Google e la crisi del web aperto: meno di una ricerca su quattro porta a un sito esterno

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora →

Questo dato indica che la maggior parte degli utenti trova le risposte direttamente sulla pagina di ricerca o all’interno dell’ecosistema di Google, sollevando interrogativi sul supporto ai creatori di contenuti e l’influenza dell’intelligenza artificiale.

Un'analisi di AdMarket.com evidenzia un trend allarmante: meno di una ricerca su quattro su Google si conclude con un clic verso un sito web esterno. Mentre l'azienda si difende citando l'aumento del traffico in termini assoluti, la realtà mostra un ecosistema sempre più chiuso. Con l'avvento dell'IA, il futuro per i creatori di contenuti appare sempre più incerto.

Meno di una ricerca su quattro finisce su un sito web indipendente

C’è un dato che sta facendo discutere parecchio e che dovrebbe farti drizzare le antenne. Una nuova analisi sul comportamento degli utenti americani ha messo nero su bianco una tendenza che in molti sospettavamo da tempo: solo il 23% circa delle ricerche effettuate su Google si conclude con un clic verso un sito web esterno.

Questo significa, in parole povere, che la stragrande maggioranza delle volte che cerchi qualcosa, o non clicchi da nessuna parte perché hai già trovato la risposta, oppure finisci su un altro servizio di proprietà di Google, come YouTube o Maps.

A lanciare la notizia è SparkToro, e la cosa assume contorni ancora più seri se pensi ai volumi di cui stiamo parlando: si stima che Google gestisca almeno 16,4 miliardi di ricerche al giorno nel mondo.

La fetta di torta per chi, come te, vive di traffico organico si sta restringendo in modo preoccupante.

Ma è davvero così, o c’è un’altra campana da sentire?

La difesa di Google: mandiamo più traffico che mai

Google, ovviamente, non ci sta a passare per l’orco che divora il web.

La loro posizione è sempre la stessa: mandano miliardi di clic ai siti web ogni giorno e, anzi, sostengono di aver aumentato il traffico verso il web aperto ogni anno dalla loro creazione.

Come hanno scritto in un loro post ufficiale, queste analisi si basano su una “metodologia imperfetta che fraintende il modo in cui le persone usano la ricerca”.

Dicono che molte ricerche non portano a un clic perché l’utente trova subito quello che cerca, come il numero di telefono di un’attività da chiamare o le indicazioni stradali.

Tutto vero, per carità.

Ma la domanda sorge spontanea: quante di queste interazioni “utili” finiscono per rafforzare il controllo di Google sull’informazione invece di supportare i creatori di contenuti originali?

Il punto, vedi, non è più solo quante persone cliccano, ma dove finiscono quei clic.

E mentre la vecchia guardia dei “10 link blu” è ormai un lontano ricordo, un’altra rivoluzione è già alle porte e rischia di peggiorare ulteriormente le cose.

L’era dell’IA e le preoccupazioni per chi crea contenuti

Questo cambiamento strutturale è sotto gli occhi di tutti. L’investment firm Schroders sottolinea come il modello di Google si sia allontanato dalle sue origini, e questo è direttamente collegato al calo dei clic verso l’esterno.

Ora, con l’introduzione massiccia delle risposte generate dall’intelligenza artificiale direttamente nella pagina dei risultati, il rischio è che l’utente non abbia più alcun motivo per visitare la fonte originale.

Per chi gestisce un blog, un e-commerce o un portale di notizie, il messaggio è forte e chiaro: la dipendenza da Google sta diventando sempre più una scommessa azzardata.

C’è chi arriva a dire che per molte ricerche informative i “zero-clicksuperano l’80%, svuotando di fatto il web della sua linfa vitale. La questione, alla fine, è questa: Google continua a sostenere di essere il più grande alleato del web aperto, inviando più traffico in termini assoluti.

I dati, però, raccontano una storia diversa, quella di un giardino recintato sempre più grande e lussureggiante, dove la porta per uscire diventa sempre più piccola e difficile da trovare.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore