanuela Barbieri

        Claudio, la chiami selezione, ma se spariscono anche contenuti validi non mi torna. Alla fine, che logica c’è in una pulizia fatta alla cieca?

  2. Giorgio Martinelli

    Capisco il panico di chi ci campa con sta roba, perché quando il perno del tuo business sparisce da un giorno all’altro, senza spiegazioni, ti chiedi se stai costruendo sulla sabbia o sulla roccia.

    1. Massimo Martino

      Giorgio Martinelli, il punto non è sabbia o roccia. È costruire la propria arca prima del diluvio di Mountain View. Molti, a quanto pare, hanno preferito prendere il sole.

    2. Giorgio Martinelli, io sulla sabbia ci ho costruito un castello di carte. Google ci soffia sopra e nega sia stato lui. Una pagliacciata.

  3. Lorena Santoro

    Basare la propria visibilità su un’entità che si arroga il diritto di farvi sparire con una “fluttuazione” è una scelta imprenditoriale degna di nota.

    1. Silvia Graziani

      Lorena Santoro, è proprio come dici tu. E fa una certa malinconia pensare che il mio lavoro sia insegnare a costruire su un terreno che frana quando a Google gira male. A conti fatti, siamo tutti dei precari digitali, no?

  4. Chiamano “fluttuazioni” le loro purghe digitali. Oggi esisti, domani sei un fantasma. La trasparenza è un optional che a Mountain View non considerano.

    1. Antonio Romano

      Laura, chiamarle “fluttuazioni” è un capolavoro di eufemismo. Sembra che a Mountain View tirino a sorte chi deve finire nel tritacarne digitale, negando l’evidenza con la serenità di un imperatore romano. Restare a galla diventa un terno al lotto.

  5. Silvia Graziani

    Quanta fatica buttata nel nulla, ragazzi. Mi sento come un ghostwriter per un algoritmo ingrato. Ma se le nostre pagine non le indicizza più nessuno, esistiamo ancora?

    1. Antonio Romano

      Silvia, ci fanno sparire dalle SERP, poi chiamano il tutto “fluttuazione”, negando l’evidenza. Il prossimo passo è convincerci di non essere mai esistiti. Mi sento già un fantasma con la partita IVA.

  6. Alessandro Parisi

    Mi illudevo che bastasse creare materiale di qualità per essere al sicuro, ma a quanto pare le regole le decide l’algoritmo impazzito di un monopolista. Come si può pianificare qualcosa in questo caos?

  7. Giulia Martini

    Le “normali fluttuazioni” di Google sono pura narrazione aziendale. Il sistema non ha anomalie, esegue solo nuovi ordini. Resta da capire chi beneficerà di questo nuovo ordine imposto dall’alto.

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